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L’ETF ad alto dividendo ha il suo posto in portafoglio


Dopo un lungo periodo di calma piatta, i tassi d’interesse stanno risalendo (ora negli Stati Uniti, presto pure in Europa). In un tale contesto, anche alla luce del buon andamento del mercato azionario, ha ancora senso investire nelle strategie ad alto dividendo? “Questo tipo di approccio può fare la differenza quando si parla di preservare il capitale”, afferma Dan Lefkovitz, strategist di Morningstar. 

“Avere in portafoglio società che pagano un dividendo in maniera regolare può aiutare a contrastare l’erosione della ricchezza prodotta, ad esempio, dall’aumento dell’inflazione”. Inoltre, “è utile costruire una parte del portafoglio con questo tipo di titoli proprio quando le cose vanno bene per non essere colti di sorpresa se i listini dovessero scendere all’improvviso”, spiega Michael Hodel, portfolio manager di Morningstar Investment Management (MIM). “In questo modo si può contare su asset che daranno comunque un rendimento che potrà servire a compensare le perdite di altri strumenti”.

Approccio high dividend

Questo tipo di strumenti si può dividere, essenzialmente, in due segmenti: quello dei fondi che danno la precedenza alle società di qualità e che garantiscono una crescita delle cedole rispetto a un alto rendimento momentaneo e quello dei portafogli che fanno il ragionamento opposto. Questi ultimi, tuttavia, spesso sono più rischiosi. 

ETF AD ALTO DIVIDENDO DISPONIBILI IN EUROPA COPERTI DALLA RICERCA QUALITATIVA DI MORNINGSTAR
Fonte: Morningstar Direct. Dati in euro all'11 giugno 2018. 

ETF Perf. % da inizio anno Patrimonio gestito Spese correnti %
SPDR® S&P US Dividend Aristocrats ETF 2,32 1.954.019.827,52 0,35
iShares Dev Mkts Prpty Yld ETF USD Dist 1,44 2.569.081.191,13 0,59
iShares US Property Yield ETF USD Dist 0,37 554.300.211,52 0,4
SPDR® S&P Euro Dividend Aristocrats ETF 3,16 1.260.101.936,00 0,3
Vanguard FTSE All-World High Div Yld ETF 0 587.931.819,95 0,29
PowerShares S&P 500 HiDivLwVolETF$Inc -0,42 217.791.266,76 0,3
Lyxor SG Global Qual Inc NTR ETF D EUR -1,46 1.137.580.822,00 0,45
iShares Euro Dividend ETF EUR Dist -0,25 963.355.860,00 0,4
iShares European Prpty Yld ETF EUR Dist 2,16 1.420.751.389,00 0,4
Xtrackers Stoxx Global Select Div 100 Swp ETF 1D -0,67 443.156.340,00 0,5
iShares STOXX Global Sel Div 100 (DE) -0,17 1.194.427.922,00 0,46
iShares UK Dividend ETF GBP Dist 3,37 817.083.548,68 0,4
iShares DivDAX® (DE) -2,4 650.206.323,00 0,31

 

Le azioni con uno yield troppo elevato, infatti, distribuiscono agli azionisti una larga fetta dei loro utili e, di conseguenza, possono trovarsi in difficoltà quando le cose vanno male: i bilanci rischiano di traballare anche a causa delle scarse riserve rimaste e diventa complicato garantire alte cedole ai soci. A volte, poi, dividendi elevati possono indicare che una società ha prospettive deludenti e il management cerca di ingolosire il mercato.

Dividendi in crescita

Nel breve periodo, intanto, gli investitori che puntano alle cedole possono fregarsi le mani. Secondo l’ultimo studio di Janus Henderson i dividendi a livello globale nel 2018 ammonteranno a oltre 13 mila miliardi di dollari, il 6% in più rispetto al 2017. Merito anche del +10,2% fatto segnare nel primo trimestre dell’anno ed evidenziato dall’andamento del Janus Henderson Global Dividend Index. 

“L’economia globale è in crescita e i profitti aziendali stanno aumentando generando soldi che le società possono rendere ai loro azionisti”, hanno spiegato i curatori del report. A dare il passo sono soprattutto il Canada e gli Stati Uniti: il primo con un aumento del payout del 7,6% e il secondo con un progresso del 13,8%. La crescita in nord America è dovuta soprattutto al contributo delle società tecnologiche, finanziarie e del comparto salute. In Europa la crescita in dollari è stata del 13,7%. Ma se si tiene conto del rafforzamento della moneta unica, trasformato in euro il progresso si riduce a +3,9%. 

“Nel secondo trimestre si dovrebbe vedere un miglioramento generalizzato che interesserà anche il Vecchio continente”, dice lo studio. Spostandosi a Oriente, c’è stato un buon progresso del Giappone, ma il resto dell’Asia ha sborsato meno. Il calo delle cedole è stato più evidente nei Paesi emergenti, con l’eccezione del Brasile.

Le cedole migliori

La caccia alle cedole è uno sport complicato, dicono gli analisti di Morningstar. “Pochi nel 1995 avrebbero scommesso che la tecnologia o il settore della salute sarebbero diventati i segmenti dove trovare gli stacchi migliori (includendo nel calcolo non solo le cedole, ma anche le operazioni di riacquisto di azioni proprie, ndr). Eppure, oggi sono i settori dove si trovano le occasioni più interessanti da questo punto di vista”, spiega Dan Kemp, chief investment officer EMEA di MIM. “Il discorso inverso vale per le utility e le telecomunicazioni: due universi che vengono sempre citati, spesso ormai a sproposito, quando si parla di cedole interessanti”.

“Nel corso degli anni i mercati sono cambiati e ormai la ricerca delle cedole va fatta in maniera diversa”, continua Kemp. Un punto di vista potrebbe essere quello geografico. Due esempi all’estremo sono gli Stati Uniti e l’Italia. L’azionario USA ha un’esposizione del 25% all’hi-tech. Nella Penisola questo settore è praticamente assente mentre pesano molto (55%) finanziari ed energia. “Queste differenze possono cambiare la sostenibilità del payout a livello geografico e vanno tenute in considerazione quando si parla di cedole”. 

ETF high dividend

Un modo semplice ed efficace per investire su un insieme di aziende che offrono buoni dividendi è attraverso gli Exchange Traded Fund. I replicanti high dividend fanno parte della famiglia dei prodotti che Morningstar definisce strategic beta, gli strumenti finanziari passivi che superano le metodologie tradizionali a capitalizzazione e che cercano sia di incrementare la performance sia di modificare il livello di rischio relativo rispetto al benchmark standard, rappresentando una via di mezzo nello spettro attivo-passivo. 

Attualmente, Morningstar classifica in Europa 88 ETF 'strategici' focalizzati sui dividendi. La tabella a pagina 40 mostra i 13 replicanti coperti dalla ricerca qualitativa di Morningstar. Occorre comunque sottolineare che si tratta di un gruppo molto eterogeneo in termini geografici e di metodologia di scelta delle varie aziende. Ne risultano, quindi, diversi profili di rischio.

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