La mano pesante della Fed


Contributo a cura di Marco Vailati, responsabile Ricerca e Investimenti di Cassa Lombarda.

La Fed è intervenuta in modo risoluto per affrontare l’emergenza creata dalla diffusione della pandemia. La Banca Centrale USA ha due obiettivi: piena occupazione e stabilità dei prezzi. Il distanziamento sociale, il blocco delle attività e la riduzione degli scambi internazionali, per combattere la diffusione del Covid-19, costituivano le premesse di un rischio sistemico: crisi di liquidità, licenziamenti, fallimenti e profonda recessione con shock da domanda e offerta. Per attenuare gli impatti di questi sviluppi, a prescindere dall’auspicabile intervento di stimolo fiscale, e porre le premesse per un recupero dalla probabile recessione, la Fed ha agito rapidamente con  varie misure straordinarie di politica monetaria anche non convenzionali.

Innanzitutto ha tagliato i tassi. Con decisione intra-meeting, a cui non ricorreva dalla crisi Lehman, il 2 marzo ha tagliato i tassi sui Fed Fund di 50 punti base, portandoli al range 1-1,25%. Successivamente, di domenica e senza aspettare la riunione programmata del 18 marzo, il 15 marzo ha ulteriormente abbassato il corridoio di 100 punti base portandolo al minimo storico precedentemente tenuto dal 12/08 all’11/15. Oltre al taglio del tasso ufficiale, la Banca centrale USA ha posto in essere altre iniziative volte ad agevolare il mantenimento della liquidità nel sistema:

  • Ha ridotto a zero, senza spread rispetto ai Fed Fund il tasso di sconto; ha aumentato la possibilità per gli istituti di credito di erogare prestiti riducendo a zero le riserve richieste;
  • ha attivato linee di swap con 14 banche centrali abbassandone il costo di 25 punti base, ha attivato due nuovi programmi per supportare il credito alle grandi imprese ossia il PMCCF (Primary Market Corporate Credit Facility) per sostenere le nuove emissioni di obbligazioni e prestiti e il SMCCF (Secondary Market Corporate Credit Facility) per dare liquidità al mercato secondario dei corporate bond;
  • ha aumentato la CPFF (Commercial Paper Funding Facility) a sostegno degli enti locali, ha attivato l’offerta ininterrotta e illimitata di liquidità overnight per finanziare gli istituti di credito con diversi collaterali;
  • ha attivato altre strutture per assicurare la liquidità del mercato dei fondi monetari;
  • ha riaperto la Term Asset-Backed Lending Facility (già usata nel 2008) per espandere il credito a famiglie e imprese con 300 miliardi di dollari a disposizione per nuovi prestiti;
  • soprattutto, ha attivato un programma di acquisto titoli.

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Il programma è stato definito il 16 marzo in 500 miliardi di titoli del tesoro e 200 miliardi di titoli garantiti da ipoteca ed è stato successivamente, il 23 marzo, reso illimitato ed esteso a cambiali commerciali e titoli di enti governativi. Lo scopo è di affrontare le disfunzioni del mercato con il possibile aumento delle emissioni governative per finanziare le manovre politiche di stimolo. Inoltre, persegue l’intento di mantenere bassi i tassi di interesse per facilitare da un lato il finanziamento e dall’altro il servizio del debito da parte degli operatori. La Fed ha iniziato a implementare il nuovo programma di acquisti in maniera eclatante: il suo bilancio è passato da 4.668 miliardi del 18 marzo ai 5.254 del 25 marzo raggiungendo la consistenza massima storica dopo una sola settimana di  nuove operazioni. Nonostante tutta questa devastante potenza di fuoco, la Fed non ha esaurito le sue armi perché il suo bilancio è ancora solo pari al 19% del Pil, mentre quello della Bce è già al 39% e quello della BoJ addirittura al 104%.

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