L’evoluzione del portafoglio medio degli italiani


Tratto dalla rivista numero 28 Funds People - sezione Fund Selector.

Il 2018 è stato un anno molto avaro di soddisfazioni, con la quasi totalità delle asset class, e molte strategie, che hanno consegnato ritorni negativi. L’ultimo trimestre dell’anno, con il mese di dicembre in particolare, ha visto una concentrazione di negatività sui mercati finanziari. 

“La soddisfazione è derivata dall’aver saputo mitigare fortemente questa negatività”, spiega Gianfranco Venuti, responsabile Investimenti e Wealth Management di Banca Aletti, Gruppo Banco BPM. “L’azionario value, per esempio, che proponiamo nei nostri portafogli dalla seconda metà del 2017, ha assorbito relativamente bene la volatilità del 2018. Il deciso deleveraging di fine anno ha riavvicinato molti titoli sopravvalutati al loro fair value, consentendo ai portafogli di non perdere il rimbalzo di questi primi mesi del 2019”. 

Cosa aspettarsi dal 2019

Il nuovo anno sarà governato dalla volatilità che riporta al centro del dibattito i temi del rischio e della diversificazione come elementi sostanziali nella costruzione di un portafoglio. “In ordine generale, in queste fasi di mercato privilegiamo strumenti a leva finanziaria nulla”, spiega. “La maggiore stabilità dei controvalori e la minore correlazione col mercato riflettono allocazioni solide, che non necessitano di continue revisioni per inseguire i mutamenti di scenario spesso di difficile prevedibilità per raggiungere i nostri obiettivi di rendimento e contenimento della volatilità. Pensiamo che sia importante combinare strategie flessibili con specifici fattori d’investimento come il value e il dividend per la componente equity dei portafogli”. Aggiudicarsi premi al rischio generalmente favorevoli al mercato azionario rispetto a quello fixed income, infatti, potrebbe offrire un vantaggio decisivo al risparmiatore finale, bilanciando il tutto con la corretta valutazione del rischio ed i corretti orizzonti temporali d’investimento.

Per una puntuale gestione del rischio di portafoglio è necessario prendere in considerazione la liquidabilità dei fondi in cui si investe. “Gli asset manager ci forniscono periodicamente il numero di giorni necessari alla liquidazione parziale o totale del portafoglio. Minore è il numero di giorni necessari alla liquidazione dell’intero portafoglio, maggiore è la liquidabilità del sottostante”, spiega il manager. “A questa attività si aggiunge un’analisi che svolgiamo internamente, che punta, invece, a valutare la capacità del mercato di assorbire l’impatto della liquidazione di un cluster di strumenti. In altre parole, cerchiamo di prevedere la ricaduta sui prezzi in caso di redemption massiva dei fondi, sui quali siamo investiti o vorremmo investire, da parte di un club di investitori”. 

Il portafoglio medio 

Non c’è stato un grande cambiamento in termini di portafoglio medio degli italiani nel corso degli anni. Le scelte ricadono ancora su prodotti prevalentemente fixed income e a bassa componente equity. Gli investimenti preferiti sono ancora i titoli governativi locali. Inoltre, come dimostrano i dati, la componente cash presente nei portafogli è in costante aumento. “Continuiamo poi ad osservare anche una contenuta diversificazione valutaria. Per questo riteniamo che sia di fondamentale importanza introdurre costantemente con la nostra attività di consulenza i corretti concetti di diversificazione e decorrelazione degli investimenti, di costruzione per orizzonti temporali  dei portafogli, nonché il concetto di diversificazione valutaria per disintermediare l’investitore dal rischio euro o propriamente dal rischio di portafoglio concentrati su investimenti domestici”, conclude Venuti

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