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Le sette domande che si pongono gli investitori di questi tempi


Il 2018 è stato un anno impegnativo e confuso per molti investitori, grandi e piccoli, italiani e stranieri. I mercati hanno raggiunto il picco a gennaio, ma da allora sono stati assaliti da un’altalena di preoccupazioni. Karen Ward, chief market strategist for EMEA di J.P.Morgan Asset Management, ha esposto le sette domande poste dai suoi clienti su base giornaliera.

1) Come si concluderanno le negoziazioni riguardanti la Brexit?

E non poteva non iniziare dal tema di maggior rilievo in UK, ovvero a che punto sono le trattative per l’uscita dall'Unione Europea da parte del Regno Unito, la Brexit. Inoltre, come afferma Ward, i titoli sono "estremamente confusi. Penso che ci sarà un accordo che costituirà una Brexit relativamente soft", sostiene la manager. "La priorità del parlamento britannico non è il confine con l'isola irlandese. Ciò determinerà la stragrande maggioranza dell'accordo di Brexit perché l'unico modo per non avere un confine è quello di stipulare un accordo doganale per le merci di scambio".

Il Primo Ministro dovrà vincere il controllo sull'immigrazione, ma Ward crede che ci sarà un'unione doganale. In cambio, la Gran Bretagna dovrà accettare alcune regole e regolamenti dell'UE. Se ciò significa che il Regno Unito sarà in grado di perseguire accordi di libero scambio con altri Paesi quella attuale risulterà una questione aperta. La Gran Bretagna dovrà probabilmente continuare a dare qualche forma di contributo all'UE - un qualcosa che da Londra avrebbero voluto assolutamente evitare.

Anche il settore finanziario rappresenta un problema rilevante, e in questo senso Ward ritiene che i benefici per l'Europa, dato che Londra ospita un enorme settore finanziario - come la fornitura di finanziamenti più economici alle imprese e alle famiglie europee - saranno presi in considerazione, e che la BoE e la BCE arriveranno ad un accordo sulla regolamentazione. “Il Parlamento britannico accetterà quindi l'accordo perché l'alternativa sarebbe un ulteriore referendum o elezioni generali, che il partito al governo potrebbe tranquillamente perdere”, sostiene Ward. "Se così sarà, allora ciò avrà un impatto enorme sui mercati britannici, perché anche se l'economia non si sia ‘sbriciolata’, vi è una nube di incertezza", aggiunge.

Ward vede una ripresa "abbastanza rapida" dell'attività economica, mentre le aziende reagiscono alla nuova certezza trovata attraverso gli investimenti. E con livelli di disoccupazione già bassi, la BoE "sarà costretta ad aumentare i tassi ad un ritmo molto più veloce di quello che il mercato abbia prezzato”.

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2) Come sta la ripresa economica europea?

L'anno scorso si trattava di una ripresa economica globale sincronizzata. All'inizio di quest'anno, l'Europa ha vacillato anche quando gli Stati Uniti hanno corso avanti. Vi erano un sacco di grattacapi in quel momento, ma Ward ritiene che la ragione sia ora chiara: la Cina.

"La domanda di prodotti europei è calata bruscamente nella prima metà dell'anno, dato che la Cina ha percorso il suo rallentamento pianificato”, spiega Ward. Più recentemente, le autorità cinesi si sono concentrate maggiormente nel sostenere l'economia attraverso stimoli fiscali e tagli dei tassi, mentre cercano di deviare le sempre più aggressive politiche commerciali di Donald Trump. “Oltre a questo calo delle esportazioni, la ripresa economica dell'Europa continua: la disoccupazione è in calo e l'occupazione sta crescendo con la stessa forza degli Stati Uniti. I business sono ancora reticenti a investire a causa di preoccupazioni politiche, come la Brexit e, più recentemente, la lotta di Roma con Bruxelles sui piani del bilancio del nuovo governo”.

Ma Ward è ottimista su entrambi i fronti, che a suo modo di vedere si risolveranno. Per quanto riguarda l'Italia, la manager non crede che le ‘lotte’ si mostreranno come un problema sistemico per i mercati europei. Gli italiani credono ancora nell'UE e riconoscono che l'unione non è la fonte dei loro problemi, crede Ward. In effetti, Nicholas Gartside, International CIO for Fixed Income di J.P.Morgan AM, ritiene che il selvaggio sell-off dei rendimenti dei Btp sia stato esagerato e che gli asset ora mostrino un buon valore.

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3) Siamo sull'orlo di una guerra commerciale globale?

Molti analisti e investitori hanno sottovalutato l'impegno del presidente Trump nei confronti del protezionismo, in particolare per quanto riguarda la Cina. Ward non la pensava diversamente. Secondo l’esperta, i prezzi più alti per i prodotti cinesi avrebbero danneggiato i consumatori americani e limitato l'appetito del presidente per le tariffe. “Al contrario, ora abbiamo imposte più elevate su 250 miliardi di dollari (351 miliardi di dollari) di merci cinesi negli Stati Uniti, con ulteriori 267 miliardi di dollari sul tavolo delle trattative per il nuovo anno”. 

