Le controversie commerciali tengono tutti con il fiato sospeso


Mentre il rischio geopoplitico si attenua, quello sul trade sembra invece riprendere vigore. La scorsa settimana, il presidente cinese Xi ha presentato i suoi piani per rendere l'economia domestica più accessibile alle imprese straniere. "I mercati finanziari sono tornati in modalità risk-on, soprattutto dopo il discorso del presidente cinese Xi di martedì", commenta Luca Colussa, macro analyst di Generali Investments. Quest’ultimo ha infatti affermato che la Cina è disposta ad aumentare le importazioni e ridurre le barriere per le imprese straniere, attenuando così le preoccupazioni di una escalation della retorica sulla guerra commerciale. Tutti i principali mercati azionari sono saliti, con gli Stati Uniti (S&P 500 in rialzo del 2%) che hanno sovraperformato sia l’Eurozona (MSCI EMU: +1,2%) sia gli indici giapponesi (Topix: +0,6%), e i titoli tecnologici tra i migliori (Nasdaq 100 +3%). Gli asset russi hanno, invece, pesantemente risentito del nuovo ciclo di sanzioni  statunitensi, che ha colpito soprattutto il produttore di alluminio Rusal. "Nonostante questi recenti sviluppi positivi, è improbabile che le preoccupazioni sulle controversie commerciali, che attualmente coinvolgono principalmente Stati Uniti e Cina, possano esaurirsi nel breve. Sia il presidente della BCE Draghi che il verbale dell'ultima riunione del FOMC hanno evidenziato il potenziale impatto negativo di un'eventuale escalation delle tensioni commerciali sull’attività economica". 

Spazi limitati per un rialzo dei tassi Bund
Secondo l'esperto "mentre l'accelerazione delle pressioni inflazionistiche negli Stati Uniti indurrà la Fed ad alzare i tassi altre tre volte da qui a fine anno, il percorso di una normalizzazione della politica monetaria da parte della BCE dovrebbe continuare ad essere ancora piuttosto cauto". Inoltre, di recente gli indicatori macroeconomici nell’Eurozona hanno ripetutamente sorpreso al ribasso, spingendo il Citigroup Economic Surprise Index ai minimi dal giugno 2012. "Ciò ci ha portato a ridurre le nostre previsioni di crescita per l’Eurozona nel 2018 dal 2,3% al 2,1%. In questo contesto, prevediamo anche che i rendimenti dei Bund (tasso a 10 anni ora pari allo 0,52%) non riusciranno a risalire in misura significativa per un po’, probabilmente almeno fino alla prossima riunione della BCE, in programma il 26 aprile".

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