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La regolamentazione sta generando disuguaglianze tra clienti istituzionali e retail


Negli ultimi mesi, moltissime case di gestione hanno ampliato la loro offerta in mercati meno liquidi: i cosiddetti private asset (private equity, private debt, real estate, ecc.). Dopotutto è un trend inevitabile.

Come sottolinea Anne Richards, CEO di Fidelity International, infatti il numero di società quotate in tutto il mondo è calato bruscamente nell'ultimo decennio. Inoltre, come concordato da diversi esperti, le attività illiquide offrono rendimenti maggiori. Una nicchia di mercato meno sfruttata e che offre maggiori rendimenti, cosa si può chiedere di più?

“Il problema è che si tratta di asset a cui può accedere solo a una ristretta cerchia di investitori. La maggior parte degli investimenti rimangono ancora concentrati in un mercato sempre più affollato”, spiega Richards. Stiamo spingendo l'investitore attraverso un tunnel sempre più stretto, mentre si sa che i mercati privati hanno offerto rendimenti migliori e stanno arrivando molti nuovi capitali", afferma l'amministratore delegato. Per il CEO, tutto questo sta generando una diseguaglianza tra clienti istituzionali e retail, dato che questi ultimi non posso accedere agli investimenti privati. “È vero che la tecnologia si sta sviluppando e ci sono diverse proposte per offrire una proprietà frazionata di prodotti di private capital, ma è ancora in una fase embrionale.

Il dibattito, secondo Richards, si concentra sempre sul tema della liquidità. "Tutti i mercati hanno una liquidità condizionata". Sicuramente affinché il mercato sia liquido, ci deve essere sempre qualcuno che voglia comprare. Se non ci sono acquirenti, la liquidità svanisce. Certo, non si può fare un paragone tra le società a grande capitalizzazione americane con quelle dei mercati privati, ma bisogna ricordare che la liquidità giornaliera non sempre è un vantaggio per l’investitore".

“Spesso il mark to market può essere molto pericoloso perché può spingere l’investitore a vendere in momenti di panico.

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