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Mappa dell’asset management italiano


Un potenziale di oltre 4.000 miliardi di euro con una propensione al risparmio degli italiani superiore al 9% del reddito disponibile netto. Così si presenta l’Italia agli occhi delle società di gestione, dove da una parte troviamo il consolidamento delle storiche realtà domestiche e dall’altra l’espansione dei player internazionali. L’industria tricolore ha superato quota 2.000 miliardi di euro di patrimonio gestito con flussi di raccolta in costante crescita. Il 50,5% degli asset, circa 1.034 miliardi di euro, è investito nelle gestioni collettive e di questi quasi 500 miliardi sono in fondi aperti nelle mani delle SGR locali, stando ai dati forniti a Funds People dalle società. 

“Il mondo della gestione ha saputo conquistarsi sempre più la fiducia dei risparmiatori sviluppando insieme ai distributori un modello di servizio che vede i diversi attori più vicini al cliente”, dicono da Eurizon Capital SGR. “Di fatto, questa vicinanza e questo dialogo continuo tra produttore-distributore-cliente hanno aiutato a valorizzare i capitali affidati al risparmio gestito”. 

Per Aletti Gestielle SGR “oggi, le società di gestione del risparmio sono chiamate a perseguire rendimenti in un contesto di tassi bassi e volatilità crescente che riteniamo sia destinato a mantenersi tale per diverso tempo. Gestire risparmio, quindi, significa fornire soluzioni di investimento misurabili rispetto a un obiettivo economico tangibile per il risparmiatore (ad es. l’inflazione). In tale contesto la gestione del risparmio sarà giudicata sempre meno in funzione delle performance rispetto ad un certo indice di mercato e sempre di più sulla capacità di fornire soluzioni concrete”. 

Le attuali tendenze

Negli anni successivi alla crisi, l’industria dell’asset management si è confermata come la componente più dinamica dell’intermediazione finanziaria, occupando alcune posizioni una volta di  competenza esclusiva del settore bancario. In particolare le banche, per effetto dei vincoli regolamentari che stanno accompagnando la ridefinizione dei loro modelli di business, hanno stretto il credito alle imprese. 

“In questo scenario, le società di risparmio gestito, tramite i loro prodotti, sono diventate un canale di finanziamento alternativo rispetto a quello tradizionale, permettendo al risparmio delle famiglie di affluire alle imprese”, spiegano da Arca Fondi SGR

“Inoltre, lo sviluppo tecnologico, la regolamentazione e il progressivo invecchiamento della popolazione, stanno spingendo le SGR a puntare su soluzioni personalizzate e digitali, su servizi ad alto valore aggiunto, nonché ad un ampliamento della propria offerta che potrebbe includere soluzioni rivolte anche alla clientela più giovane, con forte propensione alla gestione diretta dei propri investimenti”. 

Tra le principali tendenze all’interno del settore troviamo il ritorno di fondi specializzati, l’avanzata dei passivi, il grande successo riscosso dai PIR e il robot advisory. 

Piccole ma audaci

Le SGR italiane si definiscono spesso come boutique per le dimensioni del patrimonio gestito e per seguire strategie di nicchia, ed è proprio questo il loro punto di forza. Le società di medio piccole dimensioni sono più orientate all’innovazione e alla proposta di strategie originali che si possono differenziare rispetto a quelle più tradizionali. 

“La competizione all’interno del settore è elevata”, commentano da Alpi Fondi SGR, “anche se su certi nostri prodotti non vediamo concorrenti diretti. La selezione dei fondi è spesso fortemente influenzata dal brand. In azienda a questo proposito citiamo spesso la famosa battuta: ‘Nessuno è mai stato licenziato per avere comprato IBM’. 

A volte, purtroppo, la qualità delle strategie e la capacità di produrre risultati non sono sufficienti e le realtà più piccole possono essere penalizzate nei confronti dei big player. Nelle realtà istituzionali incontriamo talvolta una specie di ‘mancanza di coraggio’ dei fund selector che rinunciano a puntare su un cavallo vincente solo perché la scuderia non è molto famosa”. 

