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L'attesa del deal fa bene alle Borse


Commento a cura di Antonio Cesarano, chief global strategist, Intermonte SIM.

La morale rimane sempre la stessa: sì deal sì party. Anzi, gran party a giudicare dalle parole pronunciate da Trump: “We’re in the final throes of a very important deal. It’s going very well”. L’ottimismo si traduce in continui massimi storici delle borse USA e, in generale, nel buon comportamento delle Borse mondiali che al momento stanno mettendo a segno performance record annuali dal 2013 con l’indice MSCI World a +21% da inizio anno e alcuni indici come il Nasdaq a +30%.

L’ottimismo è giustificato al momento dai toni ottimistici prima segnalati. Come spesso accade l’attesa fa più dei fatti, soprattutto se questa viene giustificata dalla necessità di arrivare a un deal ben corposo e ricco di ingredienti, tra cui una dose cospicua di tagli dei dazi che per gli operatori viene letta come l’inizio della fine della lunga ed estenuante guerra commerciale. Gli operatori, pertanto, abbassano sempre più la guardia, come testimoniato dal calo delle volatilità e dal nuovo record delle posizioni nette corte su future su Vix.

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Ma a ben vedere, più si sale e più aumenta il rischio vertigini e, di conseguenza, occorre munirsi di attrezzatura antiscivolo. Questa metafora aiuta forse a comprendere perché malgrado l’euforia delle Borse, il mondo obbligazionario non molla la presa con tassi Treasury decennali addirittura che provano a calare verso l’area 1,70%. Dal lato cinese, inoltre, malgrado i toni ottimistici, lo yuan continua a presentare un fixing sopra l’area 7 vs Usd. In altre parole, il ragionamento può essere così sintetizzato: l’ottimismo è alimentato e giustificato dalle parole USA-Cina sul deal ma da qui in avanti ogni punto percentuale di rialzo si associa a una dose crescente di rischio, per cui meglio coprirsi un po’ le spalle mantenendo, o anzi aumentando, la dose di bond in portafoglio. 

Paradossalmente questo produce un aumento dei corsi di Borse e Treasury, contemporaneamente. Quest’atteggiamento diventa più forte soprattutto in considerazione del fatto che ci si avvicina alla fine dell’anno e il rischio di perdere una parte delle eccezionali performance diventa più alto. In poche parole, richiamando il Manzoni, “adelante Pedro, adelante con juicio!”. 

Il mancato apprezzamento dello yuan si spiega in parte probabilmente con la necessità del dragone di mantenere un potenziale ostaggio nelle trattative: se si cede (apparentemente) un po’ di più sul tema del furto della proprietà intellettuale (IP in inglese da non confondere con Internet Protocol, sebbene i furti di questo tipo avvengano spesso per via telematica), allora non si cede, o si cede meno, sul tema controllo dello yuan.

Il clima di ottimismo in vista anche del ponte lungo del Thanksgiving Day alimenta uno scenario generale di risk on. In questo contesto, può essere utile continuare a mantenere/amplificare posizioni lunghe sul comparto azionario sia Us sia euro, mantenendo in portafoglio posizioni lunghe su Treasury a lungo temine senza copertura dal rischio cambio, sfruttando il fatto che l’ipotesi del deal mediamente tende a rafforzare il dollaro o comunque ne impedisce il deprezzamento.

Se l’ipotesi delineata è corretta, ne consegue che al momento non dovrebbero esservi ancora forti incrementi dei tassi core (bund e Treasury), il che impedisce per ora un aumento della pendenza di curva a breve. Pertanto, a livello settoriale e ragionando sempre in un’ottica di breve (prossime due settimane), il comparto bancario potrebbe non essere il top perfomer. Su questo punto preciso, invece, su un orizzonte più lungo l’attesa è per un aumento tendenziale dei tassi entro marzo e conseguente curva più ripida.

Sul fronte petrolio, rimane il quadro complessivamente positivo in vista della riunione Opec del 5/6 dicembre. L’avvicinarsi di tale evento può essere utile per approfittare del rialzo del greggio per prendere profitto sulle posizioni lunghe precedentemente costituite.

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