Lavier (Lazard), tutti i vantaggi dei subordinati europei


L’attuale ambiente di tassi bassi per le politiche accomodanti delle Banche centrali sembra destinato a continuare a lungo, almeno sin quando non ci sarà una maggiore certezza sulla ripresa a seguito del Covid-19. In questo scenario trovare rendimenti nel comparto del reddito fisso, soprattutto nei settori poco rischiosi, risulta particolarmente difficile. Per questo motivo un’alternativa interessante può essere offerta dal credito subordinato europeo, segmento in cui investe il Credit Fi, fondo di Lazard che nel 2020 ha ottenuto il rating B di FundsPeople. “Il debito subordinato rappresenta un ottimo compromesso tra rendimenti attesi e rischi”, afferma il gestore François Lavier. “I vantaggi del debito subordinato finanziario nell’attuale scenario sono ancora maggiori, e sono rappresentati dalla possibilità di mantenere una buona esposizione alla qualità creditizia attraverso una gamma composta principalmente da entità investment grade, banche e compagnie assicurative, ma percependo un rendimento molto più elevato e compreso tra il 2 e il 9% a seconda delle società, della struttura, del livello di subordinazione e delle scadenze”, osserva.

Rischi default minori tra i finanziari che in altri settori

Vi è però ancora molta incertezza sulle conseguenze economiche della pandemia e i timori per i default societari nei settori economici più colpiti restano elevati. Tuttavia, secondo François Lavier, il comparto finanziario rappresenta un’eccezione: i rischi di default o di risoluzione, come viene chiamata per gli istituti finanziari, sono limitati. Rispetto al credito dei titoli corporate high yield, per cui sono previsti maggiori default, il vantaggio del debito subordinato è perciò evidente. Inoltre i rendimenti previsti quando le economie si normalizzeranno sono elevati. “All’inizio di maggio abbiamo calcolato, usando un indice di JP Morgan su strumenti Tier 2 delle banche, che all’epoca la valutazione era compresa nel nono decile da 10 e 20 anni, il che significa che nell’80% dei casi – utilizzando i rendimenti storici come guida – la performance media nei 12 mesi successivi potrebbe aggirarsi intorno a +9%”, analizza Lavier. Il credito subordinato presenta dei vantaggi anche rispetto all’azionario, uno di questi è la minore volatilità. “Riguardo al mercato dell’equity, occorre mettere in evidenza due punti: 1) per gli istituti finanziari questa è una crisi di utili, non di solvibilità. Abbiamo visto il requisito imposto dalla BCE di annullare i dividendi ma non le cedole sugli strumenti AT1, il che dimostra il supporto fornito dall’organismo di vigilanza europeo a questa asset class, e 2) in ogni caso la volatilità non è assolutamente paragonabile”, spiega Lavier.

Banche protagoniste della ripresa se proattive nel digitale

Le Banche per la loro facilità di intraprendere misure a sostegno dei bilanci sembrano ben posizionate per la ripresa. Per questo motivo potrebbero risultare tra i vincitori del post-covid. Ad una condizione: che diventino digitali: “Le misure di lockdown hanno dimostrato l’importanza di essere un attore digitale, e a uscirne vincitori saranno gli istituti finanziari più proattivi nel gestire questa situazione, dimostrando cautela e prudenza nella propria valutazione del rischio di credito prima e durante l’anno in corso, accantonando fondi in modo prudente e tempestivo”, afferma Lavier.

La crisi per il Covid, come precisato in più interventi anche dalla Banca centrale europea, è di natura diversa rispetto a quella del 2008-2009, che iniziò proprio con il fallimento di una banca, la Lehman Brothers. In questi ultimi anni lo stato di salute del settore sembra tuttavia migliorato, anche se permangono delle criticità. “Le banche sono cambiate enormemente da allora, con un capitale o una liquidità molto maggiori e bilanci più robusti, tanto che forniranno il proprio contributo fungendo in qualche misura da agenti finanziari degli Stati, rilasciando qualche garanzia per alcuni prestiti”, spiega Lavier. “Le debolezze critiche che abbiamo osservato sono limitate. Se ce n’è una che è ben segnalata da molti anni è forse la mancanza di redditività delle banche europee. La realtà è che abbiamo due limiti: 1) abbiamo troppe banche, che inseguono gli stessi clienti, esercitando quindi pressioni sui margini, e 2) parliamo delle banche italiane, delle banche francesi o di quelle tedesche, ma non delle banche europee. Questo è sbagliato e dimostra la necessità strutturale di consolidamento a livello nazionale ma anche transnazionale per creare alcuni capofila europei nel settore bancario. Ci arriveremo, e forse la crisi attuale darà un’accelerata a questa transizione. Al contrario, i punti di forza sono numerosi. Le riserve di capitale sono ai loro massimi storici. La liquidità non è carente come nel 2008 e nel 2011. La BCE e i governi hanno messo rapidamente in campo programmi e piani per supportare le economie tramite le banche, dimostrando di fare affidamento sul settore”, conclude il gestore.

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