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L’Antietf di Mirabaud AM


“Investire sugli etf vuol dire abbandonare ogni speranza di far meglio del mercato”, in questa frase si riassume la filosofia di Mirabaud AM, che crede fortemente nel valore aggiunto di una gestione attiva a livello globale distinta da un approccio tematico. Ne ha spiegato il suo funzionamento Anu Narula, head of Global Equities di Mirabaud AM.

“Stiamo attraversando un ciclo di crescita lenta, il FMI ha appena ridotto dal 3,5% al 3% le sue previsioni di crescita per il 2019, al livello più basso degli ultimi tre anni; il mercato è concentrato prevalentemente su questo e sulla ricerca di rendimento. In queste circostanze, è fondamentale per le aziende avere dei propri driver di crescita secolari, ed essere esposte a un tema consente loro di mantenersi indipendenti dall’andamento del ciclo economico, il che è ancor più importante in questa fase di estrema volatilità”, ha spiegato Narula.

La strategia attuata a livello globale dalla casa di investimento svizzera è considerata “l’Antietf”, fondata infatti su high conviction, si basa attualmente su otto temi di investimento: consumatori millennial, automazione, esplosione dei dati, invecchiamento della popolazione, platform companies, real estate e infrastrutture, salute e benessere, economia dei servizi. Si tratta di un approccio bottom up e stock picking determinati da analisi sistematiche su settori tematici in grado di generare utili di lungo termine. Lo screening viene integrato con analisi qualitative relative a fattori ESG, considerando all’interno dell’universo investibile solo quei titoli con uno score Sustainalytics minimo di 50. La due diligence viene completata da una serie di meeting e conferenze con le società individuate, valutazioni di DCF, analisi tecniche. Infine si determina una watch list su cui vengono approfondite alcune analisi riguardanti la generazione di cash flow e utili, sino a creare un portafoglio concentrato di 25 azioni, diversificato e di qualità; il cui 48% è costituito da nomi non presenti negli indici più comuni replicati dagli etf.

“Ogni anno procediamo a una revisione di questi temi, per arrivare a includere soltanto quelli in grado di avere un impatto significativo in diversi settori industriali. Nella maggior parte dei casi non apportiamo grandi cambiamenti da un anno all’altro, trattandosi di temi pluriennali. Nel nostro approccio, i temi sono necessari dal momento che rappresentano il punto da cui partiamo nella selezione delle società, ma non sono sufficienti, in quanto puntiamo a investire in aziende di alta qualità con bilanci solidi ed elevati free cash flow e che hanno quindi tutti i presupposti per crescere lungo tutto il ciclo economico. Evitiamo le società che ricorrono a una combinazione di leva operativa e finanziaria, concentrandoci sulla stima dei flussi di cassa futuri generati dalla crescita organica. I rischi e i rendimenti derivano dalla selezione dei titoli, piuttosto che da un particolare settore o fattore geografico”, aggiunge l’esperto.

 

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