L'evoluzione dei private markets in Italia


I private market sono nati ben 25 anni fa negli Stati Uniti. Negli ultimi anni però, anche sul mercato italiano si è vista una crescita significativa del numero di operatori inizialmente attivi nell’ambito del private equity e in quello del private debt. Sebbene in Europa ci sia una forte pressione per lo sviluppo di questi prodotti, non bisogna dimenticare che sono caratterizzati da una componente di illiquidità.

“Prodotti di questo tipo non sono certamente per tutti e devono essere promossi come tali, con estrema chiarezza relativamente al tema dell'illiquidità, anche rispetto alle differenti declinazioni di tale aspetto”, ricorda Stefano Manservisi, head of Alternative Fixed Income di Generali Investments Partners. “Per un investitore di lungo termine come noi, la minore liquidità non è un limite, ma un elemento positivo, in quanto consente di conseguire un rendimento maggiore rispetto a strumenti quotati e, al netto della illiquidità, di rischio equivalente. Naturalmente non si può allocare tutto il portafoglio a questi strumenti, ma solo una parte”. Una caratteristica distintiva del private debt rispetto ad altre forme di investimento illiquide come il private equity è il pagamento delle cedole. L’investitore ha dei flussi di ritorno costanti così come nel caso dei prodotti di debito infrastrutturale e debito real estate.

Innovazione di prodotto

Il primo prodotto che è stato creato da Zenit SGR è stato un fondo di private debt “Le aziende che vi hanno fatto ricorso stanno scoprendo il valore di diversificazione delle fonti di finanziamento e i vantaggi di avere al proprio fianco un investitore istituzionale di lungo periodo. I minibond danno maggiore stabilità e certezza su costi e durata del finanziamento”, spiega Marco Rosati, amministratore delegato di Zenit SGR

“La naturale evoluzione del mercato e le necessità delle PMI di dotarsi di ulteriori strumenti per finanziare la loro attività e i loro piani di sviluppo, ci ha spinto a creare dei nuovi prodotti che investano non solo in debito ma anche nel capitale delle aziende”. In partnership con Fondaco SGR, Zenit SGR sta lanciando un fondo multi asset specializzato proprio sugli investimenti in debito e nel capitale di PMI italiane, riservato agli investitori istituzionali quali casse di previdenza, fondazioni, assicurazioni e banche.

Inoltre, sul mondo retail, la società sta affiancando alle soluzioni sui Piani Individuali di Risparmio, introdotte già nel 2017, un fondo ELTIF sempre specializzato sull’Italia e che offrirà agli investitori privati i vantaggi fiscali previsti dal legislatore. 

Innovazione di processo

“La nostra innovazione è quella di poter aprire queste soluzioni al maggior numero di persone, facendo leva sulla rete di consulenti finanziari e wealth manager & private asset advisor di Azimut Capital Management”, spiega Luigi Glarey, head of Corporate Governance di Azimut Libera Impresa SGR. Ad Azimut Libera Impresa Expo hanno partecipato 14.000 persone dimostrando che c’è grande interesse per questi temi legati agli investimenti in economia reale. “La vera chiave di volta per noi è la democratizzazione degli investimenti. Questo si fa con la cultura e abbassando le soglie di accesso”, aggiunge. 

Il gruppo Fideuram – ISPB ha identificato da alcuni anni l’importanza per i clienti di investire in questi mercati e propone, dal 2016, la gamma di prodotti Fideuram Alternative Investiments, che investono nei private markets. “Sono fondi chiusi con un orizzonte temporale compreso tra 8 e 10 anni, a seconda del fondo in questione. I FIA investono il patrimonio raccolto nei primi anni di vita e successivamente procedono al rimborso del capitale e alla distribuzione dei proventi ai clienti, ma mano che vengono ceduti gli investimenti”, spiega Federico Marzi, head of Business Development di Fideuram Investimenti SGR.

“Nel 2018 abbiamo abbassato le soglie d’investimento a 100.000 euro (originariamente era a 500.000 euro, ndr). La riduzione del limite minimo d’investimento ci ha permesso di diffondere maggiore cultura dei fondi chiusi tra i nostri private banker. In questi mesi abbiamo organizzato diversi incontri sui territori con i nostri intermediari, affinché avessero ben chiari due elementi: la differenza tra prodotto quotato e non quotato e il limite di pronta liquidità del fondo. Il mercato propone già diverse soluzioni che avvicinano l’investitore in una logica di investimento nel lungo periodo, basti pensare ai PIR e agli ELTIF”, conclude.  

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