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Mappa dell’asset management italiano


Le società di gestione italiane dal 1998, anno della loro istituzione ad oggi, hanno visto costantemente crescere  le masse in gestione. Attualmente muovono un patrimonio totale in fondi aperti superiore ai 410 miliardi di euro, secondo  Assogestioni. Il settore è indubbiamente in crescita su tutti i segmenti, dal retail all’istituzionale e questo andamento è favorito sia dalla congiuntura di mercato sia dalla vitalità dell’industria, continuamente impegnata nell’innovazione di prodotto e di servizio. In questa fase, come è emerso di recente al Salone del Risparmio, ciò su cui punta il settore è l’allungamento dell’orizzonte temporale degli investimenti degli italiani, troppo spesso sbilanciati verso scelte di breve periodo a discapito del raggiungimento dei traguardi finanziari futuri.

Anche l’attività di promozione dei fondi di investimento si è evoluta grazie ad accordi distributivi con reti terze e banche. Oltre la metà delle società di gestione locali sono entità indipendenti, e rappresentano circa il 30% del patrimonio totale gestito. Molte altre, invece,  appartengono ad un gruppo bancario e il vantaggio più evidente che ne deriva è quello della maggiore stabilità e sostenibilità della crescita delle masse in gestione. Infatti, l’appartenere a un grande gruppo offre un accesso immediato ad una distribuzione molto ampia sul territorio. Per Fabrizio Carenini, direttore Commerciale e Marketing di Aletti Gestielle “essere parte di uno tra i più importanti gruppi bancari in Italia ci permette di proporci agli investitori e ai nostri partner commerciali come una società con solidi fondamentali patrimoniali e con un’organizzazione che ci consente di essere efficienti e competitivi sia per la qualità dei prodotti che per l’eccellenza nei servizi. Potersi confrontare con il network di gruppo e con le reti terze inoltre offre l’opportunità di realizzare un’attività di ricerca e sviluppo in grado di individuare una sintesi ideale delle esigenze di tutti i risparmiatori. La presenza sul mercato, con quote in costante crescita  e la nostra autonomia sono aspetti sostanziali che ci offrono un importantissimo stimolo a gestire nel migliore dei modi i risparmi che ci vengono affidati proseguendo costantemente nello studio e nell’analisi delle migliori soluzioni di investimento per tutta la clientela. Possiamo quindi dire che ci avvaliamo sia dei vantaggi derivanti dall’appartenere a un gruppo sia dei benefici dell’essere una società di mercato”.

Per Alessandro Pozzi, responsabile Distribuzione Retail & Wholesale di Eurizon Capital SGR “l’appartenenza ad un grande gruppo bancario, come Intesa Sanpaolo, rappresenta un punto di forza, in quanto conferisce stabilità e solidità alla nostra SGR. Questo legame viene portato avanti nel rispetto dell’autonomia della società, in linea con quanto richiesto dalle Autorità di Vigilanza. Tuttavia, spesso si ha un’errata percezione da parte dell’esterno, in quanto viene attribuita una connotazione negativa a questa relazione. Si perdono così di vista le capacità e i talenti che Eurizon Capital ha maturato nel tempo, attestati dai numerosi riconoscimenti e dalle stelle Morningstar”.

“Se disporre di una rete offre ovvie garanzie di permanenza delle masse in gestione, soprattutto in fasi critiche”, spiega Andrea Pastorelli, amministratore delegato di 8a+, “la totale indipendenza del gestore ritengo garantisca una maggiore attenzione alla qualità del prodotto, essendo questa la chiave di successo nel tempo di un’iniziativa imprenditoriale nel settore della gestione del risparmio”.

Per la società indipendente Anthilia, disporre di una propria rete di vendita permette di avere un canale su cui poter pianificare budget di raccolta, conoscere in maniera più approfondita la clientela retail o upper affluent e valutare  con maggior precisione la permeabilità di determinate strategie di prodotto.

