La volatilità è il driver dei convertibili


La volatilità non spaventa tutti gli investitori, a qualcuno piace, soprattutto se investe in strumenti convertibili. L’aumento della volatilità fa incrementare il prezzo dei bond convertibili e offre al tempo stesso migliori opportunità sul mercato dell’equity. È su questo concetto che fa leva Arnaud Brillois, managing director, portfolio manager Global Convertibles di Lazard AM. Il suo fondo, Lazard Convertible Global, beneficiando del ritorno della volatilità sui mercati, si è aggiudicato infatti il rating Consistente Funds People nel 2019.

Il Lazard Convertible Global investe esclusivamente in bond convertibili plain vanilla a livello globale con una strategia long-only, che cerca di sfruttare la convessità dei rendimenti tipica di questa tipologia di strumenti, con una gestione attiva del rischio. Il portafoglio è multicurrency e molto concentrato (60-70 titoli), “perché solo così è possibile ottenere un extra-rendimento rispetto il benchmark, inoltre il 50% dei bond prescelti sono fuori dall’indice di riferimento”, commenta Arnaud Brillois. La convessità è la base della filosofia di investimento, che si differenzia dalla semplice diversificazione tra equity e bond. Se il mercato è bullish si beneficia del rialzo dell’equity, mantenendo però un certo livello di protezione offerto dalla parte bond, viceversa, in caso di bearish market si tende a posizionarsi verso la parte bond per limitare il drawdown.

Il portafoglio, che è la risultante di un’approccio bottom up derivante dalle security selection e dalle analisi di mercato, privilegia le società growth, soprattutto quelle statunitensi e tecnologiche; “ci permette di posizionarci in un mercato attraente senza comprare azioni, le aziende al tempo stesso tramite questi strumenti riescono infatti ad emettere nuove azioni senza affrontare esborsi di capitale”, commenta Arnaud Brillois. Il fondo ha un’esposizione maggiore verso equity rispetto l’indice di riferimento e minore ai tassi di interesse, tuttavia il gestore sta switchando verso posizioni che abbiano minore esposizione azionaria, ma alto bond floor, così da evitare in questo modo i rating più bassi (il 49% del mercato dei convertibili infatti è privo di rating). La diversificazione avviene tramite bond convertibili di società asiatiche che vengono però quotate nelle borse statunitensi, per riuscire ad entrare anche in quei mercati. Arnaud Brillois sta cercando inoltre di seguire i diversi cicli di M&A, soprattutto quelli che interessano il settore healthcare, individuando le società con il più alto potenziale di take-over.

Overview del mercato

La struttura del mercato dei bond convertibili è abbastanza concentrata, il 60% circa è coperto dagli Stati Uniti (25% del mercato è rappresentato da strumenti emessi da società tecnologiche e per il 64% small e mid cap). Secondo BofA Merrill Lynch Global Research sono stati emessi YTD 31,4 miliardi di euro di convertible bond al 31 maggio 2019. Tuttavia il 90% delle nuove emissioni statunitensi è privo di rating. “Negli investimenti in convertible bond è importante affidarsi al mercato primario, poichè è possibile trovare maturity più lunghe, dato che si tratta di strumenti che tipicamente hanno una scadenza breve a 2 o 2,5 anni”, sostiene il gestore. In Europa si sta assistendo ad un rallentamento nelle emissioni di questa tipologia di titoli, che si spiega soprattutto con aspettative neutrali nei confronti dell’equity di quest’area geografica, tuttavia le nuove emissioni sono soprattutto investment grade. In Asia, viceversa, si sta assistendo ad una accelerazione soprattutto nel settore bancario e del real estate (circa il 60% delle nuove emissioni), creando però un bias settoriale.

 

 

 

 

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