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Banche centrali, verso i target d’inflazione


Quest’anno sui mercati finanziari ci si aspetta un’inflazione tendente verso i target imposti sia in Europa che in America, sebbene ci siano ancora delle forze che destabilizzano tale tendenza. “Questo è il motivo per cui i modelli matematici fanno fatica a cogliere le dinamiche che sono in atto”, spiega Maria Paola Toschi, market strategist di J.P. Morgan AM. Anche le stesse Banche centrali fanno fatica ad anticipare le dinamiche inflazionistiche, che sono cambiate rispetto al passato.

Le prospettive d’inflazione negli Stati Uniti

Dopo quasi un decennio di misure di policy straordinarie per scongiurare il pericolo della deflazione, negli Stati Uniti vediamo una crescita dei prezzi con aspettative ben ancorate: “Al momento si vede un’inflazione salutare, si tratta di una ripresa assolutamente benigna e non tale da mettere in discussione il quadro generale”, commenta Oreste Auleta, responsabile wrapping & product management di Eurizon Capital SGR, che aggiunge, “Pensiamo che ci siano delle forze in grado di evitare che il fenomeno si traduca in qualcosa di preoccupante per i mercati finanziari”.

Per gli Stati Uniti, bisogna considerare anche un tema importante che è quello degli stimoli fiscali. “Il taglio delle tasse potrà determinare un aumento delle redditività delle aziende e quindi dei salari che potrebbero iniziare a giocare un ruolo importante”, commenta Maria Paola Toschi. “Abbiamo visto che nella situazione attuale il mercato del lavoro, rispetto al passato, sarebbe compatibile con una crescita dei salari superiore, però finora non è stato così”. Questi stimoli fiscali potrebbero scardinare la graduale crescita dei prezzi nella politica monetaria che abbiamo visto fino ad oggi. “È probabile che questi ultimi, in un momento in cui l’economia si trova in un contesto di maturità del ciclo economico, potrebbero attivare dinamiche come la crescita dei salari e riflettersi in un aumento dell’inflazione. Penso, quindi, che il timore principale dei mercati sia in una politica monetaria più restrittiva”, commenta la market strategist.

Anche secondo Manuel Pozzi, investment director di M&G Investments, “L’aumento dei salari, che finora non si è verificato nonostante i livelli di disoccupazione siano ai minimi, è sicuramente un aspetto da tenere sotto osservazione". 

Ma cosa può succedere se l’inflazione crescesse più di quanto ci si aspetti? Questo può diventare un problema, in quanto il mercato non si aspetta un’accelerazione in tal senso: “al momento si attendono dai tre ai quattro rialzi, e se dovessimo avere una sorpresa inflattiva sul mercato del lavoro, con la disoccupazione sotto il tasso naturale, ci sarà un’impennata dei salari”, commenta Alessandro Tentori, CIO di AXA IM. “Farei notare che allo stato attuale delle cose, l’aumento dei Treasury è dovuto per il 75% ad un aumento del tasso reale e non all’inflazione. In un’economia che cresce e si espande ciò è positivo, sarebbe il contrario nel caso in cui ci trovassimo su alti livelli d’inflazione inattesa".

Le prospettive d’inflazione in Europa

“L’inflazione core è ancora bassa e per tornare stabilmente al 2%, a nostro avviso, c’è bisogno di uno sforzo ulteriore. Quindi non pensiamo che in Europa si possa raggiungere in modo stabile il target d’inflazione per quest’anno”, commenta Oreste Auleta. "Anche nel caso in cui l'inflazione raggiungesse il target, questo non implicherebbe cambiamenti per il quadro generale". 

La situazione europea è un po’ diversa rispetto a quella americana. I mercati sono più frammentati e i tassi di disoccupazione sono più elevati, con gli output gap che si devono ancora chiudere. L’euro rimane una valuta forte, elemento che raffredda scenari inflazionisti, almeno per quanto riguarda ‘l’inflazione importata’: (pensiamo all’energia, che con una moneta unica più forte costa meno). “In Europa il contesto è più stabile e l’inflazione è sotto controllo”, spiega Maria Paola Toschi.

Secondo Tentori, in Europa, “per il momento c’è un solo un sentore d’inflazione, ma bisogna dire che veniamo anche da livelli estremamente bassi, con un mercato del lavoro che è ancora al di sopra del mercato naturale. A mio avviso non possiamo raggiungere l'inflazione target quest’anno".

Conclusioni

Negli ultimi anni, l’inflazione che è riuscita a convergere verso i target delle Banche centrali è stata solo quella dei Paesi emergenti. Il ciclo globale vive una crescita sincronizzata e si sta sviluppando con logiche diverse rispetto al passato. “L’inflazione è un fenomeno monetario e non solo legato all’economia reale”, sostiene Luca Tobagi, investment director di Invesco. Da questo punto di vista, l’inflazione rispecchia in modo fedele quella che è stata la dinamica degli aggregati monetari e del credito. “Se guardiamo le grandi aree del mondo avanzato (Regno Unito, Stati Uniti, Europa e Giappone) in relazione alle aspettative d’inflazione a 10 anni da oggi, vediamo che le uniche aree del mondo che sono sopra il 2% sono Regno Unito e Stati Uniti”, osserva l’economista.

La Gran Bretagna sarà sicuramente influenzata da una forte svalutazione della sterlina, mentre negli Stati Uniti (2,4%) dimostrano ancora il potenziale di crescita stimato di quest’economia. In Europa, nonostante la ripresa economica consistente e i prezzi delle materie prime migliorati, siamo ancora all'1,7%. “Ci muoviamo ancora su interpretazioni, non parliamo di dati effettivi alla mano, ma da considerare saranno anche gli effetti di una probabile politica protezionista di Donald Trump”, spiega Tobagi. Più in generale, fattori quali l’invecchiamento della popolazione, l’avvento della robotica e la diffusione dell’informatizzazione rappresentano potenziali forze deflattive da tenere in considerazione”, conclude Pozzi.

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