Lombard Odier, il 2018 potrebbe essere l’anno del ritorno dell’inflazione


In un contesto di crescita economica globale sincronizzata, bassa volatilità, inflazione moderata e politiche monetarie accomodanti, lo scorso anno i mercati azionari si sono dimostrati resilienti agli shock geopolitici. “Il 2018 potrebbe essere l’anno del ritorno dell’inflazione, con una crescita economica che dovrebbe confermarsi superiore al potenziale”, afferma Samy Chaar, capo economista di Lombard Odier.

 “A nostro avviso, mentre il ciclo economico negli Stati Uniti e in Giappone è più maturo, l’Europa e i mercati emergenti continuano ad offrire prospettive di crescita interessanti", dice l'esperto. E aggiunge: "I mercati emergenti continuano a beneficiare della positiva congiuntura economica globale, con l’America Latina che potrebbe rivelarsi la regione emergente con maggiore potenziale di crescita. Nonostante un leggero indebolimento, le prime indicazioni sulla crescita economica cinese nel 2017 sono positive".

Strategie di investimento per il 2018

L’impressionante rally dei mercati azionari dello scorso anno ha portato le valutazioni dell'asset class su livelli elevati, anche se non tali da scoraggiare gli investitori. “In questo momento, non consideriamo gli attivi finanziari in quanto sono troppo sopravvalutati. La volatilità nell'anno in corso sembra destinata ad aumentare”, afferma Stéphane Monier, CIO di Lombard Odier. La prospettiva di un livello di inflazione più pronunciato cambierà le carte in tavola per gli investitori obbligazionari. A questo proposito, “abbiamo modificato la nostra strategia di allocation obbligazionaria in modo da favorire i segmenti che offrono il miglior profilo rischio/rendimento”, dice l'esperto. La società ha ridotto l’esposizione ai titoli di Stato, credito europeo e high yield, mentre sovrappesa il debito emergente e le obbligazioni convertibili che consentono agli investitori di trarre beneficio da una volatilità più elevata e dall’orientamento favorevole dei mercati azionari.

Per quanto riguarda la componente azionaria, Monier esprime una preferenza per le azioni europee e emergenti rispetto a quelle americane. Il Giappone, che è il mercato più ciclico, “dovrebbe proseguire il trend rialzista dello scorso anno”. In termini generali, i settori ciclici come l’energia e i materiali di base, dovrebbero sovraperformare quelli difensivi. Inoltre, le società europee e statunitensi a piccola e media capitalizzazione dovrebbero beneficiare della riforma fiscale di Trump, che è stata approvata dalla Camera e firmata dal Presidente degli Stati Uniti a fine dicembre.

Le materie prime sono considerate parte integrante della strategia di asset allocation, in particolare per finalità di diversificazione. "Per quanto riguarda il mercato valutario, continuiamo a preferire l’euro e alcune valute emergenti. Un’inversione di tendenza del franco svizzero e della sterlina è poco probabile: entrambe le valute dovrebbero restare più o meno stabili rispetto all’euro. Inotre, nel lungo termine, un repentino apprezzamento dello yen potrebbe perturbare il mercato dei cambi”, dice l’esperto.

In conclusione, "monitoriamo una serie di fattori di rischio, come un eventuale aumento dell’inflazione al di sopra del 2%, eventuali errori di politica monetaria, le elezioni politiche in Italia e quelle di metà mandato negli Stati e più in generale i rischi geopolitici in Medio Oriente e Corea del Nord".

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