La Fed può davvero tagliare i tassi nel 2019?


La pausa della Federal Reserve non sembra bastare ai mercati. La pressione in vista della prossima riunione della Banca Centrale americana del prossimo 1 maggio è già iniziata, come dimostrato dai movimenti della curva dei Treasury e dalle dichiarazioni proveniente dagli USA. Sul primo punto, sostiene Antonio Cesarano, chief global strategist di Intermonte SIM,la propensione degli operatori è evidente, alla luce della forte domanda in occasione dell’ultima asta di 40 miliardi di dollari di Treasury biennali, soprattutto dall’estero, da cui è scaturito un aumento della pendenza della curva sullo spread 2/10 anni pari a 2 punti base”. Per quanto riguarda il secondo punto sono da registrare le dichiarazioni di Stephen Moore, candidato del presidente Donald Trump al seggio vacante nel board della Federal Reserve, secondo cui la Banca Centrale dovrebbe immediatamente procedere ad un taglio dei tassi di 50 punti base. Parole che, fa notare inoltre il chief global strategist di Intermonte SIM, “potrebbero rendere gli operatori più impazienti sul timing e sull’entità di implementazione del taglio dei tassi”.

Risvolti su mercato azionario e crescita globale

La dinamica descritta determina, nell’attuale contesto dominato dalle misure di politica monetaria, effetti a catena su tutte le asset class e sulle dinamiche di crescita globale, sebbene sussita un equilibrio, seppur precario, determinato dalla netta diminuzione delle aspettative di recessione nei primi mesi del 2019. “I rendimenti del Treasury”, sottolinea Esty Dwek, senior investment strategist di Natixis Investment Managers, “si sono stabilizzati intorno al 2,7% per il decennale americano, trovando un equilibrio con la ripresa della domanda per gli asset rischiosi”. “Non ci aspettiamo”, prosegue, “un movimento verso l’alto, anche nel caso in cui le tensioni commerciali tra USA e Cina si dovessero attenuare, perché le attese per una pausa della Fed dovrebbe agire da tetto”.

Il quadro, al netto delle incertezze e dei movimenti di brevissimo periodo, resta in ogni caso supportivo secondo Mark Haefele, chief investment officer Global Wealth Management di UBS, anche grazie al fatto che, rileva, i futures sui Fed fund scontino un taglio dei tassi nei prossimi dodici mesi. “Questo fattore”, afferma Haefele, unito all’aumento delle aspettative per la crescita mondiale, disegnano uno scenario positivo per le azioni globali, che sono salite del 12% da inizio anno”. “A loro volta, prosegue il chief investment officer Global Wealth Management di UBS relativamente ai titoli di Stato USA, “i rendimenti dei Treasury statunitensi a 10 anni sono scesi di 17 punti base da inizio anno e le azioni con caratteristiche obbligazionarie hanno guadagnato terreno: ad esempio, il settore americano delle utility ha registrato una performance del 10%".

Treasury/S&P500

“Se nei prossimi mesi i dati economici confermeranno il superamento della recente fase di debolezza”, conclude Haefele, “le aspettative di utile saliranno, ma le attese sui tassi d’interesse dovranno probabilmente subire un adeguamento. Se invece verrà rilevata un’ulteriore decelerazione congiunturale, le quotazioni torneranno a scontare un più alto rischio di recessione. Da parte nostra, ci aspettiamo che si verifichi il primo scenario, ma al netto dei rischi giudichiamo prudente prendere parzialmente profitto dopo questa brillante corsa al rialzo”.

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