L’investimento azionario di lungo periodo è più sicuro dei BTP?


“La difficoltà nel fare previsioni sia per quanto riguarda gli sviluppi della situazione macroeconomica sia geopolitica, impone di ricercare una costruzione di portafoglio che sia in grado di garantire una crescita nel lungo periodo determinata esclusivamente dallo sviluppo dei business specifici”. Un quadro che, sottolinea Gabriella Berglund, responsabile per l’Italia di Comgest, risulta particolarmente adatto alla filosofia di investimento dell’asset manager francese, “da sempre focalizzato nel ricercare società dalla crescita intrinseca decorrelata dal contesto macroeconomico”.

Italiani innamorati dei BTP

Guardando alla situazione italiana e alle scelte in materia di risparmio, due sono le domande proposte da Berglund per cercare di chiarire il contesto di investimento. “Siamo certi che mantenere liquidità sui conti correnti non rappresenti un potenziale rischio in caso di ulteriore stress del sistema bancario?” e inoltre, “davvero la visibilità che possiamo avere sull’andamento dei Titoli di Stato italiani è maggiore rispetto a quella su un titolo azionario selezionato professionalmente in forza della sua stabilità e potenzialità di apprezzamento nel lungo periodo?”. Quesiti che conducono al cuore di alcuni dei fondamentali bias comportamentali dei risparmiatori del nostro Paese, acuiti dalle principali determinanti visibili sui mercati. “Continuiamo ad essere bloccati all’interno di un contesto economico di tassi di interesse straordinariamente bassi”, sottolinea Berglund. “Una giapponesizzazione con cui dovremo convivere nel lungo periodo e che rende ancora più appetibile un investimento azionario di ampio orizzonte temporale, specie se di carattere difensivo e quindi meno volatile. “Da più di vent’anni eravamo esposti a Essilor e dal 2015 a Luxottica”, spiega la responsabile di Comgest portando un esempio relativo proprio all’Italia. “Siamo molto positivi sulla loro unione che ha dato vita ad un polo industriale che rappresenta esattamente un modello di esposizione che ricerchiamo in quanto caratterizzato da alta qualità, leadership di mercato globale e potenziale di apprezzamento per quanto possibile indipendente dal contesto sottostante”.

Diversificazione internazionale

Oltre al focus sull’Europa, centrale nel business della casa di gestione francese, Berglund fa notare, sempre in ottica di costruzione di portafoglio per l’investitore finale, l’importanza dell’esposizione a differenti aree geografiche, con particolare attenzione ai mercati emergenti e al Giappone, “due realtà azionarie che richiedono un alto grado di specializzazione e sono in grado di fornire un determinante contributo in ottica di diversificazione”. La Cina è inoltre vista come realtà da inquadrare in ottica di allocazione di lungo periodo, sfruttando le tensioni geopolitiche in corso e la guerra commerciale con gli Stati Uniti per posizionarsi guardando al futuro. “Il Paese, che continua ad essere sottorappresentato nei principali indici mondiali, è secondo globalmente per investimenti in innovazione e se oggi è ancora legata con un rapporto di parziale dipendenza dalle commesse provenienti dall’estero, ha intrapreso ormai da tempo il cammino verso un’economia maggiormente incentrata sul mercato domestico che ci aspettiamo si concluderà positivamente nel breve-medio periodo”.

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