L’impatto del rallentamento dell’economia cinese sull’Italia


La Cina sta rallentando. Sebbene la maggior parte degli operatori di mercato ritengono che sia normale una diminuzione della crescita della Cina dopo tanti anni di numeri a doppia cifra, non si può evitare di domandarsi quale sarà l’impatto sull’economia internazionale.

“La Cina ha appena concluso l’ultimo ciclo di tightening del credito locale con l’effetto di una riduzione delle importazioni che porterà un impatto a catena sul commercio globale”, spiega Giancarlo Fragomeno, senior consultant di Valeur Asset Management. “Sono convinto che la prossima crisi, che noi non ci aspettiamo prima del 2020-2021, di certo non partirà dall’Europa, ma sarà un prodotto dell’economia americana”. Negli Stati Uniti ci sono moltissimi eccessi che continuano a svilupparsi e probabilmente avranno un impatto negativo sull’economia del Paese.

Secondo Fragomeno la questione della Trade War tra USA e Cina non è un problema di breve periodo: “Sono convinto che il presidente Trump troverà una soluzione alla disputa, ma il problema tra i due Paesi non finirà. Gli Stati Uniti stanno cercando il modo di contenere l’espansione cinese e cercheranno ad ostacolare la crescita della Cina”.

Un investitore, nel momento in cui guarda le aree geografiche in cui investire, valuta il la flessibilità monetaria e fiscale interna. “L’Europa in questo momento, come il Giappone, non presenta una flessibilità monetaria, ma ci sono alcuni Paesi al suo interno che mostrano flessibilità fiscale”, spiega l’esperto. “Uno di questi Paesi è la Germania che potrebbe essere influenzato da un rallentamento del commercio internazionale dato l’orientamento della sua bilancia commerciale verso l’export. A differenza dell’Italia però ha in progetto un piano di investimenti infrastrutturali da 160 miliardi di euro in caso di un rallentamento dell’economia che può mantenere solida la crescita della domanda interna”. 

L’impatto del rallentamento dell’economia cinese sull’Italia

La riduzione dell’import cinese avrà dei riflessi negativi sull’economia italiana. Le turbolenze relative alle elezioni e le negoziazioni sulla legge di bilancio ha avuto un impatto negativo sulla crescita del PIL italiano. Il Belpaese mostra ancora delle difficoltà nella ripresa dopo la crisi del 2008: “Sebbene i dati relativi al commercio internazionale dopo la crisi hanno avuto una flessione del 25%, ad oggi a livello aggregato mostrano una crescita del 15% rispetto ai livelli pre crisi”, osserva l’esperto.

“L’Italia però non ha riacquistato competitiva e non ha implementato delle politiche di rilancio degli investimenti interni. Anzi, gli investimenti sono il 20% più bassi rispetto ai livelli pre-crisi. A questo dobbiamo aggiungere l’alto livello d’indebitamento del Paese”.

Questo rende l’Italia molto vulnerabile a variabili esogene, una di queste il rallentamento dell’economia cinese.

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