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La giusta stretta sui fondi monetari (secondo Moneyfarm)


Svolgono un ruolo fondamentale ma possono essere anche rischiosi, com si è evidenziato nella crisi del 2008. Tanto più che, secondo la Commissione europea, i fondi comuni monetari non sono proprio bruscolini. Guardando ai dati 2013 in Europa gestiscono attività per circa 1000 miliardi di euro e costituiscono circa il 15% del settore dei fondi dell'Ue. E presto, chissà, potrebbero aumentare il proprio margine d’azione. “Fino a oggi i fondi monetari non sono stati una soluzione ideale per l’investitore retail per via dei costi, della complessità e delle implicazioni sistemiche”, spiega Andrea Rocchetti, responsabile area consulenza di Moneyfarm. “Tuttavia, vista l’elevata propensione al risparmio, soprattutto nel contesto italiano e l'enorme (forse eccessiva) liquidità "parcheggiata" nei conti correnti (circa 1.300 miliardi di euro in Italia), questi strumenti potrebbero trasformarsi in un'alternativa in più per tutti i risparmiatori”. 

Stando ai dati Assogestioni (limitatamente ai fondi aperti) questa categoria gestitsce qualcosa come 34 miliardi di AUM, circa il 3% del totale dei fondi aperti in Italia. Si tratta quindi di un’opzione marginale ma importante. Che il regolamento europeo ha preso recentemente sotto esame. “Il legislatore ha inteso porre dei limiti, anche molto stringenti” continua Rocchetti. “Al gestore deve essere garantito un sufficiente grado di flessibilità, ma non si può ignorare che i fondi monetari rappresentino una asset class a parte. Le norme quindi, considerando che si rivolgono a operatori “consapevoli”, perché questo strumento è un’opzione principalmente per investitori istituzionali, potrebbero avere un certo effetto nell’aumentare il senso di sicurezza legato a questa asset class anche in casi di mercato limite, che sono proprio le situazioni sulle quali, secondo noi, il regolatore vuole porre l’attenzione. Non stupisce quindi l’approccio molto stringente, considerato l’obiettivo di limitare le probabilità di assistere a una crisi di fiducia su questa asset class in casi di mercato limite, viste le implicazioni sistemiche che ne deriverebbero”.

Cosa prevede la norma?

La norma recententemente introdotta, interviene su tutte le categorie di fondi monetari. E lo fa attraverso ben quindici punti. “Si va dall'introduzione di un sistema di rating interno, sostitutivo a quello delle agenzie private per alcune categorie di strumenti, alla previsione di una lista stringente di investimenti ammissibili (con l’obiettivo primario di aumentare la liquidità dei fondi, partendo dalla liquidità dei sottostanti). Per ridurre la rischiosità di portafoglio, le restrizioni interessano anche la scadenza dei sottostanti”, aggiunge l’esperto. “Questa può variare a seconda che si stia parlando di FCM VNAV, CNAV, o LVNAV. Vengono infatti stabilite limitazioni di maturity (la Weighted Average Maturity, usata per misurare la sensibilità del fondo al variare dei tassi di interesse del mercato monetario, non deve superare i 60 giorni e i 6 mesi rispettivamente per gli short term FCM e gli standardFCM) e di durata (la Weighted Average Life, utilizzata per misurare rischio di credito/rimborso e di liquidità, non deve superare i 120 giorni e 12 mesi rispettivamente per gli short term FCM e gli standard FCM). Si tratta di limitazioni particolarmente rigorose (e non indolori in questa fase di tassi contenuti), ma doverose; specialmente in vista di un futuro e non troppo lontano normalizzarsi dei tassi monetari”. Lato money mutual funds manager, invece, vengono richiesti maggiori requisiti di trasparenza e anche procedure di know your customer. La riforma segue la logica di quella varata negli Stati Uniti nel 2016, dove il mercato dei fondi monetari vale tre volte quello europeo.

Per Moneyfarm ad ogni modo, nonostante questa fase del ciclo, non c’è pericolo di liquidità. “Non temiamo un rischio di liquidità nel sistema dopo l’introduzione della riforma (la liquidità, dopo l'intervento delle banche centrali, è l'ultimo dei problemi). In un contesto dove anche gli strumenti di protezione a breve vengono utilizzati in modo improprio la chiave della consulenza è la gestione del rischio (anche fissando “paletti” ai gestori), piuttosto che una segmentazione complessa della liquidità”, conclude Rocchetti.  

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