L’evoluzione dell’investment services targata State Street


Una delle recenti notizie di mercato più rilevanti in ambito bancario è sicuramente stata l’acquisizione di Charles River Development da parte di State Street; operazione annunciata in luglio e completata in ottobre del 2018, ovvero l’acquisizione di un provider di front-office application, molto rilevante per il colosso americano sia dal punto di vista dell’impegno finanziario sia strategico. Una componente fondamentale della strategia di State Street, infatti, è l’evoluzione del segmento dell’investment services, come afferma a Funds People Riccardo Lamanna, country head Italy di State Street Global Services: “Il mercato è abituato a considerare State Street come un grande provider di servizi di custodia, ma in realtà è molto di più. Ha un ruolo molto importante nel mondo degli investimenti dal punto di vista amministrativo in tutte le fasi del processodi investimento, che comprende servizi di front, middle e back-office”.

Un sistema interoperabile

A conferma di quanto dichiarato da Lamanna, questa acquisizione risponde a quella che dalla banca credono essere un’esigenza fondamentale dei clienti. “Molti di loro hanno infatti espresso la necessità di avere un provider capace di supportare tutto il processo di investimento attraverso una piattaforma tecnologica il più possibile integrata e soprattutto capace di gestire i flussi informativi che i clienti devono gestire in maniera consistente e con il corretto livello di sicurezza. Ad oggi, i nostri clienti sia di grandi che di piccole dimensioni sono molto sofisticati e utilizzano varie applicazioni per diverse attività, così come hanno differenti provider con le loro rispettive piattaforme. In alcuni casi, inoltre, dispongono di provider in grado di fornire tecnologia, ma non servizi agli investimenti (come tipicamente succede nel mondo del front-office), e si ritrovano a dover utilizzare numerosi sistemi a causa della crescente complessità dell’attività, con un impatto rilevante sututto ciò che riguarda il middle e il back-office. Questo non permette di gestire correttamente la mole di informazioni acquisite o necessarie nello svolgimento di questo tipo di attività”, afferma Lamanna. 

Per il country head è però importante sottolineare che se da una parte State Street, con Charles River, dà vita ad un sistema che copre tutta la catena dell’investimento, front to back, dall’altra, l’infrastruttura è comunque interoperabile perché i clienti possono scegliere di entrarvi in qualsiasi punto senza particolari vincoli. “Ci si può, infatti, focalizzare solo su un singolo segmento della catena. Un sistema di questo tipo può quindi accogliere multi-provider sia tecnologici sia di servizi, nonché una serie di funzionalità di negoziazione e accesso ai mercati che integrano in maniera molto più significativa le attività di investimento dei nostri clienti”, spiega il manager.

Una catena di investimenti circolare

Da un punto di vista puramente logico è come passare da un processo tecnico di investimento, che dalla banca hanno sempre inteso come verticale, ad uno che Lamanna definisce “circolare”, dove tutte le attività sono gestite su un’unica piattaforma in grado di arricchire il dato in maniera consistente mano a mano che si completano le diverse attività.

“Unendo front, middle e back-office possiamo assicurare, ancor più rispetto al passato, la consistenza, la formazione e la protezione dei dati che acquisiamo nel fornire servizi ai nostri clienti. In questo modo diventiamo il collettore di una serie di informazioni, normalmente chiamate big data, che siamo in grado di razionalizzare e trattare con una modalità uniforme. Le informazioni sono sempre disponibili per le esigenze dei nostri clienti e mentre i processi progrediscono, il dato si arricchisce completando le informazioni disponibili anche attraverso fonti esterne. Crediamo che la gestione dei dati sia un fattore importante per lo sviluppo di un provider come State Street. Oggi siamo una realtà attiva nei security services e nel global markets, oltre che nell’asset management. E abbiamo ben presente che nel processare le attività di back-office e di global markets è fondamentale generare informazioni rilevanti (insights) e che la gestione dei dati sarà sempre più importante per i nostri clienti. Ed è qui che si inserisce l’ultima divisione lanciata, State Street Global Exchange, che si occupa proprio della gestione di una serie di strumenti e servizi legati alla gestione dei dati”, afferma l’esperto.

