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Marco Binda: Top down e bottom up: una combinazione vincente


Da sei mesi sul mercato, il fondo Antelao, gestito da Marco Binda, responsabile Area Gestione e membro del Comitato di Investimento di Advam Partners SGR, propone una gamma di prodotti flessibili con un profilo di rischio medio, dove una visone del mercato globale si mescola a idee di investimento specifiche a dare forma al portafoglio. Il processo di investimento è una combinazione di top down e bottom up, sviluppata in modo dinamico e non unidirezionale. “Sono convinto che la loro integrazione possa rappresentare un elemento premiante nell’attività di gestione”, dice. 

Il fondo Antelao non ha particolari vincoli, oltre al limite massimo di investimento azionario, pari al 70%. In generale è convinto che la flessibilità rappresenti il primo strumento per ridurre il livello di rischio: limitazioni troppo stringenti impediscono al gestore di adattarsi in modo efficace alle criticità che emergono di volta in volta sui mercati.

Il portafoglio è costruito secondo due criteri: il primo, quantitativo, fornisce indicazioni sull’allocation e sulla selezione di strumenti direzionali; il secondo è invece qualitativo e consiste nella valutazione delle strategie alternative. I risultati ottenuti sono valutati attraverso un’attenta analisi di correlazione: il portafoglio deve risultare come una giusta integrazione degli strumenti selezionati e non come una semplice somma degli stessi. Oltre alla bontà del prodotto è fondamentale che il gestore rispetti costantemente la strategia, il profilo di rischio e gli obiettivi dichiarati. Se ciò non accade, vengono meno tutti i presupposti per chi deve effettuare una selezione.

Selezione

Non considera invece importante il nome o la dimensione della casa di investimento: “la nostra selezione è basata sul merito ed è totalmente indipendente da logiche commerciali, quindi è frequente che dalle nostre analisi emergano dei fondi che, seppur poco conosciuti dal mercato, presentano un solida strategia di gestione e un profilo rischio rendimento migliore dei concorrenti”, spiega. Tutto il processo di investimento è d’altronde imperniato sul controllo del rischio: è un elemento centrale sia nelle analisi quantitative che portano alla definizione dell’asset allocation e alla selezione degli strumenti, sia nella loro combinazione. “Possiamo considerarlo una sorta di filo conduttore che guida in modo costante le scelte di investimento”, aggiunge. 

A tal proposito la struttura di portafoglio è già definita in modo che una parte degli OICR selezionati sia poco o addirittura inversamente correlata all’andamento dei mercati nelle fasi di maggiore stress. Questo può essere considerato un modo indiretto di gestione del rischio, al quale si aggiunge anche un intervento diretto che prevede l’utilizzo tattico di strumenti di copertura. 

Sul futuro dei fondi flessibili per il 2015 Marco Binda ha le idee ben chiare: “L’attuale contesto dei tassi può favorire una maggiore propensione al rischio degli investitori: in questo senso i fondi flessibili potrebbero beneficiarne in termini di raccolta. Dal punto di vista dei risultati il 2014 è stato un anno molto selettivo e mi aspetto che il 2015 non sia da meno”.

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