Lazard Convertible Global, un approccio fondamentale bottom-up che integra i criteri ESG


Con il ritorno della volatilità sui mercati e l'aumento dei tassi di interesse globali, le obbligazioni convertibili rappresentano una soluzione interessante per migliorare la frontiera efficiente di un portafoglio diversificato. Questi strumenti sono caratterizzati da differenti livelli di correlazione con le diverse asset class: piuttosto alta con l’azionario e bassa con i titoli di Stato e le obbligazioni investment grade. La natura convessa di quest'asset class risulterà una risorsa chiave nel 2018. È di quest’avviso Arnaud Brillois, director e portfolio manager delle strategie long-only global convertibles di Lazard AM e gestore del fondo con rating Blockbuster Lazard Convertible Global. Nel 2017 il comparto ha realizzato una performance del 6,99%, sovraperformando il suo benchmark di riferimento (Thomson Reuters Global Focus Convertible in euro) di 1066 punti base.

L’asset allocation a livello macro e un'attenta attività di bond picking sono state le due fonti di sovraperformance. “Il sovrappeso sull’azionario statunitense e europeo hanno dato un contributo positivo, così come una duration più bassa rispetto al benchmark, in uno scenario di rialzo dei tassi di interesse in Europa e negli Stati Uniti”, afferma il gestore. Inoltre, aggiunge Brillois, gran parte della sovraperformance del comparto può essere spiegata dall’attività di bond picking: “il fondo ha beneficiato della nostra attenta attività di selezione in sottosettori dinamici del mercato tecnologico come il gaming o il cloud computing. In Europa, le posizioni nel settore dei trasporti e dell’abbigliamento sono state i maggiori contributori alla performance”.

Asset allocation, come cambia nel 2018?

Nell’ultimo trimestre del 2017 il team di gestione ha effettuato una serie di aggiustamenti del portafoglio. In primis, la società ha deciso di aumentare la convessità del fondo poichè “a nostro avviso la partecipazione al rialzo dei mercati azionari è importante quanto la downside protection. Inoltre, vista la forte performance delle azioni sottostanti, alcune delle obbligazioni convertibili che avevamo in portafoglio erano diventate ‘equity-like’ e non garantivano una sufficiente downside protection. Abbiamo venduto queste posizioni e reinvestito in convertibili dello stesso emittente ma che erano in grado di offrire una maggiore protezione dai ribassi e una minore sensibilità all’azionario. Questa strategia è stata immediatamente premiante: il comparto ha sovraperformato nel mese di gennaio, dove i mercati azionari hanno proseguito la fase rialzista che ha caratterizzato il 2017, e nel mese di febbraio, quando i mercati azionari sono scesi”. In termini di performance, nel primo trimestre dell’anno in corso il fondo ha realizzato una performance di +1,8%, sovraperformando il suo benchmark di riferimento del 2,2%.

Nei primi mesi del 2018 il team di gestione ha aumentato progressivamente l’esposizione al settore energetico, in particolare alle società di servizi petroliferi, e ha preso profitto su alcuni sottosettori del mercato tecnologico americano che secondo il gestore risultavano eccessivamente valorizzati, come ad esempio il gaming. “Abbiamo deciso di reinvestire in Asia, in particolare nelle imprese cinesi. Abbiamo preferito le convertibili negoziate negli Stati Uniti aventi come sottostante azioni cinesi, in modo da beneficiare di un miglior profilo di liquidità”. Inoltre, aggiunge Brillois, “con l’attività di M&A che è aumentata in alcuni settori rappresentati nel mercato dei titoli convertibili, abbiamo puntato sui bond convertibili emessi da imprese che possono essere ‘preda’ di operazioni di fusione e acquisizione per via delle loro valutazioni, dimensioni e market share”.

In termini di aree geografiche, il team di gestione sta sovrappesando gli Stati Uniti e l’Europa, aumentando l’esposizione in Asia e sottopesando il Giappone. Negli Stati Uniti, spiega Brillois, si possono trovare obbligazioni convertibili con sottostante dinamico, in particolare nel settore IT. “Questi strumenti tendono a mostrare un’elevata asimettria dei rendimenti. Inoltre, si possono trovare sottostanti volatili ma con solidi bond floor che dovrebbero garantire una buona downside protection. La posizione di sovrappeso sull’Europa, con preferenza per le mid-cap, ci consente di beneficiare del potenziale miglioramento delle condizioni macroeconomiche della regione. In Giappone, la posizione di sottopeso è dovuta principalmente al ridimensionamento del mercato delle convertibili, che limita di fatto le opportunità per potenziali investimenti”.

Peculiarità del processo di investimento

Il comparto è gestito in modo attivo secondo un approccio di tipo bottom-up, dove la selezione degli strumenti obbligazionari si basa prevalentemente sull’analisi fondamentale. L’approccio fondamentale si divide in diverse fasi: lo studio dello scenario economico con le anticipazioni di mercato formulate dal dipartimento della Strategia Economica, l’analisi finanziaria delle società emittenti (dei prestiti obbligazionari e delle azioni sottostanti) nonché l’analisi delle caratteristiche tecniche e delle clausole legali dei contratti di emissione. “La nostra analisi integra i criteri ESG, che sono analizzati da un punto di vista sia qualitativo che quantitativo per ogni investimento. Il portafoglio risultante dall’attività di bond picking è composto da 60-70 titoli obbligazionari, che risulta diversificato ma più concentrato rispetto al benchmark (composto da più di 200 titoli)”, conclude.

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