L’area favorita? Il Giappone


I primi mesi del 2018 hanno portato a dei mercati tutt'altro che tranquilli. L'ottima performance del mercato nel 2017 è ascrivibile in gran parte alle previsioni di un netto miglioramento del quadro economico e degli utili. Previsioni che, secondo Maya Bhandari, fund manager Multi-Asset del fondo con rating Consistente Funds People Threadneedle (Lux) - Global Multi Asset Income, sono state incorporate nelle quotazioni, dove le consistenti perdite registrate a febbraio non ne rappresentano la conseguenza di un deciso peggioramento di queste prospettive.

“La nostra asset allocation complessiva è rimasta sostanzialmente invariata nell'ultimo mese. L'impennata dell'avversione al rischio è stata favorita da fattori tecnici piuttosto che fondamentali, poiché la massiccia ondata di vendite di veicoli a elevata volatilità e forte effetto leva (come gli exchange traded fund e le exchange-traded note), associata all'ampio posizionamento degli investitori, ha determinato un deciso aumento della volatilità azionaria e un calo delle quotazioni, non rispecchiati in altre classi di attivi, dato che i mercati del credito si sono comportati molto bene nel periodo in esame”, spiega l’esperta.

Da Columbia Threadneedle dichiarano di “essere stati attenti a non intercettare grandi fondi sistematici che stavano liquidando posizioni”, anche se tale "shock delle valutazioni" ha fornito all’asset manager americano l'occasione per aumentare l'esposizione ai mercati di maggior interesse per la società, cogliendo il valore perso dagli operatori costretti a vendere loro malgrado. “A tal fine, il nostro scenario economico positivo di reflazione per il 2018, unito a previsioni favorevoli sugli utili e a un modesto rischio di recessione, individua pochi fattori di sostegno fondamentali per i mercati avversi al rischio. Ciò detto, il rischio di crisi "accidentali" o di errori di politica monetaria è probabilmente aumentato. Non ci resta dunque che preferire le azioni, le materie prime e gli immobili rispetto ai titoli di Stato nominali dei Paesi core e indicizzati all'inflazione, mantenendo un posizionamento neutrale su credito e liquidità. Tra i titoli azionari, la nostra preferenza va ancora nettamente al Giappone, ai mercati emergenti asiatici e all'Europa, ognuno dei quali presenta un'elevata dipendenza dalla reflazione globale in atto. Il nostro recente lavoro si è spostato sull'analisi di queste posizioni, con un'attenzione particolare alle azioni europee e giapponesi”, dettaglia Bhandari.

Europa e Giappone

Secondo il gestore e il suo team, le azioni europee, essendo procicliche, con un'elevata leva operativa e di respiro internazionale, sono in una buona posizione per trarre vantaggio dall'attuale contesto macroeconomico reflazionistico globale. “Riteniamo che l'incremento dei rendimenti obbligazionari, le previsioni di ripresa dell'inflazione e l'irripidimento della curva dei rendimenti offrano sostegno alle azioni europee, e che quest'ultimo fattore risulti particolarmente favorevole agli utili delle società del settore finanziario. Le condizioni monetarie sono tutt'altro che restrittive in Europa, dove il rischio di recessione è basso; in effetti, non si sono mai verificate recessioni nell'area se non in presenza di tassi d'interesse reali statunitensi pari ad almeno il 2% e di un'inversione della curva dei rendimenti. Inoltre, gli indicatori del clima di fiducia nel settore manifatturiero restano solidi, mentre ancora non emergono pressioni salariali (tranne in Germania), creando potenzialmente le condizioni ideali per un'espansione dei margini di profitto (anche se stiamo monitorando le indagini che segnalano un calo dell'offerta di lavoro)”, afferma la fund manager.

Sulla base delle valutazioni, a detta dell’esperta, le azioni europee restano interessanti rispetto ad altri attivi europei e alle azioni di altre aree. “Tuttavia, tra i rischi principali vi sono le oscillazioni dei tassi di cambio (che probabilmente eroderanno gli utili societari di 3-5 punti percentuali, abbassando le nostre previsioni per il 2018 al 10-12%) e un movimento parallelo verso l'alto della curva dei rendimenti”.

Per quanto concerne il Giappone invece, lo scenario ottimistico di Columbia Threadneedle per le azioni nipponiche non è cambiato. La domanda globale è il principale fattore di sostegno degli utili societari, che il team di gestione prevede “in crescita dell'11% nel 2018, oltre le stime di consenso”. Queste ultime, secondo Bhandari e il suo team, dovrebbero essere superate anche nel 2019. “Anche se fluttuazioni valutarie ampie e repentine potrebbero rivelarsi problematiche, soprattutto per i forti esportatori, riteniamo che le società possano riuscire ad assorbire oscillazioni più graduali, tenendo conto che solo un terzo della base di ricavi giapponese è di origine estera, un dato relativamente modesto in una prospettiva globale”, affermano.

Il più ampio contesto per le aziende nipponiche è quindi caratterizzato da margini di profitto operativo in rapido rialzo nei settori manifatturiero e non manifatturiero. Benché tali margini siano bassi rispetto alla media internazionale, avendo il Giappone una base di costi più elevata, secondo la manager la rotta è chiaramente quella giusta, “con andamenti in netto rialzo, dato che le società si stanno concentrando sempre più sui rendimenti per gli azionisti. Inoltre, dopo un periodo di allentamento monetario estremo, la Bank of Japan (BoJ) è passata da un'ottica incentrata sulla quantità a un target di qualità e le nostre previsioni indicano un obiettivo di rendimento lievemente più alto, sostenuto da un tasso d'inflazione in leggero aumento. Il Giappone non è più da considerarsi un investimento rifugio, bensì un mercato scelto dagli investitori esteri per sostenere i flussi positivi. Resta di gran lunga la nostra classe di attivi preferita”, conclude Bhandari.

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