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L’approccio SRI di Carmignac


Carmignac ha sempre promosso un forte approccio etico contro l’investimento in industrie dannose, soprattutto per quanto riguarda i produttori di tabacco. Inoltre, la nostra analisi ESG indipendente, utilizzata nei fondi, conferma gli elevati standard di governance nelle aziende in cui investiamo”. Sono le parole di Sandra Crowl, responsabile del Comitato ESG e membro del Comitato Investimenti di Carmignac, che ha spiegato a Funds People l’approccio SRI utilizzato dalla casa di investimento francese.

Carmignac si pone l’obiettivo di offrire ai propri clienti investimenti sostenibili a lungo termine. “Crediamo che sia nostro dovere ridurre al minimo i rischi dei nostri investimenti, compresi quelli associati a questioni di governance, sociali o ambientali (ESG). Abbiamo creato un processo e dei messaggi molto chiari su come investire in modo sostenibile attraverso il nostro approccio tradizionale di integrazione dei fattori ESG nella maggior parte dei nostri fondi. Il nostro impegno nei confronti dei fondi SRI è stato valutato in modo indipendente dai revisori responsabili della selezione dell'etichetta SRI emessa dal governo francese, attribuita a due dei nostri fondi, e intendiamo ampliare ulteriormente la nostra offerta in questo ambito. Ci impegniamo a utilizzare un approccio a basse emissioni di carbonio e la presenza dei combustibili fossili all’interno dei nostri fondi SRI è praticamente pari a zero. Abbiamo inoltre avviato delle trattative con le nostre associazioni di fondi, che contribuiscono a plasmare le nuove normative sulle regole di disclosure della finanza sostenibile”, commenta Sandra Crowl.

Come vengono implementati i principi ESG? “Oltre alle indagini proprietarie e agli impegni sui rischi e le opportunità in ambito ESG, il team di investimento può anche consultare la ricerca di ESG di MSCI, i report di sostenibilità aziendale e le divisioni di ricerca indipendenti in ambito ESG delle principali banche. In qualità di gestori attivi e non legati ai benchmark, il valore per i nostri investitori è legato alla ricerca di un approccio sostenibile di lungo termine degli investimenti. Esso risiede nella nostra selezione opportunistica di settori e aziende che offrano soluzioni socialmente responsabili, come, per esempio, le energie rinnovabili o l'efficienza energetica, i controlli di sicurezza sociale e industriale e l'inclusione finanziaria sia nei mercati sviluppati che in quelli emergenti”, aggiunge l’esperta.

Tuttavia, “recentemente le politiche di esclusione, che sono diventate la norma tra i fondi sostenibili, hanno ceduto il posto all'adozione di massa della selezione best in class. Secondo l'ultimo studio di EUROSIF del 2018, gli asset owner e i gestori italiani avevano circa 58 miliardi di asset allocati alle società che presentano le migliori caratteristiche o risk mitigation secondo criteri ESG”, conclude la Crowl.

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