La Fed si prende una pausa e cambia tono


Il primo intervento del 2019 della Federal Reserve inizia con un cambio di tono che riflette il contesto di incertezza in cui si muove la crescita globale. Come scontato dal mercato, la Fed mantiene i tassi nel range del 2,25-2,5%. Durante la conferenza stampa, il presidente Powell ha mantenuto toni accomodanti, evidenziando che le correnti incrociate, il clima di maggior incertezza (legato allo shutdown governativo, al rallentamento della crescita di Europa e Cina, alla Brexit e alle tensioni commerciali) e le condizioni finanziarie più rigide spingono alla cautela. 

“A nostro avviso la dichiarazione del FOMC è inequivocabilmente dovish e ulteriori aumenti dei tassi sono improbabili nel breve termine. Tuttavia, osserviamo che la Fed continua a considerare solida l’economia USA e riteniamo che la crescita dei salari dovrebbe continuare. L'aumento dell'inflazione nel corso dell'anno sarà una precondizione per l'aumento dei tassi d'interesse. Una Fed più accomodante conferma la nostra view positiva sulle obbligazioni e le azioni emergenti. La riduzione del rischio di inflazione è di supporto per le azioni che distribuiscono dividendi più elevati e per le obbligazioni sovrane”, commenta Gero Jung, chief economist di Mirabaud AM.

Nick Maroutsos, fund manager di Janus Henderson Investors, prosegue che “l'economia non sta marciando a pieno ritmo, l'inflazione è inesistente, e rimane su livelli minimi poiché meno collegata al calo della disoccupazione negli Stati Uniti. Il rischio geopolitico è ai massimi storici, considerato che politicamente ci troviamo di fronte ad una nuova situazione di stallo a Washington. La stagnazione economica e il rischio geopolitico fanno persistere la presenza di nubi sulle prospettive di crescita".

Secondo Charles St Arnaud, senior investment strategist di Lombard Odier, la Federal Reserve non aumenterà ulteriormente i tassi almeno per la prima metà del 2019. Tuttavia, data la rigidità del mercato del lavoro e la continua accelerazione della crescita salariale, la Banca centrale potrebbe aumentare apportare uno o forse due rialzi dei tassi nella seconda metà dell'anno qualora non dovessero concretizzarsi i rischi downside per la crescita. In questo senso, il FOMC ha dimostrato di essere sensibile all'andamento del mercato azionario e un ulteriore rally porterebbe probabilmente a un rialzo dei tassi. Riteniamo che la prossima mossa politica della Federal Reserve sarà quella di specificare le dimensioni ottimali del bilancio, se sarà necessario un ritmo di coverage più lento e quale sarà la composizione migliore per il portafoglio della Fed in termini di scadenza. Probabilmente, la decisione relativa a questi temi verrà presa nei prossimi mesi”. 

Outlook di mercato 

“Per quanto concerne l’outlook di mercato, siamo in uno scenario in cui le cattive notizie sono, ancora una volta, interpretate come buone nuove. La logica alla base di questo ragionamento è che il peggiorare dei dati macroeconomici aumenti la probabilità di nuovi stimoli monetari, per gonfiare i mercati e le economie. Ma una Fed neutrale potrebbe non essere sufficiente ad arrestare una fase di rallentamento sincronizzato dell’economia globale, in un contesto che in ogni caso si dimostrerebbe negativo per gli utili societari”, spiega Brendan Mulhern, global strategist di Newton (BNY Mellon IM).

Un’importante implicazione riguarda le materie prime: dopo il meeting di gennaio della Fed, sembra che i sette anni di carestia per chi investe in oro e argento siano finalmente giunti alla fine. “Il lungo ciclo di promesse di normalizzazioni, rialzi dei tassi e riduzione futura dei bilanci della Banca centrale si è bruscamente arrestato. I metalli preziosi sono finalmente liberi dalla morsa delle forward guidance e a mio avviso sembrano pronti a intraprendere un’altra lunga fase rialzista”, spiega Ned Naylor-Leyland, gestore di Merian Global Investors. È interessante notare come dall’inizio della fase di carestia, quando l’oro toccò il massimo di 1.900 dollari l’oncia nel 2011, i bilanci delle Banche centrali hanno continuato ad espandersi. “C’è da chiedersi quali livelli possa raggiungere il valore in dollari dell’oro e dell’argento questa volta”, conclude.

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