Le forze che plasmeranno il mondo dopo il Covid


In poche settimane il Covid-19 sembra aver cambiato le carte in tavola per l’economia, la politica e i mercati globali. Il virus ha avuto la forza di accelerare delle tendenze già in atto, tra cui l’attenzione per la sostenibilità ambientale, la digitalizzazione dell’economia e una certa propensione verso la de-globalizzazione. Allo stesso tempo alcuni settori (l’esempio più lampante proviene dai trasporti aerei) hanno subito forti perdite per le norme di lock down e ad ora è difficile prevedere quale sia il loro posto nel mondo del dopo covid. I mercati finanziari dal canto loro hanno registrato un crollo epocale nel mese di marzo, per poi intraprendere un rally negli ultimi mesi sostenuti dalle ingenti misure delle Banche centrali. Ma ora sembrano navigare a vista, in attesa che i dati economici restituiscano un quadro più preciso dei danni inferti della pandemia. In questo quadro di profonda incertezza, è interessante scoprire quali saranno secondo gli asset manager internazionali le forze che plasmeranno il post coronavirus.

Necessità di politiche fiscali 

“I governi saranno sempre più indebitati e le banche centrali saranno sempre più chiamate a monetizzare il debito pubblico. La grande incognita della politica fiscale riguarda la scelta che compiranno i governi: sceglieranno di essere big spender o di optare per l'austerità”, spiega Valentijn van Nieuwenhuijzen, chief investment officer di NN Investment Partners (NN IP). Nell’alternativa di un maggiore stimolo fiscale per far fronte al rischio di disoccupazione e disuguaglianze potrebbe sovvenzionare i consumatori o le imprese, finanziare progetti sanitari, climatici e infrastrutturali, o ridistribuire la ricchezza ai segmenti più poveri della società: “In questo scenario, la società potrebbe diventare più equilibrata in termini di questioni ambientali, sociali e di governance (ESG)”, osserva van Nieuwenhuijzen. “Negli ultimi tempi, abbiamo assistito all’uscita dalla povertà e al progressivo arricchimento di molta parte della popolazione globale. Tuttavia il Coronavirus ha portato con sé un grande effetto umanitario e ha fermato questa tendenza. Le stime indicano che nel 2020 il mondo vedrà, per la prima volta dal 1997, più persone entrare nella povertà rispetto che a uscirne”, spiega Randeep Somel, associate portfolio manager di M&G Investments.

Globalizzazione sotto pressione

L'attenzione politica potrebbe spostarsi sui problemi creati dalla globalizzazione, come la disuguaglianza, i conflitti commerciali e il cambiamento climatico: “La sfida in un mondo de-globalizzato sarebbe quella di contenere il debito, mantenere alta la redditività delle imprese e fornire l'alta occupazione che la globalizzazione ha raggiunto attraverso la creazione di posti di lavoro scarsamente retribuiti”, aggiunge Valentijn van Nieuwenhuijzen.

Una crescita economica a motore green

“Con il commercio globale in stallo, la produttività stagnante e i livelli di investimento persistentemente bassi, le fonti di crescita economica nel prossimo decennio sono una grande incognita”, avverte il chief investment officer di NN IP. Ma la buona notizia è che c'è una forte domanda di nuove soluzioni in molti settori, come la salute e il cambiamento climatico: "La crisi del Covid-19 ha dimostrato che i modelli di business a prova di futuro sono più stabili e sono meglio preparati ad affrontare il cambiamento", dice Van Nieuwenhuijzen. “I governi hanno introdotto pacchetti fiscali a sostegno dell'economia nel breve e formulato pacchetti ‘sostenibili’ a più lungo termine. È il caso dell’accordo EU Green Recovery, un pacchetto da 750 miliardi di Euro da elargire nell’immediato, ma che probabilmente salirà a 1,85 trilioni di euro entro il 2030”, aggiunge Somel che precisa: “le sfide sia dal punto di vista sociale sia ambientale che stiamo affrontando possono essere viste come uno dei motivi per cui gli investimenti a impatto sociale stanno progressivamente acquisendo importanza e consapevolezza. Questa tendenza continuerà a prendere piede negli anni a venire”. Secondo l’edizione di giugno della Fidelity Pulse Survey, un’analisi condotta tra gli analisti di Fidelity International, nel percorso di ripresa dal Covid i fattori ESG stanno avendo la precedenza sulla massimizzazione del profitto. Solo 15% degli analisti ha affermato che le loro aziende non sarebbero disposte a sacrificare alcun guadagno per perseguire un'agenda più sostenibile. Fiona O’Neill, director, global research di Fidelity International commenta: “questa tendenza durerà più a lungo dell'epidemia di Covid-19 in alcune aree. Un buon esempio delle conseguenze sociali di Covid-19 sul business è un cambiamento nel ruolo delle banche, con i finanziatori che svolgono una funzione di utilità nella distribuzione di pacchetti di stimolo governativi e nell'aiutare i mutuatari nel periodo di difficoltà finanziaria”, evidenzia O’Neill.

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Fonte: Fidelity International

Pericolo di ritorno dell'inflazione

Lo shock economico derivante dalla pandemia è un'ulteriore forza deflazionistica, ma l'inflazione potrebbe tornare ad aumentare. Ciò secondo van Nieuwenhuijzen avverrebbe a causa del parziale sbilanciamento del libero scambio, della minore concorrenza nei mercati delle merci e del lavoro e delle perturbazioni del sistema dei cambi. “Si tratta principalmente di un rischio a lungo termine, poiché l'attuale buca della domanda finale nell'economia globale richiederà anni per essere superata”, conclude van Nieuwenhuijzen.

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