L’indipendenza rende liberi nello strutturare i prodotti e le soluzioni di investimento in maniera più coerente con una esigenza istituzionale. L’indipendenza permette costi più contenuti rispetto alla gestione di una propria rete, maggiore flessibilità nelle strategie di comunicazione e nell’innovazione di prodotto”.

Della stessa opinione è Ignazio Sacco, amministratore delegato di Alpi Fondi SGR, secondo il quale “sicuramente le entità appartenenti a gruppi bancari o comunque legate a reti di distribuzione di massa sono avvantaggiate nel processo di raccolta, tuttavia la dipendenza dalle reti collocatrici porta a favorire aspetti di natura puramente commerciale, a discapito in certi casi della qualità dei prodotti, e molto spesso comporta una redistribuzione della marginalità fortemente a favore dei collocatori. L’indipendenza consente di ragionare in purezza sullo sviluppo e sulla gestione dei prodotti a favore della clientela; ovviamente il prezzo da pagare sta nella raccolta che non può raggiungere livelli pari a quelli delle SGR che sono a valle di gruppi bancari o di reti di distribuzione, tuttavia tale svantaggio competitivo è compensato, in parte o in tutto, dal più alto livello di marginalità che si riesce ad avere non dovendo ridistribuire i ricavi con altri soggetti”. 

Sia nel caso di società indipendenti o appartenenti ad un gruppo bancario,  le entità italiane si caratterizzano per distribuire una percentuale significativa dei loro fondi attraverso reti di terzi. In media, circa il 20% del loro business si commercializza al di fuori della propria rete.

Un caso particolare nel panorama del risparmio gestito italiano è quello di Pioneer Investment. Infatti, “pur appartenendo, infatti, ad un grande gruppo bancario, siamo allo stesso tempo un player globale presente in 27 paesi”, spiega Antonio Napolitano, responsabile marketing e prodotti per l’Italia.

“Basti pensare che circa il 50% della nostra raccolta proviene da canali di distribuzione esterni al nostro Gruppo.  Crediamo quindi di riuscire a beneficiare di un doppio vantaggio da questa situazione. Far parte di un Gruppo bancario con una sua rete ci consente, infatti, di essere particolarmente vicini ai clienti e di avere una relazione e una partnership consolidata con la rete per la progettazione e la creazione di nuovi prodotti. Essere un player globale ci permette, d’altra parte, di puntare molto sull’innovazione e di essere all’avanguardia potendo mettere a disposizione di ogni realtà locale le nostre capabilities maturate a livello internazionale e tutti i nostri investimenti effettuati sul lato della produzione”.

Offerta all’estero 

Del totale dei 410 miliardi di euro, le SGR italiane gestiscono circa 250 miliardi di euro in fondi aperti di diritto estero, l’equivalente ai due terzi del patrimonio totale, stando ai dati forniti da Assogestioni. Oltre il 60% delle società conta con un’offerta di prodotti all’estero, rivolta sia alla clientela italiana che a quella internazionale. Le Sicav rappresentano, in questo caso,  il veicolo di investimento preferito dalla maggior parte degli investitori, sia italiani che esteri; la trasparenza, l’implicita diversificazione, la semplicità d’uso e il trattamento fiscale, ne fanno lo strumento migliore per accedere ai mercati finanziari nazionali e internazionali. 

 “Azimut da diversi anni ha intrapreso un percorso di internazionalizzazione” sottolinea Paolo Martini, direttore commerciale del Gruppo, “ed oggi ha team di gestione presenti in Lussemburgo, Irlanda, Svizzera, Monaco, Turchia, Hong Kong e Shanghai e nel 2013 ha avviato joint venture anche in Brasile e Singapore, oltre alla recentissima joint venture in Messico per aprire le porte dell’America Latina. Il nostro obiettivo è quello di offrire alla nostra clientela, oggi soprattutto italiana, opportunità di investimento in tutto il mondo con prodotti dedicati, quindi pensati, costruiti e gestiti da noi”.

