La macroeconomia nel 2019 (secondo Banca Finnat)


Se dovessimo fare un riassunto dell’andamento economico nel 2018 basterebbero davvero poche parole. All’inizio la crescita globale appariva sostenuta e sincrona. Poi, tale ripresa, anche per via delle incertezze causate dalle politiche protezionistiche varate dall’amministrazione Trump hanno causato un improvviso rallentamento del commercio mondiale, che ha danneggiato soprattutto l’economia dell’Eurozona, dimostrandosi particolarmente fragile. Basti pensare agli ultimi indicatori in termini di crescita, in Germania o Francia, e agli ultimi dati sul PIL italiano a -0,2% nel quarto trimestre. Partendo da questi presupposti, perciò, sono in molti a chiedersi cosa potrebbe accadere quest’anno sul fronte equity e fixed income. Secondo lo scenario macroeconomico stilato dagli esperti di Banca Finnat ci sono alcuni temi da tenere sott’occhio.

Outlook sull’equity

Il primo luogo, secondo la banca privata, ll marcato sell off che ha colpito i mercati azionari nel corso dell’ultimo trimestre 2018 dovrebbe aver prezzato questo nuovo scenario di forte rallentamento congiunturale. Eppure non è stata prezzata alcuna eventuale evoluzione recessiva.

Altro punto riguarda la trade war: “un accordo Usa/Cina sulle tariffe doganali appare di particolare importanza. L’eventuale rialzo dei dazi dall’attuale 10% al 25% oltre la soglia dei 200 miliardi di dollari di import dalla Cina potrebbe tagliare di 1.1 p.p. il PIL cinese. Nell’ipotesi di accordo, l’economia americana (che al momento non presenta ancora alcun forte deterioramento degli indicatori macroeconomici) potrebbe avere più spazio di recupero tenuto conto che la Fed, in caso di maggior rallentamento, dopo 9 rialzi dei tassi dal dicembre 2015, avrebbe ampie possibilità di interrompere il percorso di restrizione monetaria ed, eventualmente, di riprendere ad abbassare i tassi d’interesse”.

Maggiore preoccupazione la desta invece, come accennato, l’economia europea. “L’area sta già ampiamente soffrendo di sviluppi pre-recessivi. Un accordo Usa/Cina sulle tariffe doganali non esclude la possibilità che dazi punitivi possano essere introdotti a danno delle esportazioni europee. In caso di ulteriore deterioramento macroeconomico la BCE si troverebbe impossibilitata ad agire con la leva monetaria ed una replica del QE appena concluso sembrerebbe un’opzione politicamente improponibile. L’esito della Brexit a fine marzo e le elezioni europee a fine maggio rappresentano due ulteriori fattori di rischio”.

Outlook reddito fisso

In scia alle iniziali attese di crescita economica e di inevitabile risalita dell’inflazione, i rendimenti delle obbligazioni a lungo termine sono aumentati, nel corso dei primi 9 mesi del 2018, in tutte le principali economie avanzate (giustificando duration ridotte). Il tasso di rendimento del decennale Usa si è portato, nel periodo, dal 2,42% al 3,25%. “Le successive preoccupazioni emerse circa la maturità del ciclo economico e soprattutto i segnali di forte rallentamento congiunturale hanno inaspettatamente appiattito le curve d’interesse, riportato a rendimenti negativi circa 8,3 trilioni di dollari di obbligazioni governative e societarie e ridotto il tasso sul decennale Usa dal 3,25% al 2,58%”, dicono dalla banca.

L’inflazione, almeno per il 2019, sembra essersi poi nuovamente eclissata. Per quanto riguarda gli Stati Uniti, secondo gli esperti “l’inflazione è scesa dal 2,9% di giugno all’1,9% di dicembre (al minimo degli ultimi 17 mesi) e la forte caduta dei prezzi petroliferi nei mesi finali del 2018 potrebbe ora portare la dinamica inflattiva USA all’1,5% a metà 2019, con un inflazione core sempre stabile al 2,2%. In Eurozona invece “l’inflazione si è portata dal 2% di giugno all’1,6% di dicembre e potrebbe attestarsi all’1% nel corso del 2019, tendendo all’1,5% nel 2020. La core inflation, stabile all’1% da circa 5 anni, continuerà a mantenersi ben distante dai livelli auspicati dalla BCE”.

Il rischio tasso, in questo nuovo contesto macroeconomico, alla luce della dinamica inflattiva ed economica, si è fortemente ridotto; in uno scenario di rallentamento economico il rischio maggiore diventa il rischio emittente (sia governativo che corporate). Possibili riduzioni dei tassi Usa e debolezza attesa sul dollaro potrebbero beneficiare l’obbligazionario emergente in valuta locale.

Società

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