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La correzione dei titoli tecnologici non è finita, ma non parliamo di bolla


Contributo a cura di Mario Cribari, partner e responsabile della strategia e ricerca di BlueStar Investment Managers Sa.

Le performance di Apple o di Tesla dopo lo stock spilt denotano un eccesso di euforia, mentre si vedono segnali di pressione sui titoli tecnologici, quindi è probabile che la correzione non sia finita. Tuttavia un crollo è molto improbabile, anche perché avrebbe un effetto valanga su tutti quei listini fortemente pesati su di essi, S&P500 in primis.

Dopo i nuovi massimi storici toccati da alcuni listini, soprattutto quelli americani più pesati sui tecnologici, la volatilità è tornata a salire prepotentemente. Valutazioni oggettivamente generose, un evidente picco di euforia, la mancanza di catalizzatori di breve, una stagionalità non favorevole e l’incertezza sulla forma della ripresa economica hanno generato una discreta dose di confusione. L’epidemia globale intanto non accenna ad arrestarsi e se un picco è stato finalmente raggiunto nelle Americhe, l’infezione è tornata ad accelerare in Europa.

A questo punto sembra che lo scenario più probabile sia quello di un andamento economico a salire. I dati PMI si muovono in maniera asincrona, logicamente in linea con le ondate epidemiche dei vari paesi. In Usa abbiamo assistito a un netto rimbalzo, in Europa questo era già avvenuto e siamo ora in fase di stasi, in Cina il dato è più stabile ma crescente. L’impressione è quella di un andamento a “scalini”. Dopo il fortissimo rimbalzo del terzo trimestre, dovremmo così avere un quarto trimestre più moderato, seppur positivo, seguito auspicabilmente da una prima parte del 2021 più forte.

Nel dramma, la grossa novità di questa crisi rispetto a quella finanziaria del 2008 è stata il massiccio intervento fiscale, oltre a quello monetario. Non più soltanto soldi buttati nel sistema finanziario che hanno evitato il baratro, ma hanno aiutato poco l’economia e molto più la finanza, ma anche spesa pubblica, auspicabilmente produttiva, come gli investimenti pubblici di lungo termine già annunciati in molti paesi e di cui il Recovery Fund europeo rappresenta l’emblema, finanziata da debito comprato esplicitamente dalle banche centrali. Un perfetto esempio di stimolo keynesiano.

Le banche centrali oggi sono esplicitamente complici e accomodanti sull’emissione di nuovo debito e si stanno ormai trasformando da entità indipendenti, con l’obiettivo di controllo dell’inflazione, a portafoglio illimitato dei ministri economici e finanziari dei vari paesi. Questo nuovo standard presenta rischi di insostenibilità nel lungo periodo, ma nel breve il suo apporto può essere positivo. Riteniamo che, contrariamente a quanto ci si poteva aspettare, la crisi abbia dato uno scossone, potenzialmente positivo, alle prospettive economiche stagnanti post 2008.

Tecnologici sotto pressione

Tornando sui mercati e in particolare al settore tecnologico, se in poche settimane un titolo come Apple ha aumentato la propria capitalizzazione fino ad avere da sola quella dell’intero indice Russell 2000 o quando nel giorno di uno stock split un titolo come Tesla guadagna un ulteriore 10% è evidente che ci troviamo dinnanzi a un eccesso di euforia. Senza scomodare il termine “bolla”, ci sono cinque motivi principali per i quali riteniamo che la correzione in questo ambito non sia ancora conclusa:

1) la fine definitiva dei lockdown dovrebbe riportare il consumo più sul fisico e meno sul virtuale;

2) i tassi di interesse così bassi non hanno ulteriore spazio di discesa e anzi, se il nostro scenario reflazionista si rivelasse corretto, potrebbero significativamente risalire;

3) le valutazioni sono indubbiamente elevate;

4) alcune capitalizzazioni sono diventate eccessive;

5) i politici si stanno rendendo conto dell’enorme potere implicito che tali società posseggono e stanno già ponendo talune restrizioni.

Per quanto riguarda le scelte di investimento, la nostra componente lunga è sempre ben protetta da una quota importante di hedge diretti e indiretti, oltre a una quota rilevante di cash. Restiamo investiti in maniera convinta in tematiche di lungo termine quali difesa, sicurezza, tecnologia innovativa, cyber-sicurezza, robotica, fintech, farmaceutica, biotecnologie, nuovo consumo, sostenibilità ambientale, i settori favoriti da tassi bassi. Abbiamo recentemente aggiunto altri settori value come industriali, costruzioni e infrastrutture. Nel comparto obbligazionario restiamo pesantemente sottopesati e siamo investiti in alcuni governativi e alcune nicchie a più alto rendimento. Sul fronte valutario restiamo ben diversificati tra valute risk on e risk off: siamo moderatamente esposti su dollaro Usa, Franco svizzero e Yen, restiamo corti sul Dollaro australiano e abbiamo recentemente aumentato le valute emergenti locali.

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