Perciò, rispetto ad un normale provider di sistemi di front-office, State Street, oltre ad essere una banca, è prima di tutto una realtà che offre sia applicazioni tecnologiche che servizi. “E oggi essere un provider di soluzioni tecnologiche integrate è un elemento chiave per supportare le strategie dei nostri clienti”. 

Asset management costoso

Il costo di produzione per gli asset manager diventa sempre più oneroso in relazione alla necessità di offrire prodotti meno costosi, l’andamento dei mercati e le esigenze regolamentari. “Il nostro obiettivo è quello di aiutare i nostri clienti a ridurre significativamente i costi tramite la fornitura di un’offerta integrata di servizi strettamente interconnessi. A mio parere, siamo vicini ad una rivoluzione simile a quella che, 20 anni fa, ha portato gli asset manager ad esternalizzare le attività di fund administration. Inoltre, oggi vediamo la necessità di utilizzare in maniera più sinergica le informazioni insituazioni di particolare complessità: l’acquisizione di Charles River si inserisce perfettamente in questo contesto, perché ci consente di completare una piattaforma tecnologica con servizia 360 gradi e di essere l’unico provider al mondo con dimensioni adeguate perfarlo. Questa piattaforma ci aiuterà a supportare i nostri clienti nell’implementazione di nuovi modelli di business e nuove asset class in maniera più significativa, e ciò dovrebbe permettere di affrontare con più serenità le sfide di mercato”, dichiara Lamanna. 

L’opportunità sembra essere quindi ‘win-win’, “perché una percentuale significativa dei clienti di Charles River è già nostro cliente. La nuova piattaforma ci permetterà di aggregare tuttii servizi che rientrano nella nostra offerta, inclusi i prodotti Global Markets come ad esempio l’FX e il Securities Financing. State Street è un concentratore di flussi di servizi, che attraverso quest’ultimo tassello rende più integrata e funzionale l’attività a beneficio dei propri clienti”.

SSGS-Charles River, un match automatico

La scelta di Charles River è stata fatta con approfondite analisi sui sistemi di front-office legata ai problemi rilevati in ambito asset management, come la frammentazione dei sistemi, la necessità di integrazione, ecc. “La nostra attività di verifica ci ha portato a identificare in Charles River la migliore piattaforma sul mercatosia lato gestione del portafoglio sia lato execution per la gestione della liquidità dei prodotti. Se consideriamo che circa la metà dei clienti di questa società erano già clienti State Street per la parte di servizi amministrativi, è facile intuire come l’integrazione di un provider di tecnologia con un provider di servizi sia stata una ‘win situation”. 

La piattaforma è stata appena acquisita, quindi i tempi di integrazione non sono ancora stati stabiliti. Charles River rimarrà comunque un brand separato. John Plansky, CEO di CRD, proviene da State Street dove ricopriva il ruolo di responsabile della divisione State Street Global Exchange, ragion per cui c’è una forte vicinanza tra la fornitura di front-office e la gestione dei dati. “Stiamo lavorando all’integrazione degli 800 professionisti di Charles River Development presenti negli USA, in Europa e in Asia, per comprendere quali sono le opportunità con i nostri clienti. I sistemi delle due realtà sono già parzialmente integrati, perché la nostra piattaforma riceve correntemente informazioni da Charles River, ma bisogna fare un passo ulteriore che accompagnerà i significativi investimenti in tecnologia che stiamo implementando, dalla tecnologia di base all’efficientamento dei processi, dallo scorporo di applicazioni alla costruzione di funzioni con nuove tecnologie, ecc”, spiega Lamanna.

Adattare quindi l’infrastruttura tecnologica di una banca, che svolge questa attività da oltre 225 anni, a quella che è la tecnologia delle grandi tech company, “dove i processi sono gestiti in maniera completamente diversa da ciò a cui siamo abituati. In parallelo, stiamo modificando l’infrastruttura tecnologica per renderla più flessibile e sinergica. Questo ci permetterà di completare l’integrazione con Charles Rivernel modo più efficiente possibile. Infine, è importante sottolineare che Charles River è una società perfettamente operativa e in grado di generare autonomamente ricavi, un elemento da non sottovalutare”, conclude il manager.

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