L’approccio SRI di La Financiere de l’Echiquier


Ormai moltissime case di gestione inseriscono all’interno dei criteri di selezione dei titoli uno screening sulla base di criteri di governance, sociali e di sostenibilità ambientale. Sono davvero poche però le società che hanno un team dedicato e un processo rigoroso di valutazione dei parametri fondamentali. La Financiere de L’Echiquier (LFDE) è una di queste: già dal 2007 ha formalizzato un approccio SRI costruito sull’analisi fondamentale delle società. In questi 11 anni la società ha sottoscritto diverse dichiarazioni tra cui i principles for responsible investment dell’ONU, il codice di trasparenza AFG/FIR, l’adesione al Carbon Disclosure Project, la sottoscrizione del Montreal Carbon Pledge e del World no Tobacco Day dell’OMS. Durante gli anni il team SRI si è rafforzato e al momento conta quattro professionisti con a capo Sonia Fasolo, SRI manager & gestore del fondo Echiquier Major. LFDE definisce gli investimenti responsabili come “la ricerca delle performance attraverso l’investimento in aziende in cui le iniziative sociali e ambientali, che generano valore per tutti gli stakeholders, promuovono la buona governance e l’eccellenza manageriale”.

Tutti i fondi di LFDE seguono un approccio d’inclusione ESG basato su cinque pilastri. Il primo riguarda l’analisi delle società. Il processo di analisi avviene attraverso uno studio del business e delle pratiche di governance della società. Conclusa questa fase viene assegnato un punteggio ESG a tutte le aziende prese in esame. Il secondo punto riguarda il dialogo costante con il management delle aziende in portafoglio per capire in che direzione stanno andando. Il terzo è l’esclusione. LFDE esclude a prescindere tutte le società connesse alla produzione di tabacco e armamenti controversi. Il quarto si basa sull’esercizio sistematico del diritto di voto su tutti i titoli in portafoglio. Quinto e ultimo, il comitato etico si riunisce in merito ai casi più sensibili.

Un processo in quattro fasi

Il processo si articola in quattro fasi. La prima consiste nei meeting con il management delle aziende (tra gli 80 e i 100 incontri l’anno). La seconda fase valuta e attribuisce il punteggio alle società. Questa è la parte più delicata, in cui si definiscono i risultati delle società secondo il criterio della governance, ambientale e sociale. All’interno di questa valutazione, la governance pesa il 60% del totale. Si prende in esame la competenza del team dirigenziale, i contropoteri e quindi il rispetto degli azionisti di minoranza e la valutazione dei rischi extra-finanziari. Il restante 40% della valutazione è distribuito in egual misura tra ambiente, impatto ambientale dei prodotti e sociale, rapporto con i fornitori, con i dipendenti e con i clienti. La terza fase riguarda il monitoraggio degli obiettivi raggiunti. Ultimo, si rifà alla partecipazione attiva nelle assemblee degli azionisti. LFDE partecipa a tutte le assemblee e conta più di 209 partecipazioni con l'11% delle delibere con voto contrario. Tutte le valutazioni quantitative e qualitative degli ultimi dieci anni vanno ad alimentare un database dettagliato chiamato Phoenix.

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La parola al gestore

“Investire in fondi che seguono un approccio ESG non limita le performance. Sono sempre più numerose le società di gestione che si attivano per inserire i criteri ESG, che stanno diventando, un po’ alla volta, un prerequisito del nostro lavoro. Quasi tutti vantano di adottare criteri ESG nella selezione dei titoli, ma pochi lo fanno seriamente. La trasparenza sulla metodologia deve essere massima per permettere ai risparmiatori di capire cosa effettivamente stanno comprando. Sono stati gli investitori istituzionali, che prediligono l’approccio Best in Class, a sostenere la crescita delle SRI. Anche se bisogna dire che seguendo questa tipologia di approccio si può investire in ogni settore purché i punteggi ESG delle aziende scelte siano i migliori. Per rispondere alle attese degli investitori retail invece, noi consideriamo anche i vantaggi derivanti dai prodotti e dai servizi delle aziende”, spiega Sonia Fasolo.

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