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L’analisi finanziaria avvicina i risparmiatori all’investimento


Più ricerca per aumentare la propensione dei risparmiatori all’investimento. È il monito lanciato dal documento “Linee Guida AIAF per la stesura della ricerca su titoli equity quotati”, presentato a Milano durante un evento in collaborazione con Borsa Italiana e con il supporto di Banca Akros, Equita, Generali Investments, Mediobanca e UBI Banca.

Diversi gli esponenti del mondo accademico, istituzionale e finanziario a partecipare al panel di discussione che si è concentrata sull'importanza dell'analisi finanziaria in ottica di investimento azionario, sia esso effettuato in maniera diretta o attraverso fondi comuni.

Il valore della ricerca nel mercato italiano caratterizzato da piccole e medie imprese (PMI) è stato il tema cardine del dibattito, a cui si lega l’emergere delle tematiche ESG, centrale nel lavoro degli analisti. Nonostante negli ultimi anni maggiori incentivi fiscali e strumenti come i PIR abbiano avvicinato le PMI ai mercati quotati, servirebbe secondo il presidente dell'Associazione Italiana per l'Analisi Finanziaria (AIAF), Alberto Borgia un terzo fattore: “una maggior copertura dei titoli quotati attraverso la disponibilità di studi e ricerche”. “La vera sfida per il settore finanziario”, spiega Borgia, “è avere un quadro informativo adeguato a ridurre i costi di asimmetria informativa presente fra gli azionisti di riferimento e il management e il pubblico dei risparmiatori”.

Altro tema discusso il progresso tecnologico: in un mondo in cui robo advisor e blockchain stanno assumendo sempre più un ruolo chiave. Nuovi modelli di business legati l’intelligenza artificiale stanno mutando radicalmente il settore dell’intermediazione finanziaria sottolinea Ugo Loser di Arca Fondi SGR,che sottolinea come “la ricerca debba essere riconosciuta come un bene pubblico per evitare una perdita di fiducia nel sistema”.

Andrea Vismara di Equita Group e Equita SIM auspica invece un intervento del regolatore per favorire la ricerca sulle aziende quotate. “Con la compressione dei costi per opera della MiFID II, il diffondersi degli strumenti passivi e il peso sempre maggiore dei grandi player anglosassoni, il settore dell’intermediazione finanziaria sta attraversando un momento di crisi”, sostiene, “la ricerca è un elemento fondamentale della nostra attività e deve essere salvaguardata”, aggiunge.  Carlo Gentili di Nextam Partners distingue tra i gestori passivi, più propensi al trading, e gestori attivi che fanno analisi “con un beneficio sul lungo termine per gli investitori”, sostiene.

A prescindere dalle distinzioni tra stili di gestione e approcci all'investimento, se sapere è potere, sostenere la possibilità di fare ricerca e analisi significa lavorare per futuro in cui il sistema finanziario possa essere un player sempre più importante nel Paese, si sono trovati concordi i panelist. 

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