L’importanza di saper scegliere un fondo multiasset, ecco i gap tra il prodotto migliore e il peggiore


Gli ultimi dieci anni sono stati colpiti da una serie di eventi negativi, dalla crisi dei mutui subprime in USA e del debito pubblico in Europa, alle più recenti questioni geopolitiche di Brexit e della Trade war. Sebbene queste vicende siano state impattanti per l’economia mondiale, in realtà i portafogli degli investitori non ne hanno risentito particolarmente, se si considera infatti che sono poche le asset class che negli ultima decade si sono mantenute al di sotto dei livelli del periodo pre-crisi. Ciò è stato reso possibile dalle politiche monetarie espansive adottate dalle principali banche centrali, che hanno spinto i mercati azionari e obbligazionari globali al rialzo.

L’epoca delle correlazioni tra classi di attivo che storicamente seguivano direzioni opposte probabilmente è giunta al termine, dato che si inizia a dubitare sull’effettiva efficacia di una politica monetaria a tassi vicini allo 0%. La tabella pubblicata da J.P Morgan AM mostra l'evoluzione dei rendimenti tra le diverse asset class in valuta locale nel corso degli anni.

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Fonte: J.P Morgan AM

La divergenza nelle performance ha avuto delle forti conseguenze sui fondi multi-asset, che si sono ritrovati a dover ricorrere, in alcuni casi, ad asset alternativi pur di diversificare al meglio il loro portafoglio, assumendo così una gestione molto più attiva. Come spiegano da Fidelity International: "investire in fondi multi-asset gestiti attivamente può essere un'alternativa utile per alcuni investitori, in quanto offrono una diversificazione intrinseca in diverse classi di attività e Paesi. Questi fondi si basano generalmente sui rendimenti strategici degli asset a lungo termine e i pesi sono gestiti tatticamente in base alle condizioni di mercato previste. La condivisione degli investimenti tra diversi Paesi può anche aiutare a ridurre le correlazioni all'interno di un portafoglio e ridurre l'effetto di specifici rischi di mercato".

Luca Dal Mas, senior analyst, multimanager team, global investment solutions di Aviva Investors conferma infatti che “negli ultimi anni abbiamo osservato una chiara divergenza di performance tra le strategie multi asset disponibili sul mercato”. “Un'analisi dell’asset allocation rende evidente come parte delle differenze osservate sia da ricollegare al corretto inquadramento delle due più recenti fasi di rallentamento economico. Un posizionamento eccessivamente difensivo o un bias verso il vecchio continente sono fattori che hanno creato sostanziali difformità di rendimento. L’evoluzione dei prodotti multi asset ha creato ulteriori differenze legate all'equilibrio tra esposizione direzionale e relative value. Gestori che abbiano l’abilità di esprimere posizioni in maniera non puramente direzionale hanno potuto generare in media risultati meno volatili dei loro pari”, conclude.

Di seguito riportiamo il gap delle performance in euro tra il miglior fondo multiasset e il peggiore di quelli appartenenti all’universo di prodotti disponibili per la vendita in Italia negli ultimi anni. È il 2009 l’anno in cui si è registrata la maggiore differenza di rendimento in euro tra i fondi multi-asset, con circa il 65%.

Multi Asset

Fonte: Elaborazione propria dati Morningstar Direct al 31 agosto 2019.

“Il peer group dei fondi flessibili multi-asset è particolarmente eterogeno a causa della presenza di fondi con universi di investimento più o meno ampi, livelli di volatilità diversi ed anche a causa di strategie di investimento diverse”, spiega Filippo Stefanini, responsabile del team di fund selection di Eurizon Capital. “La difficoltà nella due diligence è capire se le buone performance di un fondo provengono dal concept di prodotto (i.e. universo investibile e vincoli gestionali) oppure dal valore aggiunto dal team gestionale che ha saputo generare alpha in modo consistente nel tempo. In prospettiva, viene effettuata una valutazione qualitativa sulla filosofia e sulla strategia di investimento e sulla sua replicabilità futura. Infine viene effettuata un’analisi approfondita sulle strutture di risk management e di execution che devono essere strutturate adeguatamente al grado di complessità della strategia”, aggiunge.

Frank Gans, senior Fund Selection Portfolio Manager di Amundi afferma inoltre che un fattore importante da soppesare è la team size, non solo in termini di numerosità degli specialisti con esperienza nell’ambito dell’asset allocation, ma anche in termini di diversità di competenze. “Questo è un elemento che contribuisce, a nostro parere, in modo rilevante al successo di una strategia. E’ inoltre importante la presenza di un efficiente sistema di risk- management, fondamentale per monitorare l’operatività dei portfolio manager. Infine, ai fini della selezione è importante valutare il risultato della matrice di correlazione per esser certi che la strategia che si intende introdurre nel portafoglio apporti benefici in termini di diversificazione”, conclude.

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