Le elezioni negli Stati Uniti salgono al primo posto come fonte di rischio per i gestori


Pubblicati i dati relativi alla prima Bank of America (BofA) Global Fund Manager Survey del 2020, da cui è possibile trarre alcune interessanti conclusioni. La prima è che, diversamente da quanto rilevato dalle precedenti inchieste, la guerra commerciale tra USA e Cina non è più la fonte di rischio principale che i gestori tengono in considerazione nella costruzione dei portafogli. In vetta ora alle elezioni presidenziali, che si terranno a novembre negli Stati Uniti, secondo a quanto afferma il 29% degli intervistati.

BofA Tail Risks

Spiegazione di questo cambiamento nella percezione del rischio è l'accordo di "Fase 1" tra Stati Uniti e Cina, molto auspicata dai mercati anche se ritenuta non conclusiva delle tensioni in atto. Sebbene, infattti, la maggior parte dei gestori continui ad essere scettico nel qualificare l'accordo raggiunto da entrambi i Paesi come la fine del conflitto, la firma è stata accolta come un cessate il fuoco nella contesa tra le due superpotenze. 

Se a questa tregua si sommano il clima di distensione prodotto in Europa dalle elezioni nel Regno Unito, che hanno di fatto allontanato lo spettro di una hard Brexit, e la sensazione che non ci dovrebbero essere sorprese nella politica monetaria delle due maggiori Banche centrali (Fed e BCE), il risultato è un aumento generale dell'ottimismo tra i gestori per l’esercizio in corso e di conseguenza.

A riprova di questo rinnovato ottimismo, sempre più gestori prevedono un miglioramento delle aspettative economiche per i prossimi dodici mesi. Lo sostiene Il 36% degli intervistati, percentuale più alta da febbraio 2018. Inoltre, questo miglioramento del sentiment è accompagnato da migliori prospettive per le aziende. Nello specifico, il 27% dei dirigenti intervistati da Bofa Securities stima un aumento degli utili societari per i prossimi dodici mesi, il dato più alto da marzo 2018.

BofA Returns

Le azioni continuano ad essere le regine dei portafogli

Pertanto, per il momento, i gestori non sembrano intenzionati a ridurre la quota di rischio nei loro portafogli e rimangono concentrati sull’azionario. Nel mese di gennaio il sovrappeso ha raggiunto quota 32%, il massima da 17 mesi a questa parte, con una predilezione in primis per i mercati emergenti e successivamente per le azioni dell'Eurozona.

Inoltre, si è registrato un forte aumento dell’esposizione alle materie prime, a seguito del consistente rimbalzo subito dal petrolio nell’incendiarsi del conflitto tra gli Stati Uniti e l'Iran, e all'oro, che ha dimostrato ancora una volta il suo ruolo di bene rifugio. Nello specifico, l'allocazione alle materie prime è rimbalzata di 4 punti percentuali per raggiungere un sovrappeso netto del 10%, il valore più alto da marzo 2012.

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