Le fondazioni bancarie credono nel venture capital


Nonostante le difficoltà, nel 2019 il venture capital ha segnato risultati positivi. “È evidente che sta cambiando il modo di fare finanza. Un tempo il risparmio italiano veniva utilizzato per finanziare il debito pubblico, adesso invece, con i bassi rendimenti dei Titoli di Stato, c’è la necessità di cercare remunerazione altrove”, spiega Innocenzo Cipoletta, presidente AIFI. La ricchezza delle famiglie italiane conta otto volte la grandezza del PIL del Paese e l'Italia ha sempre dimostrato una spiccata attitudine imprenditoriale. “Sono tutti segnali molto positivi, anche se c’è ancora strada da fare. C’è la necessità di creare fondi di dimensione maggiore e che abbiano le competenze per investire anche all’estero, diversificando così l'investimento”.

Le fondazioni: un ponte verso il venture capital

“Il venture capital può collega lo spirito filantropico delle fondazioni bancarie con l’impact investing”, spiega Giovanni Quaglia, presidente Fondazione CRT. “Il venture capital non è una parte residuale dei nostri investimenti, ma un elemento strategico della nostra operatività: dare aiuto e supporto alle imprese che vogliono sviluppare il proprio business per lo sviluppo sociale futuro.

Per questo motivo Intesa Sanpaolo ha sviluppato un Innovation Center. “L’obiettivo è favorire l’incontro tra domanda e offerta in questo settore il tutto secondo le logiche dell’economia circolare: lato domanda, le imprese e lato offerta, le start up”, spiega Maurizio Montagnese, presidente Intesa Sanpaolo Innovation Center

Consolidamento

Nel corso del 2019, al contrario di quello che si pensa, il maggior numero di start up sono nate a Roma e non a Milano, ciò che è mancato però è stato il loro consolidamento. “Ci si dovrebbe concentrare non solo sulla creazione di nuove società, ma anche sullo sviluppo”, spiega Francesco Profumo, presidente della Compagnia di San Paolo. “Inoltre, bisogna essere capaci di tenersele strette per mantenere la ricchezza nel territorio nazionale. Il Paese deve essere in grado di fare questo passaggio culturale e fare sistema. Finanza e ricerca devono andar di pari passo”. 

Anche secondo Gabriele Galateri di Genola, presidente Assicurazioni Generali, l’innovazione è di primaria necessità per lo sviluppo del venture capital. “I mercati privati e la tecnologia hanno cambiato il mondo e la gestione dei dati gioca un ruolo fondamentale. Per poter cogliere questo passaggio bisogna investire in capitale umano e infrastrutture”, spiega. Per valutare una start up sono necessarie moltissime competenze come la capacità di valutare le potenzialità del business ma allo stesso tempo di capire i rischi connessi dell’investimento. "Ritengo che ci siano delle ottime prospettive per il venture capital e sono molto positivo nella riuscita”, conclude.

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