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La strada verso una nuova era di tassi in rialzo è avviata


Da un lato la FED ha messo definitivamente la parola fine al Quantitative Easing, lasciando aperta la porta a un nuovo rialzo dei tassi di interesse entro la fine dell’anno. Dall’altro in Europa, dove la BCE tiene tutti con il fiato sospeto circa la strategia di arresto graduale dell’espansione del suo bilancio, il primo rialzo è previsto nel 2019. Per la prima volta dal 2008, la dimensione complessiva dei bilanci delle quattro principali Banche centrali a livello mondiale inizierà a ridursi l’anno prossimo. La strada verso una nuova era di tassi in rialzo è, dunque, avviata. Nonostante i mercati si mostrino come anestetizzati, ci sono fattori di incertezza che bisogna non perdere di vista. In primo luogo c'è l'incognita dell'inflazione che continua ad essere molto bassa.  Secondo un'analisi dell'Ufficio Studi di Marzotto SIM "i cambiamenti strutturali nell’economia globale come il massiccio uso di tecnologia e robotica unita ad una deflazione salariale possno aver stabilizzato l’inflazione a livelli più bassi rispetto al desiderata del 2% che riflette un mondo che non esiste più".

Altra fonte di incertezza rigurada il successore della Yellen alla guida della Fed. Nelle ultime settimane siamo passati da Warsh (falco, deregulator) a Powell (colomba, deregulator) a Taylor (falco, non deregulator) e non è da escludere che la prossima settimana sarà quella della Yellen (colomba, non deregulator). "Non so in che misura in quest’altalenarsi di speculazioni ci sia un gioco delle 3 carte portato avanti da Trump, e quanto si debba all’immaginazione dei media", si chiede Giuseppe Sersale, strategist di Anthilia Capital Partners. "Ma ritengo che quest’oscillazione di probabilità non corrisponda alla realtà dei fatti. A naso, attribuirei una maggiore probabilità alla Yellen di aggiudicarsi di nuovo la poltrona: in primis perchè presenta meno incognite, avendo occupato la posizione negli ultimi 4 anni. In secondo luogo ha dimostrato nei fatti di essere una colomba ed infine dispone del carisma accademico necessario, ma non ha troppa personalità. L’unica difficoltà sta nelle sue resistenze alla deregulation". 

In un momento di cambio epocale delle politiche monetarie e dopo che per anni le Banche centrali hanno guidato l’umore del mercato quale strategia è meglio adottare per difendere il portafoglio? Secondo gli analisti di Société Générale per selezionare gli asset più promettenti, evitando i maggiori rischi che ancora incombono sull’economia globale, ecco tre strategie che funzionano adesso:

1. Preferire le azioni europee rispetto a quelle americane che hanno possibilità di rialzo più limitate. C’è attesa da parte dei mercati per la riforma fiscale e gli investimenti in infrastrutture promessi da Donald Trump che adesso entrano nel vivo.

2. Le materie prime restano un asset interessante. L’andamento delle commodity è meno influenzato dall’andamento del dollaro e più dai fondamentali. Per ETF Securities, però, sarà proprio l’inflazione che fa penare Janet Yellen a determinare una ripresa della quotazione del metallo giallo entro la fine dell’anno intorno a 1.260 dollari.

3. I Paesi emergenti non deluderanno. Secondo NN Investment Partners in uno scenario di continuazione di una crescita economica più controllata, i mercati emergenti si vedrebbero beneficiati "in quanto la liquidità globale e le condizioni finanziarie resterebbero molto favorevoli grazie alla graduale transizione delle Banche centrali verso una politica più restrittiva. Inoltre gli investitori potrebbero vedere aumentare i propri rendimenti poiché le valute dei mercati emergenti (sottovalutate del 15%) stanno recuperando un po’ di quel terreno che avevano perso negli ultimi cinque anni".

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