Trump continuerà a spingere con la sua politica? “Per gli investitori ciò significa accettare che vi sia maggior rischio rispetto a sei mesi fa e di conseguenza essere più prudenti. Credo, tuttavia, che ciò aumenterà le pressioni inflazionistiche già in atto nell'economia statunitense, perché le società ci stanno già dicendo che le tariffe stanno avendo un impatto sui loro costi e che iniziano a pensare su come possano trasmetterli sui consumatori".

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4) Quanto può durare la ripresa economica degli Stati Uniti?

“Per almeno un altro anno, grazie ai continui stimoli di Trump. Tagli alle tasse e spese governative aggiungeranno 0,8 punti percentuali alla crescita economica quest'anno, secondo le stime del FMI, che prevede che lo stimolo del governo aumenterà ancora di 1,2 punti percentuali rispetto alla crescita nel 2019 prima che questa subisca un ribaltamento nel 2020, quando la spinta aumenterà di 0,7 punti percentuali”. 

Perdere il controllo della Camera dei rappresentanti, per i democratici porterà a una situazione di stallo e probabilmente ostacolerà ulteriori politiche di stimolo. Ma se i repubblicani manterranno il controllo, allora spingeranno quella barriera fiscale oltre il 2020 - un anno elettorale - priorità numero uno per Trump. Ward, come molti, ha rinunciato a cercare di prevedere l'esito dei voti popolari. “I sondaggi si sono mostrati troppo inaffidabili per molto tempo. Ma qualunque cosa accada, saranno settimane molto interessanti, non solo guardando la politica, ma anche le implicazioni sui mercati globali".

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5) Dovremmo preoccuparci del tightening quantitativo?

È ragionevole aspettarsi che il quantitative tightening porti a maggiori rendimenti e spread più ampi. Ma questo "non è necessariamente un grande problema", dice Ward. Quando le economie si confrontavano, queste avevano bisogno di tassi di interesse bassi. Ora che la crescita economica è più forte in tutto il mondo e le imprese godono di una migliore salute, tassi più alti non devono rappresentare un problema per queste.

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6) I mercati emergenti possono resistere all'aumento dei tassi statunitensi?

Quest’anno, una Fed impegnata e un dollaro americano in ascesa hanno devastato le attività e le valute dei mercati emergenti, ma le maggiori vittime - Brasile, Turchia, Argentina e Sudafrica - sono quelle che hanno scoperto di nuotare nudi. Negli ultimi anni sono stati indebitati con debito facile e poco costoso e hanno aumentato il loro scoperto con il resto del mondo facendo registrare più ampi deficit di conto corrente. “Ma non tutti i Paesi emergenti sono uguali. In particolare, quelli in Asia hanno imparato la lezione dal ‘taper tantrum’ del 2013, quando i rendimenti USA sono saliti dopo che la Fed ha segnalato che avrebbe tagliato il QE”.

“Le preoccupazioni per lo scontro di Trump con la Cina stanno anche spaventando gli investitori dei mercati emergenti. Tuttavia, come suddetto, le autorità cinesi stanno già lavorando per compensare la resistenza allentando le impostazioni monetarie e fiscali. Ciò andrà a beneficio dei Paesi asiatici e aiuterà a proteggerli dalle politiche commerciali di Trump e dal dollaro più forte”, spiega Ward. "Ci sono punti su cui gli emergenti devono prestare maggiore attenzione, ma questa non rappresenta una grande crisi per questi mercati".

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7) Cosa dovrebbe fare un investitore preoccupato?

È giusto essere prudenti, ma Ward mette in guardia, ad esempio, dal disinvestire totalmente dalle azioni e puntare tutto su asset più sicuri come le obbligazioni. La manager crede che l'economia americana sarà molto forte per almeno altri sei mesi. Ed è in questi ultimi mesi, o anni del ciclo econmico che si possono ottenere dei guadagni consistenti attraverso l’azionario.

“Si potrebbe invece pensare di aggiungere resilienza in portafoglio, tagliando una grande esposizione azionaria e cambiando il mix verso nomi di qualità sempre più grandi, ad esempio. Si potrebbe anche voler aggiungere ulteriore capitale, se si riesce ad ottenere un ritorno dopo l'inflazione. Alcuni investitori più aggressivi potrebbero essere lieti di ridurre ora più rischi e accettare di perdere gli ultimi 12-24 mesi di guadagni in asset più rischiosi. Ci sono molte domande e nessuna risposta facile, ma sicuramente quelle che si pongono gli investitori professionali di tutto il mondo sono le stesse per tutti”, conclude la manager.

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