Le nubi sulla ripresa dal Covid-19


Nonostante il rally dei mercati finanziari degli scorsi mesi, permane una certa cautela tra gli investitori. Mentre le norme di confinamento per il Covid vengono progressivamente allentate, ci si domanda se i listini non abbiano corso troppo in fretta, anticipando una ripresa economica non così rosea come previsto. Il timore è dunque che il movimento a ‘V’ delle borse si trasformi improvvisamente in una ‘W’, materializzando nuove perdite, soprattutto nel caso di nuove ondate del virus. “Non c’è evidenza di un’esuberanza dei mercati del tutto irrazionale”, sottolinea Joe Little, global chief strategist di HSBC Global Asset Management, “eppure esiste una certa disconnessione tra la velocità del rally e quella della ripresa dalla crisi”, spiega l’esperto.

Ripresa a forma di ‘swoosh’

“I dati economici sono ancora terribili eppure l’equity sta performando molto bene”, insiste Little. “Il contesto è ancora molto incerto, tuttavia siamo moderatamente positivi: il nostro scenario di base per i prossimi mesi stima una ripresa a forma di ‘swoosh’ (a baffo). Questo comporta un brusco rimbalzo una volta revocate le misure di lockdown, seguito da un graduale ritorno ai livelli di attività pre-crisi”, continua Little. “Entro la fine dell’anno prossimo, l’economia globale dovrebbe essere già ben posizionata su una nuova traiettoria più bassa, ma con un tasso di crescita tendenziale più o meno simile a quello pre-Covid”, conclude.

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Fonte: HSBC Global AM

Danni economici asimmettrici

Il virus non ha colpito in modo simmetrico le economie mondiali e alcuni Paesi, in particolare quelli Asiatici, i primi ad uscire dall’emergenza sanitaria, sembrano i più avvantaggiati per il dopo Covid. “Le economie meglio posizionate sono quelle della Cina e dell’area industrializzata dell’Asia, come Corea del Sud, Taiwan e Singapore, mentre i mercati emergenti ex-Asia, i piccoli esportatori di petrolio, le nazioni di frontiera e l’Eurozona presentano minor resilienza”, afferma Little. “La crisi sanitaria è stata particolarmente rilevante in tre dei quattro maggiori Paesi della regione: Francia, Italia e Spagna”, analizza Florence Pisani, global head of Economic Research di CANDRIAM. “Questa crisi aggraverà le divergenze tra gli Stati membri. Se, in media nel 2020, l’attività si contrarrà dell’8%, il calo dovrebbe essere nettamente maggiore in Francia, in Italia o in Spagna (tra il -10 e il 12%) rispetto alla Germania (-6%). In tale contesto, il programma Next Generation EU proposto dalla Commissione europea è un buon passo in avanti: ne beneficerebbero principalmente le economie maggiormente colpite o meno sviluppate”, dichiara Pisani. Negli Stati Uniti, il calo sembra essere stato meno importante rispetto alla media dell’Area Euro: “La crisi ha comunque colpito in modo significativo i settori ad alta intensità di manodopera”, sottolinea Anton Brender, chief economist di CANDRIAM. “Nonostante il sostegno finanziario importante, tasso di disoccupazione si è avvicinato al 20% in aprile, per poi calare poi in maggio”, avvisa.

I principali rischi all’orizzonte

Ancor più che le tensioni USA-Cina, i rischi per le elezioni presidenziali statunitensi di novembre e le incognite della Brexit sono i dubbi sulla ripresa economica la principale fonte di incertezza per gli investitori. Le misure fiscali e monetarie messe in campo da Governi e Banche centrali sono state ingenti, ma l’interrogativo è se non ne servano delle altre. “La risposta globale alla crisi è stata buona ma persistono sfide in materia di solvibilità a seguito delle misure di liquidità messe in atto. Inoltre, ci interroghiamo anche sull’eventuale insorgenza di una forma di ‘stanchezza da stimolo’, con il supporto politico che termina troppo presto”, ammette Little. Le insidie per gli investitori non sembrano dunque finite e la volatilità sui listini è in aumento: “La scorsa settimana abbiamo assistito a un sell-off dei mercati azionari quando è apparso evidente che il percorso di normalizzazione non sarebbe stato facile. Nei mercati del rischio gli investitori dovrebbero aspettarsi un giro sulle montagne russe. C’è abbondante liquidità nei portafogli. Sospetto che ci resterà ancora per un po’”, conclude Chris Iggo, CIO Core Investments di AXA Investment Managers.

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