Anthilia SGR sottolinea invece che “al momento i prodotti alternativi stanno affacciandosi anche al mondo retail (ELTIF). La differenza la farà chi saprà coniugare nuove tipologie di investimento in una gamma organica d’offerta, parlando un linguaggio comprensibile per il cliente e facendo della tecnologia uno strumento di accesso rapido ed efficiente ai propri prodotti e servizi”. 

Tanti PIR e pochi SRI

Mentre la gran maggioranza delle società italiane ha lanciato un prodotto PIR compliant, solo il 40% ha almeno un fondo SRI all’interno della propria offerta. 

Il mercato degli investimenti sostenibili è cresciuto molto negli ultimi anni e molti nuovi player si sono affacciati sul settore. Gli investimenti responsabili stanno crescendo molto sia in Italia sia all’estero. Nel nostro Paese gli asset under management SRI sono saliti a oltre 7 miliardi di euro (dati Assogestioni al 30 giugno 2017), con una crescita di circa il 40% negli ultimi 12 mesi. 

Etica SGR si conferma ancora oggi l’unica società di gestione italiana a istituire e gestire esclusivamente fondi socialmente responsabili e si mantiene leader del mercato, con una quota del 45% circa. Da Consultinvest dicono di non avere attualmente un prodotto dedicato. “Consideriamo i criteri SRI e/o ESG quando valutiamo le società o i fondi in cui investire. Crediamo che siano fattori importanti, ma allo stesso tempo non possono essere il solo criterio con cui fare le scelte di investimento, prescindendo dall’impatto economico. 

In altre parole i criteri SRI/ESG devono portare a migliori prospettive e sostenibilità per l’azienda e di conseguenza devono contribuire a una valutazione finanziaria migliore, non solo al rispetto di criteri etici e di sostenibilità”. 

Fedele al suo stile, AcomeA SGR, invece, ci va giù pesante e spiega che “questo tipo di prodotti risponde a delle esigenze limite che sono ben lontane da quelle primarie di un investitore retail. Riteniamo, inoltre, che gli SRI possano pregiudicare la capacità di diversificare e di massimizzare il rendimento di una gestione”. 

La concorrenza

L’Italia rappresenta un mercato del risparmio tra i più appetibili al mondo. I principali player internazionali stanno potenziando il proprio posizionamento, oltre che con operazioni di carattere societario anche attraverso l’utilizzo delle più evolute tecnologie multimediali. 

Quasi tutto il mercato opera in architettura aperta, le SGR italiane si trovano a confronto con tutti i tipi di società di gestione. Ma le realtà nostrane tengono testa e non  percepiscono tutto ciò come una minaccia. Essendo molte di loro indipendenti e con un’offerta di nicchia modulata in base alle esigenze dell’investitore italiano, si sentono a proprio agio nel  mercato locale. Non è un caso, infatti, che soltanto poche di loro hanno puntato ad espandersi fuori dai confini nazionali. BCC Risparmio&Previdenza SGR dichiara di ”sentirsi  non come una fabbrica prodotto ma piuttosto una ‘meta fabbrica’ che sviluppa anche servizi e approccia il mercato in una logica di architettura aperta che ci consente di avere le maggiori case d’investimento internazionali come partner e non più come concorrenti”. 

Ad ogni modo, in molti concordano che la vera concorrenza risiede nella ridottissima propensione al rischio dell’investitore retail domestico e la scarsa conoscenza del mondo degli investimenti.

Società   Società
Azimut   Fideuram Investimenti SGR
8a+ SGR   Finint Investments SGR
AcomeA SGR   Finlabo SIM
Aletti Gestielle SGR   Generali Investments
Alpi Fondi SGR   Hedge Invest SGR
Anima SGR   Kairos
Anthilia Capital Partners   Banca Mediolanum
Arca Fondi SGR   Gentili (Nextam Partners)
BCC Risparmio & Previdenza   PensPlan Invest SGR
Consultinvest SGR   Sella Gestioni SGR
Ersel AM   Sofia GP
Etica SGR   Soprarno SGR
Eurizon Capital SGR   Symphonia SGR
Euromobiliare AM SGR   Zenit
Società

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