Avvicinarsi al cliente

Oggi sono molte le sfide che l’industria italiana del risparmio gestito deve saper cogliere e trasformare in opportunità di crescita. In particolare, è necessario che gli asset manager sappiano trovare i propri spazi di crescita, contribuendo a sviluppare nuove tipologie di prodotti e di asset class che, da un lato, possano favorire il sostegno all’economia reale e quindi rappresentare un beneficio per il sistema Paese e, dall’altro, offrano ai risparmiatori forme di diversificazione alternative. 

Per Alberto Foà, presidente di AcomeA , “il futuro dell’asset management passa inevitabilmente dall’accessibilità e dalla semplificazione. Per fare ciò, a nostro avviso, occorre agire sulle cause che negli ultimi anni hanno ridotto l’incidenza dei prodotti del risparmio gestito nei portafogli delle famiglie italiane. E’ quindi necessario bilanciare l’assetto distributivo ‘bancocentrico’ e intervenire sulla struttura dei costi, ancora troppo rispetto a strumenti alternativi, sviluppando modalità di investimento comprensibili e compatibili con le esigenze dei risparmiatori. Esistono già i mezzi per aggirare questi ostacoli, dalla sottoscrizione online dei fondi comuni a strumenti di risparmio a portata di mano, quali applicazioni mobile, che consentono non solo di superare le barriere di ingresso, ma anche e soprattutto di ridurre i costi commissionali in capo alla clientela e alle stesse società di gestione. Non va inoltre dimenticata un’iniziativa, quella della creazione di un mercato quotato dei fondi comuni, che giudichiamo una conquista fondamentale per lo sviluppo dell’industria del risparmio gestito in Italia. Tuttavia, perché avvenga questa rivoluzione è altresì indispensabile intervenire sulla propensione storicamente bassa della clientela retail verso questo tipo di investimento, dovuta principalmente alla scarsa educazione finanziaria degli italiani, attraverso iniziative volte ad avvicinare le persone alla finanza sfatando falsi miti che incidono negativamente sull’intero settore.  

“Innovazione e cura del cliente”. Sono queste, secondo Aletti Gestielle, le parole chiave per descrivere il futuro dell’asset management in Italia. ”I nuovi prodotti del risparmio gestito dovranno saper intercettare in modo personalizzato le esigenze degli investitori, offrendo soluzioni di investimento allineate al ciclo di vita dei loro investimenti finanziari. Asset manager e consulenti dovranno collaborare strettamente per fornire ai clienti una proposizione che sia di valore, semplice ma anche immediata e trasparente. Trasparenza e allineamento di interessi saranno condizioni necessarie per avere successo. Solo se saprà accettare questa sfida, l’asset management italiano, potrà vedere riconosciuto il valore sociale della sua attività, restituendo al Paese parte di quella fiducia che i clienti le hanno negli anni affidato”.

Innovazione di prodotto 

Anche Marco Carreri, amministratore delegato e direttore generale di Anima SGR parla di innovazione. “Per continuare sul sentiero di crescita imboccato negli ultimi due anni”, dice, le SGR dovranno proporre soluzioni innovative e interessanti al passo delle aspettative degli investitori, sia sotto il profilo della struttura che per i rendimenti offerti.

Le rilevazioni più recenti confermano ancora una volta come gli investitori, pur domandando ai propri consulenti l’individuazione di un portafoglio capace di ottimizzare al meglio i propri risparmi, abbiano come priorità la protezione e la sicurezza del capitale investito.

“Una SGR non può più limitarsi a gestire fondi comuni tradizionali, ma deve innovare i prodotti affinchè rispondano ad esigenze reali e concrete”. È questa l’opinione di Nicoli Trivelli, responsabile investimenti di Sella Gestioni. ”Il successo dei fondi flessibili, in particolare, è un forte richiamo all’importanza dell’innovazione di prodotto e della capacità di adattamento alle mutate esigenze della clientela”. Questi prodotti  hanno registrato una crescita del 20% nei primi cinque mesi dell’anno, raggiungendo quota 123 miliardi di euro, secondo i dati di Assogestioni. “Essendo praticamente finita l’era del risk free e visti i tassi del mercato monetario tendenti allo zero”, continua Trivelli, “pensiamo che la gestione del rischio sia il fattore determinante in ogni singola scelta di investimento, come risposta al crescente bisogno di sicurezza del risparmiatore e di crescita stabile dei suoi risparmi”. 

