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L'industria SRI in Italia spiegata in sei punti


La scorsa settimana è stato presentato ufficialmente a Bruxelles. Si tratta dell’European SRI Study 2018, la ricerca biennale coordinata da Eurosif, l’associazione che promuove la pratica dell’investimento sostenibile in Europa. Come nelle precedenti edizioni, la ricerca è stata condotta attraverso un questionario di carattere quantitativo e qualitativo inviato a soggetti chiave dell’industria SRI. L’analisi e l’elaborazione dei dati sono stati eseguiti dall’Università di Anversa. Sebbene il carattere europeo dello studio, abbiamo voluto fare un focus sui punti chiave che riguardano l’Italia. Ecco quali sono:

1. Nel 2018 la partecipazione degli asset manager e asset owner italiani all’European SRI Study è incrementata considerevolmente rispetto alle precedenti edizioni, testimoniando un crescente interesse degli investitori per le pratiche SRI.

2. Il mercato SRI italiano continua a essere guidato dagli investitori istituzionali, soprattutto compagnie assicuratrici e operatori previdenziali. Allo stesso tempo, i dati testimoniano una crescente propensione degli investitori retail all’acquisto di prodotti SRI: questa tendenza si riflette in un incremento significativo della quota retail dei fondi e prodotti sostenibili distribuiti dagli asset manager italiani.

3. Tutte le strategie hanno registrato una crescita significativa, a eccezione della selezione basata su convenzioni internazionali, in linea con la tendenza europea; nonostante ciò, la strategia rimane la terza più diffusa in Italia, con circa 106 miliardi di euro di masse. 


4. Esclusioni ed Engagement sono le strategie più diffuse, rispettivamente con circa 1.450 e 135,7 miliardi di euro di masse. In particolare, l’engagement mostra una solida crescita (+213% rispetto al 2015), determinata soprattutto da un rinnovato interesse degli investitori istituzionali a influenzare le politiche di sostenibilità delle aziende investite. 


5. Gli investimenti tematici hanno registrato la progressione più rapida. Le masse gestite da fondi tematici sono passate da oltre 2 miliardi nel 2015 a sfiorare i 53 miliardi nel 2017. Questi dati rappresentano una porzione significativa rispetto al mercato europeo, assegnando all’Italia il primato in riferimento a questa strategia. 


6. In linea con la solida crescita registrata nel 2015, l’impact investing ha raggiunto 52 miliardi nel 2017. Il dato dimostra una continua crescita dell’interesse degli operatori finanziari a coniugare rendimenti in linea con il mercato e impatto socio-ambientale positivo. 


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