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Lomartire (SPDR ETFs): “Continua lo strapotere delle Banche centrali, ma i flussi si orientano anche verso i settoriali”


“Il 2020 sui mercati è iniziato con dubbi sulle prospettive economiche e timori per le tensioni geopolitiche, in particolare per quanto riguarda i rapporti degli Stati Uniti con Cina e Iran. Il 2019 si era rivelato, al netto di un finale d’anno non straordinario, molto positivo per tutte le asset classes e gli investitori, al momento dello scoppio della crisi legata alla diffusione di Covid-19, mantenevano una propensione per i mercati azionari, seppur non estrema. Le posizioni in liquidità erano dunque già sostenute per effetto della decisione di molti operatori di prendere profitto e questo aspetto ha giocato un ruolo di mitigazione importante al momento della correzione registrata tra febbraio e marzo”.

Fin qui il contesto di investimento, nella descrizione fatta da Francesco Lomartire, responsabile SPDR ETFs per l’Italia, al momento dell’outbreak di Covid-19 al di fuori dei confini cinesi fino alla diffusione su scala globale, con conseguente crollo dei mercati finanziari.

Il ruolo di price discovery dell’ETF

Al picco massimo della volatilità gli investitori si sono affidati alla caratteristica di liquidità degli ETF per riposizionare i portafogli. Tra la fine del mese di febbraio e la prima metà di quello di marzo, al culmine dell'epidemia di Coronavirus, gli ETF sono arrivati a rappresentare quasi il 40% di tutte le contrattazioni azionarie statunitensi. Nel 2019, il dato medio era del 27%.

Questo ha messo in luce, spiega Lomartire, alcune caratteristiche di questa tipologia di strumenti, confermandone, ad un’attenta analisi, l’efficienza e il ruolo sempre più importante all’interno del sistema finanziario. “Un aspetto fondamentale che abbiamo potuto toccare con mano”, afferma, “è il potere di price discovery degli ETF, che hanno rappresentato la sola possibilità di scambio per l’investitore nel momento di maggiore tensione sui mercati, fornendo un valore preciso all’asset sottostante, con dislocazioni di prezzo che hanno inoltre rappresentato opportunità di posizionamento per investitori pronti ad assumere una maggiore quota di rischio”.

Banche centrali e settori

Due sono le ulteriori evidenze riscontrate dal responsabile di SPDR ETFs per l’Italia: una riguarda i flussi e l’altra le preferenze espresse dagli investitori. Per quanto riguarda il primo punto, Lomartire sottolinea come “gran parte dei flussi globali siano guidati dalla liquidità messa in campo dalle Banche centrali”, facendo notare come si sia verificato un immediato e massiccio ritorno degli investitori sull’obbligazionario corporate investment grade statunitense ed europeo a seguito delle misure straordinarie di easing quantitativo messe in campo da Federal Reserve e BCE. “I flussi, e in particolare quelli più recenti, hanno confermato l’estrema liquidità degli ETF e la loro efficienza in momenti di mercato complessi”, afferma a livello generale sulle operazioni registrate nel primo trimestre 2020.

I settori privilegiati che emergono dalle rilevazioni di SPDR ETFs sono infine collegati ai comparti che hanno visto invariato o aumentato il volume di attività a seguito dell’emergenza: tecnologia, healthcare e consumer staples su tutti. “L’allocazione settoriale è oggi utilizzata anche in funzione difensiva per proteggere il portafoglio”, specifica Lomartire, che individua inoltre altre due aree ad alta potenzialità nell’area geografica asiatica, per una possibile ripresa anticipata rispetto al resto del mondo ancora alle prese con la fase più acuta del lockdown, e nelle obbligazioni convertibili. “Queste sono in questo momento in parte sottovalutate dagli investitori ma un’esposizione all’asset class fornisce la possibilità di partecipazione ai rialzi azionari con la protezione del bond floor”.

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