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La Silver Economy dei liberi professionisti


Contributo a cura di Michaela Camilleri, Area Previdenza e Finanza Centro Studi e Ricerche, Itinerari Previdenziali.

Le 20 Casse privatizzate di primo pilastro (ad eccezione di Enasarco che eroga prestazioni di previdenza complementare) aderenti all’AdEPP rappresentano 1,65 milioni di iscritti (+26% in 14 anni) e gestiscono un patrimonio di oltre 87 miliardi di euro (+ 32,5% rispetto al 2013). Nel 2018, ultimo anno di bilancio, tali Enti hanno erogato prestazioni per 6,6 miliardi di euro (di cui 509 milioni sotto forma di welfare), a fronte di entrate contributive pari a 10,3 miliardi. Sono questi i numeri, tutti contrassegnati dal segno +, che delineano il perimetro di attività delle Casse dei liberi professionisti, così come risulta dal IX Rapporto AdEPP sulla previdenza privata, presentato a Roma lo scorso 11 dicembre.

In particolare, una delle principali tendenze evidenziate dal Rapporto, accanto alla crescente femminilizzazione della professione, è l’aumento dell’età media dei professionisti iscritti alle Casse di previdenza. L’invecchiamento demografico riguarda ovviamente più in generale tutta la popolazione, e non solo la platea dei professionisti: tuttavia, è interessante notare come per questa categoria di lavoratori il fenomeno risulti più marcato.

Aumenta il numero di chi lavora anche dopo la pensione

Tra i lavoratori iscritti, la classe d’età più popolata è quella compresa tra i 40 e i 50 anni, a cui fa subito seguito la fascia 50-60 anni. In media, più del 50% degli iscritti alle Casse ha un'età compresa tra 40 e 60 anni. Anche se, come precisato nel Rapporto, le diverse realtà iscritte all’AdEPP sono molto eterogenee in relazione all’età dei propri iscritti. Basti pensare che l’età media degli iscritti alle Casse spazia da un minimo di 42 fino a un massimo di 56 anni.

Fatte salve le specificità di ciascuna categoria, è evidente come l’intera platea di riferimento abbia subito un invecchiamento nel corso di questi ultimi anni: le maggiori variazioni riguardano la fascia degli iscritti compresa tra i 30 e i 40 anni, che nel 2005 rappresentava il 33,6% del totale degli iscritti ed è passata al 21,5%, e quella tra i 50 e i 60 anni passata dal 18% del totale al 25%.

Negli ultimi 14 anni poi la percentuale di professionisti over 60 è quasi raddoppiata (dal 10% del 2005 al 19% del 2018), mentre il peso degli under 40 si è ridotto dal 41% al 28,3% (figura 1). 

Figura 1 – Peso degli under 40 e degli over 60 sul totale iscritti

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Fonte: IX Rapporto AdEPP sulla previdenza privata

Sebbene l’invecchiamento degli iscritti si allinei al trend di invecchiamento di tutti i lavoratori italiani, il fenomeno è più evidente nel mondo delle libere professioni (l’età media dei professionisti si attesta a 48,1 anni contro quella degli altri lavoratori che risulta pari a 44) e la differenza tra le due platee di soggetti è dovuta principalmente a due ragioni. Da un lato, il calo degli iscritti all’università e dall’altro, l’alta qualificazione dei professionisti, che per accedere agli ordini professionali devo superare un esame di abilitazione che prevede, in molti casi, l’aver già conseguito una laurea. Di conseguenza, i professionisti entrano nel mercato del lavoro a un’età più elevata rispetto alla media degli altri lavoratori italiani.

L’aumento dell’età lavorativa ha influenzato tutti gli iscritti, compresi i pensionati attivi che hanno deciso di proseguire nell’attività professionale. Sempre nell’arco temporale degli ultimi 14 anni, il numero di pensionati attivi è più che raddoppiato, passando dai 42.322 del 2005 agli 85.683 del 2018. Dalla figura 2 si evince come la crescita del numero di pensionati che continuano a esercitare l’attività professionale sia risultata nettamente superiore a quella degli iscritti. Ancora una volta, gli autori del Rapporto specificano che il fenomeno ha riguardato quasi tutte le Casse professionali anche se in modo differente.

Figura 2 – Contribuenti attivi e contribuenti attivi pensionati (fatto 100 il valore del 2005)

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Fonte: IX Rapporto AdEPP sulla previdenza privata

Il reddito dei professionisti silver

Dal punto di vista reddituale, è rilevante la differenza tra le diverse fasce d’età: i professionisti sotto i 40 anni dichiarano circa un terzo dei loro colleghi over 50. Tale differenza decresce con l’età del professionista, com’è naturale immaginare per effetto dell’esperienza via via maturata sul campo, ma resta comunque marcata fino ai 50 anni. In particolare, la fascia silver, quella che va dai 60 ai 70 anni d’età, si colloca subito dopo la classe 'più ricca' (in media la fascia 50-60 dichiara 49.625 euro), con un reddito medio pari a 48.840 euro l’anno, ma con un gender gap rilevante (34.966 euro le donne e 52.542 euro gli uomini). 

La differenza di reddito dovuta al genere persiste in tutte le fasce d’età, ma con delle differenze importanti: tale differenza è infatti poco rilevante per i redditi molto bassi e per le professioniste under 30 (circa il 3%), ma, ancora una volta, diventa più evidente per i professionisti silver.

Figura 3 – Redditi medi per fasce d’età

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Fonte: IX Rapporto AdEPP sulla previdenza privata

È bene precisare che le diverse categorie hanno un range di variazione dei redditi decisamente elevato. Ad esempio, nella classe d’età 50-60 anni i redditi medi vanno da un minimo di circa 12mila euro a un massimo di 180mila euro. Il dato relativo al reddito medio ci fornisce comunque una buona indicazione della capacità reddituale e di spesa del professionista silver, le cui caratteristiche potrebbero essere così individuate: un over 65 attivo dal punto di vista lavorativo con una buona disponibilità economica (in media più elevata per gli uomini rispetto alle donne) e una capacità di incidere sui consumi maggiore rispetto ad altri colleghi più giovani, ma anche con esigenze e abitudini di spesa diverse.

Da queste considerazioni nascono le grandi opportunità per il settore della Silver economy, strettamente legato a tutte le attività economiche finalizzate a dare risposta ai bisogni legati all'allungamento della vita (dalla sanità alla salute, dai trasporti alla tecnologia, dall’alimentazione all’arredamento domestico). Considerata l’evoluzione delle caratteristiche delle relative platee di iscritti, dunque, anche per le Casse di previdenza la Silver Economy può ricoprire un duplice ruolo: opportunità di investimento a sostegno del Paese da una parte, risposta alle mutate esigenze dei liberi professionisti, dall’altra. 

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