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La sostenibilità piace ma non convince del tutto


ISR ed ESG sono acronimi che ormai risuonano con frequenza giornaliera nel mondo della finanza e, nello specifico, in quello della gestione del risparmio. Continua a crescere l’elenco di società che integrano i criteri ESG alle proprie strategie o ne lanciano di nuove in ottica responsabile, nominano capi o team ad hoc per la supervisione dell’universo ESG, pubblicano report sulla necessità di includere tali principi negli investimenti perché, ripetono ormai come un mantra, “sostenibilità e performance vanno a braccetto”.

Eppure, “persiste il divario tra le aspirazioni delle persone in tema di investimenti sostenibili e la realtà di come esse attribuiscono priorità a questi fattori nelle decisioni finanziarie”, commenta Jessica Ground, global head of Stewardship in Schroders che ha recentemente pubblicato il suo Global Investor Study 2019*. “Una fetta significativa degli investitori crede che gli investimenti sostenibili siano importanti, ma la maggioranza deve ancora traslare questa convinzione in azioni tangibili”, ha aggiunto Ground. Un atteggiamento, questo, che rende gli investitori vulnerabili agli impatti globali causati da questioni come il cambiamento climatico.

Secondo l’indagine condotta dall’asset manager britannico, infatti, il 29% degli investitori italiani (32% a livello globale) si dice interessato agli investimenti sostenibili ma solo il 12% (16% a livello globale) decide di scommettere su soluzioni ESG. Ancor più contraddittorie risultano le dichiarazioni del 28% dei nostri connazionali (25% a livello globale) che, pur dicendosi genericamente interessati al tema, non intendono investirci. A dirsi totalmente indifferenti all’argomento, invece, è il 9% degli italiani (9% il dato globale). 

Tra gli elementi individuati dai partecipanti al sondaggio che potrebbero innescare un cambiamento nel proprio comportamento vi sono i possibili cambiamenti normativi volti a incentivare tale tipo di investimenti (il 61% degli investitori italiani – e il 60% dei globali - ha affermato che investirebbe di più in modo sostenibile investitori globali se questi si verificassero) e la creazione di rating indipendenti che certifichino l’approccio sostenibile degli strumenti considerati (tale incentivo è segnalato dal 62% degli italiani rispetto al 60% dei partecipanti a livello globale).

L’educazione finanziaria fa la differenza
Un elemento particolarmente interessante emerso dall’indagine riguarda la differenza che il grado di informazione finanziaria può fare nelle scelte di investimento. “Gli investitori che si considerano esperti o avanzati sono quelli che tendono a investire di più in modo sostenibile”, sottolinea la ricerca. In Italia gli esperti che investono nella sostenibilità sono il 18% e a livello globale il 23%, contro l’8% degli italiani con conoscenze intermedie (11% il dato globale) e il 7% degli investitori con conoscenze basilari (8% il dato globale).

Generazioni a confronto
A sorpresa, il Global Investor Study 2019 ha evidenziato che gli investitori Millennial (18-37 anni) risultano essere i meno consapevoli rispetto a quelli della Generazione X (38-50 anni) e ai Baby Boomer (51-70 anni) in merito al contributo concreto che possono dare allo sviluppo sostenibile tramite l’investimento dei propri risparmi.

I Millennial italiani convinti che tutti i fondi di investimento - e non solo quelli sostenibili - dovrebbero tenere conto dei fattori di sostenibilità sono il 52% rispetto al 62% della Generazione X e al 65% dei Baby Boomer (65%). Un ritardo, sottolineano da Schroders, intuibile anche dalle percentuali degli investitori che dichiarano di considerare sempre i fattori di sostenibilità nella selezione di un prodotto di investimento: ad affermarlo è il 52% dei Millennial italiani, il 55% della Generazione X e il 54% dei Baby Boomer.

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Più incoraggiante, invece, è il dato che emerge sulle priorità da tenere presenti quando si investe: gli investitori più giovani sembrerebbero, infatti, la generazione più propensa ad assegnare alla sostenibilità il primo o secondo posto tra i fattori più rilevanti, tra le 8 possibili opzioni offerte nel questionario. In Italia è il 21% dei Millennial a mettere questi fattori ai primi posti (27% il dato globale), mentre per la Generazione X il dato è del 19% (23% a livello globale) e per i Baby Boomer del 17% (19% a livello globale).

*Ad aprile 2019, Schroders ha incaricato Research Plus Ltd di condurre un sondaggio online indipendente su un campione di 25.743 persone in 32 Paesi in tutto il mondo. I Paesi comprendono Australia, Brasile, Canada, Cina, Francia, Germania, Giappone, India, Italia, Olanda, Regno Unito, Spagna e Stati Uniti. Ai fini dell’indagine vengono definiti 'investitori' coloro che investiranno almeno l’equivalente di €10.000 nei prossimi 12 mesi e che hanno apportato modifiche ai propri investimenti negli ultimi 10 anni.

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