Fulvio Albarelli, amministratore delegato di Euromobiliare AM SGR, il futuro dell’asset management italiano può essere racchiuso nello slogan ‘meno prodotti, più servizi’. “Il valore aggiunto della nostra industria non sta più tanto e solo nell’esprimere eccellenza in termini di performance, quanto nell’intercettare tempestivamente ed efficacemente i trend di domanda che si affermano in funzione delle evoluzioni socio-economico-demografiche.

Per  Giovanni Landi, senior partner di Anthilia “l’architettura aperta si sta affermando come standard per gli asset manager che puntano ad un servizio di gestione patrimoniale e di  consulenza più evoluto. Ciò richiederà alle grandi strutture di dotarsi di  team specializzati nell’analisi dei fondi e nella valutazione delle strategie di costruzione di portafoglio. La disponibilità delle informazioni e gli strumenti di comparazione dell’offerta stanno aumentando per tutte le categorie di investitori, il valore che il cliente sarà disposto a remunerare sarà sempre più relativo al servizio di investimento piuttosto che la mera disponibilità dei dati (oggi diffusi quasi gratuitamente nell’ambito dei servizi bancari).

Lo sviluppo dell’architettura aperta rappresenta un’opportunità per le società di gestione internazionali, che in Italia contano su un patrimonio di 180 miliardi di euro.

Arca SGR vede “ il consolidarsi di un approccio meno speculativo alla ricerca del prodotto o dell’asset class più performante nel breve periodo e invece l’emergere dei servizi di consulenza e assistenza nella gestione dei risparmi di lungo termine. In Italia il potenziale per una diversificazione che vada al di là del segmento monetario o dei titoli di stato a breve termine è molto importante, oggi più che mai coi rendimenti schiacciati ai minimi; se aggiungiamo il bisogno di coprire un gap previdenziale sempre più rilevante otteniamo un bisogno di accumulo e gestione del risparmio ancora in gran parte da soddisfare. I numeri del settore negli ultimi due anni già ben rappresentano queste tendenze e noi crediamo che sia solo l’inizio”.  

Concentrazione 

Sono molte le società che coincidono sul fatto che si osservano fenomeni di concetrazione e specializzazione. Secondo Stefano Bestetti, managing director di  Hedge Invest Sgr ”i grandi gestori generalisti diventeranno più grandi e a questi si affiancheranno boutique specializzate. Crediamo sempre di più nella separazione tra le fabbriche prodotto e le reti di distribuzione e pensiamo che molte banche usciranno dal mondo dell’asset management per dedicarsi esclusivamente alla distribuzione dei fondi, grazie anche all’impulso che darà la normativa in tema di consulenza e rebate”.

Dal punto di vista di Filippo Di Naro, AD e CIO di Duemme SGR, “il futuro dell’asset management italiano sarà caratterizzato da una significativa crescita del numero delle iniziative di nicchia, oltre all’aumento dello spazio di possibile sviluppo per i gestori indipendenti. In aggiunta, pensiamo che continuerà la tendenza alla concentrazione dei grandi Gruppi del settore, in atto già da più di un decennio, con la finalizzazione di alcuni processi.

Per Carlo Gentili, CEO di Nextam Partners, “il prossimo passo è la rinascita o la sparizione. Ci attendiamo che ci siano sempre meno gestori indipendenti. La maggior parte dei gestori oggi svolgono un ruolo a servizio del conto corrente del Gruppo. L’industria è oggi strangolata oggi più che mai la pressione regolamentativa si fa sentire. Per questo riteniamo che, come in UK, ci debba essere una distinzione in termini di normative cui devono sottostare gli Asset Manager con una differenza tra i ‘large business’ e gli ‘small business’. Non è infatti corretto che una SGR di dimensioni come Nextam limitate debba avere i medesimi controlli di grandi gruppi Bancari come Intesa o Unicredito. Forse il fatto di avere una normativa analoga meriterebbe una riflessione”.

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