La distribuzione dei fondi nell’era post Brexit


Contributo a cura di Attilio Veneziano, founder di Veneziano & Partners, World Gondola e autore del libro “Deepening the Single Market in Europe: How to obtain and maintain Fund Marketing Authorisations in Europe and report to the Board of Directors”.

La vittoria del Partito conservatore alle elezioni generali del Regno Unito lo scorso dicembre 2019 sembra aver accelerato di nuovo il processo di uscita dall’Unione Europea, meglio conosciuto alla cronaca come Brexit. Dopo alcuni anni di incertezza dal voto referendario del 2016, pare che il nuovo decennio veda finalizzato decisivamente il tanto travagliato e discusso divorzio tra il Regno Unito e UE. In questo articolo discuteremo alcuni dei temi salienti relativi alla distribuzione di fondi dal Regno Unito e nel Regno Unito a seguito della Brexit e nel corso delle trattative con l’Unione.

Il periodo transitorio e il regime temporaneo

L’anno 2020 potrà passare alla storia come l’anno della Brexit. Lo scenario politico attuale, oltre al fatto che la Brexit sia stata già posposta per ben due volte in passato, non ci consente di escludere ancora, in maniera definitiva, la possibilità di un’uscita disorganizzata del Regno Unito dall’Unione Europea, ossia in mancanza di un accordo commerciale. Già a partire dal 2019, le istituzioni UK hanno tuttavia lavorato incessantemente per porre in essere un regime temporaneo, creato al fine di introdurre misure atte a garantire una transizione per quanto possibile fluida alla nuova normalità in caso di hard Brexit. Il regime temporaneo si inserisce in questo contesto.

La finalità di tale regime è quella di consentire continuità nella commercializzazione di fondi di investimento collettivo nel Regno Unito nel caso di hard Brexit. Tali misure sono in aggiunta al lavoro posto in essere dalle istituzioni britanniche al fine di recepire parte della regolamentazione europea nella legislazione interna. In sostanza, il regime temporaneo si basa su una finzione giuridica, secondo la quale il Regno Unito continuerà a fare parte dell’UE in maniera fittizia, onde consentire la libera circolazione di prodotti e servizi finanziari europei nel Regno Unito per un periodo di tempo limitato. Tale finzione giuridica consentirà di preservare il funzionamento dei mercati nell’immediatezza di una hard Brexit per quegli operatori che si sono avvalsi del regime facendo le notifiche del caso secondo le tempistiche previste nel 2019.   

Un’altra finzione giuridica, simile al regime temporaneo, viene prevista dalla Withdrawal Bill e viene definita come periodo transitorio. Il periodo transitorio ha inizio nel corso delle negoziazioni tra il Regno Unito e l’Unione Europea e durerà fino a quando non ci sarà un nuovo accordo commerciale o l’hard Brexit. Il periodo transitorio, che potrebbe durare fino alla fine del 2020 ed essere esteso per un lasso di tempo aggiuntivo, si basa sulla premessa che in attesa di un accordo commerciale tra le parti, il Regno Unito continuerà a far parte in maniera fittizia dell’UE e sarà soggetto alle leggi, regolamenti e decisioni in vigore nell’Unione. Il periodo transitorio non esclude di per sé un’hard Brexit, che resta ancora possibile nel caso in cui la Withdrawal Bill non venga ratificata alla fine del mese di gennaio 2020, ovvero nel caso in cui un accordo commerciale non sia raggiunto entro la fine dello stesso anno.  

Misure temporanee a parte, sembra che il sentimento diffuso dell’industria dei fondi sia evoluto in maniera unanime e tenda ad aver recepito che a seguito della Brexit sarà difficile se non impossibile per gli operatori del Regno Unito poter mantenere lo stesso livello di accesso ai mercati europei esistente all’epoca del passaporto.

Cosa fare nel frattempo?

Con specifico riferimento alla commercializzazione e distribuzione di fondi di investimento collettivo, ai sensi delle direttive UCITS e GEFIA, dobbiamo operare una distinzione tra la commercializzazione all’interno del Regno Unito e quella verso l’Europa.

Nel caso di fondi esistenti già nel 2019, l’autorità regolamentare del settore finanziario del Regno Unito (FCA) ha già implementato un regime temporaneo, la cui finestra di applicazione è chiusa. Possiamo presumere che per chiunque non si sia avvalso del regime temporaneo, facendone relativa richiesta (e pensiamo che si tratti di una netta minoranza) o per nuovi operatori che entrano in questo mercato, nel caso di hard Brexit avranno l’opzione di ottenere l’autorizzazione alla commercializzazione dei propri fondi secondo la normativa locale in tema di offerta privata (il national private placement regime).

In tal caso, anche i fondi UCITS europei verranno considerati come FIA di Paesi terzi e saranno sottoposti inoltre alla reportistica di cui all’allegato IV della direttiva GEFIA. Per l’offerta a investitori locali retail, la regolamentazione in vigore nel Regno Unito offre la possibilità di ottenere un’autorizzazione alla commercializzazione ai sensi dell’articolo 272 del Testo unico sui mercati e servizi finanziari del Regno Unito.

Per la commercializzazione dal Regno Unito verso l’Europa, la situazione è altrettanto chiara, e tutti i fondi domiciliati in UK verranno considerati come FIA non europei e sottoposti al regime dell’offerta privata, ove esistente.

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