La democratizzazione del Private Equity


Contributo a cura di Edoardo Levy, founder e managing partner di BZH Capital.

La democratizzazione del private equity è un tema molto caldo, specialmente in Europa dove i bassi tassi di interesse e le condizioni dei mercati stanno creando una forte domanda per prodotti alternativi in grado di generare rendimenti di lungo termine più elevati e con maggiore stabilità.

L’attrazione degli investitori al mercato del private equity può essere meglio compresa analizzando i risultati di un recente studio degli analisti di Boston Consulting Group. Questi hanno concluso infatti che un eventuale prossimo rallentamento dell’economia potrebbe essere un momento di significative opportunità per l'industria del private equity. Non solo l'economia di base è strutturalmente più solida di quanto non fosse un decennio fa, ma anche i managers di private equity e le loro società che detengono in portafoglio hanno fondamentali molto più solidi.

Un ambiente caratterizzato da maggiori rischi politici crea sfide, ma offre contemporaneamente opportunità a coloro che hanno la capacità di navigare il nuovo contesto. Focalizzando la propria attenzione su miglioramenti operativi, l'industria del private equity può dimostrarsi più preparata ad una eventuale recessione e quindi più pronta per il futuro. Una quantità importante di dati consolidati mostra già come su un periodo prolungato il private equity abbia generato ritorni più elevati e stabili rispetto a quelli dei mercati pubblici.

Ciò detto, mentre abbiamo assistito negli anni passati ad un aumento dell’allocazione al mercato private equity da parte di investitori istituzionali come fondi pensione o assicurazione, l’esposizione al mercato del private equity da parte di investitori high net worth rimane ancora relativamente bassa. Secondo il World Wealth Report 2019 di Capgemini soltanto il 5% della ricchezza globale degli investitori high net worth, stimata a 70.000 miliardi di dollari, e’ investita in prodotti alternativi e solo una frazione di questo 5% è investita in private equity.

Il motivo fondamentale di questo fenomeno è legato ad alcune delle caratteristiche dell’investimento “private” che rendono l’accesso più complesso per investitori high net worth con un livello di sofisticazione e propensione al rischio diverso rispetto al classico investitore istituzionale. Tali caratteristiche sono:

  • Illiquidità

L’investimento di private equity crea valore nel lungo termine e di conseguenza tale investimento tende ad avere periodi di “lock-up” superiori ad alternative sui mercati più liquidi;

  • Assenza di cash flows

Il classico investimento in private equity è caratterizzato dall’assenza di una generazione di flussi di cassa nei primi anni. Ciò è spesso causa di apprensione da parte di investitori privati che notoriamente sono abituati a profili di flussi di cassa più ravvicinati nel tempo.

  • Elevate quote di ingresso

L’investimento nei mercati privati comporta spesso e volentieri un investimento minimo di svariati milioni di euro, il che rende l’accesso ad un fondo di private equity piu’ complesso.

  • Chiamate di capitale

Il classico prodotto di private equity chiama capitale nel tempo, ponendo problemi amministrativi non indifferenti ad investitori di più piccole dimensioni.

  • Trasparenza e disponibilita’ di informazioni

Mentre i mercati pubblici offrono informazioni quasi immediate sulla performance degli investimenti, i mercati privati offrono notoriamente informazioni su performance periodiche, trimestrali e/o annuali. Inoltre l’ammontare di informazioni disponibili ad un investitore su tali mercati è notoriamente inferiore rispetto a quelle disponibili sui mercati pubblici.

  • Selezione del manager

La disponibilità di informazioni nel mercato del private equity ha anche un impatto sull’abilità di un investitore high net worth di poter selezionare strategia di investimento e il manager adeguato per implementare tale strategia. Con oltre 4.000 managers a livello globale, e oltre 6 strategie dal private equity, al venture, alle infrastrutture, al credito, il mercato del private capital pone una seria difficoltà all’investitore high net worth nel decidere come allocare il proprio capitale in tale asset class. Ciò si lega alla grande necessità di dover conoscere il manager a cui si affidano i propri capitali nei mercati privati.

  • Esperienza

Nel mondo del private banking il cliente high net worth è abituato ad un livello di servizio personalizzato e spesso impeccabile. Ciò detto i suoi potenziali ammontari di investimento nel private equity sono molto più limitati se paragonati a quelli disponibili ad investitori istituzionali. Questo fattore impatta il livello di servizio che un investitore privato può attendersi da managers di private equity tradizionali..

Sebbene ad oggi le opzioni “democratiche” di investimento in private equity siano ancora poche a livello globale, ci aspettiamo nei prossimi anni di assistere ad una costante crescita dell’interesse degli investitori non-institutional a questo mercato, e di conseguenza alla crescita di prodotti che possano aiutare tali investitori ad accedere i mercati privati in maniera più personalizzata ed intelligente.

BZH Capital è nata esattamente con lo scopo di democratizzare l’accesso al private equity. Questo per noi siginifica risolvere tante delle problematiche sopra menzionate, creando un accesso al private equity intelligente ed efficiente senza rinunciare alle caratteristiche positive che questa strategia di investimento offre. A luglio del 2019 questa visione ha trovato concretezza nell’inizio della raccolta di un fondo di private equity, BZH Private Equity Opportunities Fund 1 da 225 milioni di euro strutturato come un certificato listato e con ISIN code, con sottoscrizione minima posta a soli 125.000 euro (o 150.000 dollari statunitensi) che ha l’obiettivo, oltre ai classici target di qualità, diversificazione e performance, di generare flussi di cassa fin dal primo anno di vita. Con questo prodotto vogliamo dimostrare che è possibile portare alla portata di risparmiatori di ogni size ciò che ad oggi è stato a solo appannaggio di investitori istituzionali, mantenendo il livello di sofisticatezza tipico degli strumenti di private equity senza dover abdicare al bisogno di liquidità dell’investitore privato.

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