La diversificazione più efficiente è nell’esposizione a diversi fattori. Parola di HSBC AM


In genere, chi gestisce prodotti multi-asset fa anche affidamento alle expertise di più team di gestione dedicati a diverse asset class, questo perché quella dei bilanciati è una categoria di attività che può variare nell’investimento tra bond e azioni in misura molto flessibile. Uno dei migliori esempi è rappresentato dal team multi-asset di HSBC AM, composto da un mix di analisti e portfolio manager (12 portfolio manager basati in Parigi) che beneficiamo anche del supporto del team di ricerca di ingegneri, tra i quali sei quantitative analyst che si occupano della creazione dei singoli prodotti.

A spiegarlo a Funds People è Jean Charles Bertrand, head of Multi Asset della società: “Nella gestione delle strategie siamo molto sistematici e disciplinati, ragion per cui disponiamo di un team di ricerca molto forte. Beneficiamo anche del supporto degli altri team dell’asset manager. Gestendo prodotti multi-asset, infatti, abbiamo bisogno di tutte le prospettive dei team di gestione operanti su altre asset class, team in cui vi sono specialist focalizzati nei singoli segmenti del mercato. Assumiamo le decisioni di investimento, di asset allocation, ma deleghiamo la gestione della securities selection ai portfolio manager e strategist dei team fixed income ed equity, e quindi lo stock e il bond picking. In generale, abbiamo bisogno del supporto degli analisti azionari e obbligazionari. Lato nostro siamo responsabili solo delle decisioni di asset allocation, quindi ci dividiamo le responsabilità”, afferma l’esperto. 

L’universo multi-asset di HSBC AM è molto ampio e varia dai bilanciati più particolari a quelli più tradizionali. “Negli ultimi due anni ci siamo focalizzati in prodotti maggiormente sofisticati, ovvero strategie total return, absolute return, factor investing e risk based. Quindi un vasto range ma concentrato maggiormente in prodotti più innovativi, come i suddetti”, dichiara. Focalizzandosi sulle strategie risk based, il manager spiega come la differenza tra questi prodotti rispetto ad altre strategie sia negli obiettivi. Quelle risk based, infatti, “puntano principalmente ad avere un profilo rischio-rendimento credibile. Il driver più importante è infatti il rischio, come i prodotti guaranteed, che per gestirli si può ad esempio avere una perdita del -5% e se il mercato va al ribasso bisogna ridurre l’esposizione proporzionalmente a quanto scende. Per questi prodotti la cosa più importante è il controllo del rischio”.

A livello di singoli prodotti multi-asset, dalla casa di gestione dispongono di 50 fondi classificati principalmente in cinque strategie, tutte ben gestite in termini di rischio. “La gestione del rischio dipende dai prodotti. Ad esempio, per i bilanciati tradizionali la maggior parte delle volte è sufficiente utilizzare misure di rischio standard, quali le correlazioni di volatilità. Ma per strategie absolute return e total return tendiamo a complementare la volatilità con altre misure di rischio, come il VaR e vari stress test. Per soluzioni risk based, generalmente, la misura di rischio è il max drawdown. Quindi, dipendendo dalle strategie, utilizziamo diverse misure di rischio cercando di essere pragmatici”, spiega Bertrand. 

Il fund manager fa sapere come il range di max drawdown sia fortemente “customizzato” a seconda del profilo di rischio del cliente, e anche se il livello medio è pari al 10% questo può variare.

Diversificazione in fattori
Diversi sono i modi per diversificare un portafoglio. Come spiega il manager, “c’è una via facile, la quale personalmente non credo sia la più efficiente, ed è quella di accumulare diverse asset class, raggiungendo rapidamente 25 asset class in portafoglio. A quel punto è solo una diversificazione illusoria, perché la maggior parte delle volte le categorie sono altamente correlate. Questo è il modo più comune utilizzato dagli investitori per diversificare. Quello in cui crediamo è molto più efficiente, più innovativo, e non è considerare la tradizionale diversificazione tra asset class, ma la diversificazione nell’esposizione a diversi fattori”. 

