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La raccolta dei PIR si è avvizzita


Nessuna sorpresa, solo l'ufficialità: i dati dei primi tre mesi del 2019 confermano la parabola discendente dei PIR. Guardando alla mappa pubblicata da Assogestioni, la raccolta di questi prodotti va in rosso di 2,2 milioni mentre il patrimonio si attesta a 18,8 miliardi. Ad alimentare questi prodotti, ad oggi, sono rimasti soltanto i vecchi detentori anche perché dallo scorso gennaio il mercato è fermo. Il nuovo assetto dei PIR, così come previsto dal decreto attuativo pubblicato i primi di maggio, non piace ai gestori e finora nessuna fund house si è mossa per creare dei prodotti ad hoc. Le modifiche normative entrate in vigore a gennaio, che riguardano il vincolo del 3,5% da destinare sia ad AIM che al venture capital, insieme al brutto periodo trascorso dai mercati finanziari nell'ultima parte del 2018 hanno paralizzato la corsa dei PIR.

Guardando nel dettaglio, dei 72 prodotti esistenti sul mercato, quasi tutte le categorie perdono sottoscrizioni, tranne i prodotti flessibili (+43,4 milioni). 

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Difficile poi trovare una raccolta positiva tra i dati raccolti dalle singole società. I segni meno del trimestre sono praticamente quasi ovunque. Il gruppo che ha incassato di più è Mediolanum con 47,6 milioni (91 nel IV trimestre 2018), segue Fideuram con 8,7 milioni ( 26,4 nel trimestre precedente) e Iccrea con 3,9 milioni (11,8 invece nei tre mesi precedenti).

 

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Anche il secondo trimestre si chiude in rosso per i Piani individuali di risparmio che da inizio anno perdono 351 milioni. Il patrimonio di questi prodotti si attesta a fine giugno a 18,5 miliardi.

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