La fine del QE in Europa: le prime reazioni delle società di gestione


L'ultima riunione del 2018 della Banca Centrale Europea non ha provocato il minimo shock sui mercati. Come previsto, dopo quasi quattro anni e 2,6 trilioni di euro di acquisti, la BCE ha terminato il suo programma di acquisto di asset. 

Captura_de_pantalla_2018-12-13_a_las_16

Fonte: Mirabaud AM.

Questo è solo il primo passo nella fase di uscita dallo stimolo monetario in Europa: i tassi sono rimasti allo 0% e quelli sui depositi sono a -0,4%. Ma questo non significa che il supporto della BCE verrà meno: come la Federal Reserve, al momento, continuerà a reinvestire il capitale acquistato tramite il precedente programma. "La decisione di interrompere il quantitative easing è chiaramente una pietra miliare sulla lunga strada della BCE verso la normalizzazione della sua politica", riassume Anna Stupnytska, economista globale di Fidelity International. "Inoltre, fino a questo momento, la BCE è riuscita ad evitare grossi scossoni sul mercato grazie alla buona capacità di comunicazione in un contesto economico difficile".

Più critico è Paul Diggle, economista senior di Aberdeen Standard Investments: "La decisione di porre fine al QE, in questo momento, ha più a che fare con la politica piuttosto che l'economia". A suo parere, questo darà maggior soddisfazione ai falchi nel Consiglio direttivo, in particolare ai tedeschi. "Se chiudi entrambi gli occhi, i dati economici possono giustificare la decisione", ironizza. "Anche se è molto probabile che le nuove previsioni economiche implichino revisioni al ribasso, la Banca centrale nutre ancora grandi speranze sulla ripresa delle borse europee e che l'inflazione core aumenti con la crescita dei salari". Ma per l'economista entrambe le aspettative sono troppo ottimistiche se si considera ciò che sta accadendo nel mondo, e in particolare in Europa. "Il sospetto è quello che ora Draghi non sarà più in grado di aumentare i tassi", dice.

E adesso?

"Mi piace paragonare Draghi a una colomba ottimista", afferma Bart Hordijk, analista di Monex Europe. "Il governatore ha ancora una volta dimostrato la varietà di sfumature delle sue penne dando un messaggio positivo, ma guardando un po’ troppo al lato buono delle cose". L'esperto è piuttosto critico sull'esito del programma di acquisto. "Nonostante il suo ottimismo, Draghi non può evitare la realtà: il QE della BCE ha avuto un epilogo triste, al contrario i quello che ci si aspettava”.

La discussione prosegue sul timing del primo rialzo dei tassi in Europa. "Non mi aspetto un rialzo dei tassi d’interesse prima dell’ultimo trimestre del 2019". Ora resta da vedere quali saranno le armi in mano alla BCE nel caso in cui in Europa non migliorino le condizioni di crescita economica. "Per il momento, Mario Draghi può tirare un respiro di sollievo: l'allentamento quantitativo è terminato e i mercati non si sono fatti prendere dal panico", conclude Stupnytska.

Queste sono domande a cui Diggle avrebbe preferito avere una risposta. "Tutto ciò che abbiamo visto è che la reazione sarà lenta. "La BCE è sempre stata lenta nel ridurre i tassi d’interesse e veloce nell'aumentarli", dice. "È consapevole che può ottenere il sostegno del Consiglio direttivo solo nel caso in cui la situazione economica peggiori. Per ora siamo un po' lontani da questa situazione e, inoltre, l'influenza di Draghi verrà gradualmente ridotta man mano che ci avviciniamo alla scadenza del suo mandato a ottobre del prossimo anno. Nel caso in cui l’economia dovesse peggiorare, la BCE sarà costretta a cambiare le previsioni della sua politica futura", aggiunge.

Sebbene le porte siano chiuse, c’è chi cerca di entrare dalle finestre. Secondo Patrice Gautry, capo economista di Union Bancaire Privée, la BCE si prepara a gestire indirettamente il rischio di un potenziale rallentamento che potrebbe non essere temporaneo come quello del 2018, ma permanente. "Qualsiasi aumento dei tassi sarebbe ritardato, e altre misure di liquidità (TLTRO) potrebbero tornare alla ribalta", afferma l'esperto.

Antoine Lesné, responsabile strategia e ricerca EMEA di State Street Global Advisors, conclude con un interessante riflessione: "Considerato l’attuale basso livello dei rendimenti dei bond core, l’anno prossimo ci sarà poco supporto, fattore che ci porta a preferire esposizioni con una duration più breve per attenuare una parte della sensibilità dei portafogli ai tassi di interesse".

Professionisti
Società

Notizie correlate