Bertrand evidenzia un’analogia proposta a livello accademico, che è quella della sinergia tra il mercato finanziario e il cibo. “Quando mangiamo c’è un godimento gastronomico, ma dal punto di vista salutare ciò non è importante. Il corpo ha bisogno di un certo numero di proteine, nutrienti, ecc. Il mercato finanziario ha la stessa filosofia, ciò che importa non è in quante asset class si diversifica ma qual è la giusta esposizione che bisogna assumere nei singoli fattori di rischio. Quindi i fattori sono l’equivalente dei nutrienti del suddetto esempio. Se si investe in molte asset class che seguono il medesimo trend non si diversifica, anzi. Invece di guardare alle asset class, analizziamo i fattori”, spiega. 

Ci sono diversi fattori concentrati in due categorie: macro factor style factor. I primi si focalizzano solo su variabili macro e spiegano le performance delle diverse asset class. Gli style factor, invece, si concentrano sulle “performance relative”, e spiegano il perché un mercato abbia performato in misura diversa rispetto ad un altro. “Questo approccio è molto utilizzato nel mondo istituzionale, ma si sta diffondendo molto velocemente anche in altre aree”. 

Il successo delle soluzioni multi-asset

Secondo il gestore, il successo delle soluzioni multi-asset deriva principalmente da due ragioni. La prima è che dalla crisi finanziaria gli investitori hanno capito che l’asset allocation ha un impatto preponderante sulle performance dell’intero portafoglio. Un’asset allocation attiva ha quindi senso per questa ragione. La seconda ragione è che al netto del grande successo avuto da qualche prodotto multi-asset, gli investitori hanno capito che la dinamicità di questi portafogli è una caratteristica certamente positiva.

Guardando al futuro, Bertrand crede che gli investitori dovrebbero essere estremamente attenti nel selezionare questi prodotti, perché rappresentano soluzioni che tutti vogliono, ed il numero a disposizione sul mercato inizia ad essere elevato. “Quando si analizzano le performance di certi prodotti, queste sono molto buone, ma negli ultimi cinque, sei anni, è stato facile offrire rendimenti positivi perché quasi tutte le asset classe hanno fatto bene. Il futuro sarà diverso. A mio parere, siamo all’inizio di una nuova era, che sarà caratterizzata da livelli più modesti di rendimento. Ciò significa che gli investitori capiranno che molti di questi prodotti absolute return e total return hanno offerto rendimenti non veritieri, e magari alcuni rimarranno delusi dalle future performance che registreranno rispetto al passato, dato che il contesto era molto favorevole”.

L’esperto evidenzia inoltre come, per la prima volta, il trend verso i prodotti multi-asset sia stato creato dagli investitori retail invece che dagli istituzionali, come effettivamente spesso accade dato che questi ultimi sono molto attivi nei mercati multi-asset dei fondi pensione. “Le condizioni di mercato cambiano, si evolvono, e la correlazione del bond debt diventa sempre meno reale e molto correlata agli spike di volatilità. Questa è la ragione tale per cui abbiamo dato vita a un’asset class alternativa nell’universo multi-asset, per offrire al cliente una soluzione per proteggersi da questi shock di mercato. Siamo molto presenti nel mercato istituzionale con queste strategie”, aggiunge.

La view

“Siamo molto positivi sui rendimenti azionari, dove non ci aspettiamo cifre double digits, ma generalmente intorno al 5-6%. Siamo molto positivi circa il settore energetico, che potrebbe avvicinarsi a performance vicine all’8-10%. Riguardo al fixed income, prediligiamo generalmente gli inflationary bond, perché crediamo ci sia del valore in questi strumenti. Negli emerging market non prediligiamo l’hard currency, ma siamo più ottimisti circa il local currency, ma sempre in misura tattica. Il mercato obbligazionario energetico local currency, a mio parere, ha sofferto troppo negli ultimi anni, perció ci aspettiamo una qualche ripresa di questo segmento”, afferma il manager. 

Dal team prediligono il local currency perché considerano questi titoli tendenzialmente sottovalutati rispetto all’euro o al dollaro USA. “Allo stesso tempo, se guardiamo al livello dei tassi di interesse nei Paesi emergenti, questi sono certamente ridotti, ma rispetto ai mercati sviluppati sono mediamente più alti, intorno al 5%. Abbiamo ridotto la nostra esposizione sull’Italia perché è un’economia che dipende troppo dal contesto politico. Una maggiore esposizione ce l’abbiamo sui bond italiani, come i Btp, perché hanno un coinvolgimento più marginale a certe dinamiche”, conclude Bertrand.

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