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Lettera Esma, le prime reazioni


Per la seconda volta in poco più di un anno, ESMA (l’autorità Europea per i Titoli ed i Mercati) ha emesso una lettera di raccomandazioni indirizzata alle autorità di vigilanza locali invitandole ad attuare un approccio basato sul rischio in relazione ad alcune norme del regolamento EMIR, che prossimamente entreranno in vigore.

Nel 2019, stando alla normativa sui derivati OTC vigente, è prevista l’entrata in vigore di tre obblighi principali:

12 febbraio: Scadenza della proroga relativa al backloading obbligatorio ai repertori dati delle operazioni aperte all’entrata in vigore del regolamento stesso (16 agosto 2012) o finalizzate dopo tale data, e non riportate all’entrata in vigore dell’obbligo di segnalazione (12 febbraio 2014).

21 giugno: Introduzione dell’obbligo di compensazione per le controparti finanziarie appartenenti alla categoria 3 (con ammontare nozionale complessivo aggregato inferiore a 8 miliardi di euro).

1 settembre: Introduzione dell’obbligo di scambio di Margini Iniziali in relazione all’attività in derivati OTC non compensati a livello centrale per le controparti aventi ammontare nozionale complessivo aggregato superiore a 750 miliardi di euro calcolati a livello di gruppo.

“I primi due punti, oggetto della lettera di ESMA, sono stati ampiamenti discussi ed affrontati in svariate consultazioni e risultati soggetto di proposta di modifica regolamentare all’interno del documento di EMIR ‘Refit’, promosso dalla Commissione Europea del 2017, con l’intento di semplificare i processi per gli operatori di mercato. Relativamente alle segnalazioni delle vecchie operazioni, il cambiamento proposto, spinto dal puro buon senso, ne prevede la cancellazione. Il rischio per il sistema di non ritrovarsi segnalate operazioni terminate nel 2014 è praticamente inesistente, e la sola cosa che le autorità vedrebbero venir meno si concretizzerebbe in un paio di anni di track record in relazione al mercato dei derivati”, commenta Matteo Zanardi, investment & collateral services product specialist di BNP Paribas Securities Services nella sede di Milano.

“Per quanto riguarda l’obbligo di compensazione per le piccole controparti finanziarie, le cose stanno invece in maniera differente. Il Refit di EMIR punta a rendere la vita più semplice a quegli intermediari poco o per nulla sistemici, evitando a questi ultimi di incorrere in costi e complicazioni operative sovraproporzionate in relazione al vero rischio collegato alla loro operatività in derivati OTC. La modifica proposta prevede infatti che, solo al superamento di una delle soglie relative all’obbligo di compensazione, le cosiddette Clearing Thresholds descritte nei regolamenti delegati di secondo livello, la controparte diventi soggetta a tale obbligo. Soglie che, ricordiamo, sono decisamente inferiori agli 8 miliardi attualmente previsti e che vengono calcolate per posizioni medie aggregate per categorie di strumenti derivati”, spiega l’esperto.

Di seguito sono riportate le soglie interessate:

1 miliardo di valore nozionale lordo per strumenti derivati di credito;

1 miliardo di valore nozionale lordo per strumenti derivati equity;

3 miliardi di valore nozionale lordo per strumenti derivati di tasso;

3 miliardi di valore nozionale lordo per strumenti derivati di cambio;

3 miliardi di valore nozionale lordo per strumenti derivati di tipo commodity e restanti tipologie.

Ai fini di questo calcolo, tutte le posizioni a livello di gruppo devono essere incluse, ed il perimetro è esteso a tutti gli strumenti negoziati indipendentemente dal fine di risk hedging delle operazioni.

Purtroppo, la rivisitazione dell’EMIR non vedrà ufficialmente la luce in tempo utile e le prime due norme entreranno in vigore così come sono oggi.

“Se sulla scadenza del 12 febbraio ci sarà poco o nulla da discutere, per quanto riguarda la questione del Clearing per le controparti finanziarie di categoria 3, la lettera dell’ESMA, che da un lato sicuramente alleggerisce la pressione, dall’altro non fa che spostare la decisione sulle controparti. Queste saranno messe di fronte alla scelta di essere conformi ad una norma che, comunque, entrerà in vigore oppure disattendere quest’ultima sulla base di una raccomandazione di un’autorità senza effettivi poteri legislativi, ma comunque di peso e di riferimento, affrontando di propria iniziativa gli impatti reali su un mercato che, in ogni caso, si allineerà alle pratiche più correnti privilegiando comunque configurazioni meno impattanti a livello di rischio e scontandole con prezzi sicuramente più attraenti”, aggiunge Zanardi.

Proprio in relazione a questo aspetto l’ISDA, nei suoi commenti ad EMIR Refit, sottolinea la bontà dell’iniziativa facendo però presente la necessità di prevedere un approccio a questo calcolo da parte delle controparti interessate di tipo volontario lasciando quindi scegliere al partecipante se potersi avvalere o meno della facoltà di non compensare centralmente i propri derivati OTC.

“Questa presa di posizione dell’ESMA è sicuramente benvenuta anche se forse un po' troppo vicina alla scadenza, specialmente per quanto riguarda quella più immediata. Se è ampiamente comprensibile, il temporeggiare dell’autorità e la volontà di aiutare e semplificare la vita agli operatori, dall’altro lato questo modo di intervenire crea zone di regolamentazione d’incertezza dove i player possono trovarsi a fare scelte non uniformi o comunque restare soggetti a tendenze di mercato guidate dagli intermediari di maggiore peso specifico. Spesso, inoltre, con interventi last minute vengono vanificati mesi di investimenti progettuali ed operativi atti a sistemare procedure e processi basati su una regolamentazione che, a qualche giorno dall’entrata in vigore, viene rimessa totalmente in discussione. Ed il conto spesso è salato. La nuova governance comunitaria è alle porte, e vedremo se il nuovo mandato europeo porterà aria di cambiamento e una diversa attenzione alle problematiche in corso”, conclude l'esperto di BNP Paribas Securities Services.

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