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La Cina non è il problema, ma potrebbe essere una soluzione


Gli investitori a livello mondiale hanno in questo momento un atteggiamento troppo pessimistico e nutrono più di qualche timore nei confronti del mercato cinese. Tutte queste preoccupazioni saranno fondate? Alcuni esperti dei mercati emergenti la pensano diversamente, investire in questo momento sulla Cina potrebbe fruttare rendimenti a lungo termine interessanti.

Secondo Jian Shi Cortesi, portfolio manager per l’azionario asiatico e cinese di GAM Investments, il momento migliore per entrare sul listino cinese è quando tutto sembra andare male. “Riteniamo che le valutazioni siano basse, con un multiplo prezzo/utili forward pari a circa 11 volte se si includono i titoli legati a internet e a 8 volte se si escludono questi ultimi. Inoltre, il governo ha iniziato a sostenere l’economia in maniera più attiva. Il mercato azionario cinese potrebbe essere paragonato in questo momento ad un grande magazzino, con tante società in offerta”, commenta il gestore. In termini di posizionamento, nutriamo la maggiore fiducia nei confronti di settori quali finanziari, servizi di comunicazione e consumi discrezionali, mentre, all’opposto, non siamo interessati a materiali, energia ed industriali.

Ampliando la nostra prospettiva a livello continentale, le valutazioni sono interessanti, con il multiplo prezzo/utili dell’indice MSCI Asia ex-Japan inferiore di circa il 40% rispetto all’omologo statunitense. Il P/E relativo si trova a livelli che, secondo noi, equivalgono al minimo del mercato. Nel frattempo, l’indice Asia Dollar è vicino ai livelli più bassi mai registrati dalla crisi finanziaria globale. Dal nostro punto di vista, qualsiasi inversione di tendenza in termini di forza del dollaro potrebbe essere favorevole alla performance dell’azionario asiatico. Continuiamo a concentrarci sui migliori settori guidati dai trend principali, provando a selezionare i leader di settore con un vantaggio competitivo sostenibile”, aggiunge Shi Cortesi.

Per Eric Moffett, portfolio manager di T. Rowe Price, sono diversi i fattori che lascerebbero intendere che, nonostante il rallentamento della crescita economica, le politiche commerciali protezionistiche e i livelli di indebitamento la Cina possa ancora offrire opportunità interessanti. “L’aspetto più rilevante per molti titoli domestici è la crescita non tanto del PIL quanto del reddito disponibile delle famiglie. I dati mostrano un aumento significativo di quest’ultimo nei 10 anni passati, nonostante il rallentamento dell’economia”, afferma.

Il peggioramento delle tensioni tra USA e Cina rappresenta il principale campanello d’allarme, eppure la situazione è meno critica di quanto sembri. “L’economia cinese dipende dall’esportazione meno di quanto si pensi: l’anno scorso, ad esempio, le esportazioni nette hanno rappresentato solo circa il 2% del PIL. Inoltre, la Cina commercia decisamente più con altri Paesi emergenti che con Europa, Giappone e Stati Uniti. Infine, il governo cinese ha a disposizione numerosi strumenti per attenuare l’impatto dei dazi, come sussidi e rimborsi di imposta”, aggiunge Moffett.

“Gli investitori considerano il consistente debito cinese come un ulteriore importante fattore di rischio. Effettivamente, negli scorsi 10 anni il debito delle aziende non finanziarie in Cina è aumentato dal 100 al 165% e molti osservatori non ritengono questo livello sostenibile. Tuttavia, i tassi di interesse nel Paese sono molto diminuiti nello stesso periodo. Il rapporto tra interessi aziendali e PIL, un indicatore chiave di rischio sistemico, è al 7%, lo stesso livello di 10 anni fa. Inoltre, l’azionario cinese presenta diversi aspetti interessanti.

Le valutazioni sono molto basse: nel mercato delle A-share cinesi il rapporto prezzo-utili è circa x12, decisamente inferiore rispetto al MSCI World Index che attualmente scambia ad un rapporto pari quasi a x20. "Inefficienze come quelle presenti nel mercato delle A-share cinesi non si sono mai viste negli ultimi 15 anni. In parte sono dovute alla profondità del mercato: ci sono molte ottime società che restano nascoste alla vista degli investitori stranieri, i quali possiedono una percentuale molto ridotta del mercato. In conclusione, la crescita in Cina è ancora solida, molto solida, se si considera il reddito delle famiglie. Allo stesso tempo, le valutazioni sul mercato delle A-share sono a livelli ‘da crisi’. Ciò non significa che non possano scendere ulteriormente, ma che in questo mercato si trovano enormi inefficienze, a cui è difficile trovare paragoni”, conclude il gestore di T. Rowe Price

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