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L'Action Plan Ue che rivoluziona la finanza sostenibile


Per conseguire una crescita più sostenibile occorre che ciascun attore della società faccia la sua parte. Il sistema finanziario non fa certo eccezione. Riorientare i capitali privati verso investimenti SRI comporta un riesame globale del funzionamento del sistema finanziario. Si tratta di un passo necessario per consentire all'Ue di rendere più sostenibile la crescita economica, garantire la stabilità del sistema e promuovere maggiore trasparenza e una visione a lungo termine nell'economia.

Sono questi i principi di massima che stanno alla base dell’Action Plan della Commissione Ue, la cui bozza è stata appena presentata. Da parte sua, la Commissione ha già proposto di includere fattori ambientali, sociali e di governance (ESG) nei mandati delle autorità europee di vigilanza. Inoltre ha condotto una consultazione pubblica sugli obblighi degli investitori istituzionali e dei gestori di attività per quanto riguarda la sostenibilità. Uno dei temi chiavi infatti è la necessità di promuovere una maggior consapevolezza dei risparmiatori retail sulla finanza sostenibile, potenziando l’offerta e garantendo un’informazione chiara e trasparente sulle strategie di gestione e sugli impatti socio-ambientali generati. Ruolo fondamentale viene perciò riconosciuto ai consulenti finanziari, che dovranno tenere in considerazione le preferenze dei clienti in materia di sostenibilità nella redazione dei piani d’offerta.

Ok ai criteri ESG e ruolo chiave dei consulenti

La Commissione sta organizzando una conferenza di alto livello che si terrà il 22 marzo per discutere del piano d'azione appena presentato, ma in un certo qual modo, come spiega Federica Loconsolo, head of institutional and international business development di Etica SGR, “la grande attesa è giunta al termine. L’Action Plan individua ora specifiche azioni riconducibili a tre obiettivi precisi: orientare i flussi di capitale verso investimenti che puntano ad una crescita sostenibile ed inclusiva dell’economia europea; individuare e considerare i rischi che derivano dai cambiamenti climatici, dal degrado ambientale, dall’esaurimento delle risorse e dalle tematiche sociali; incoraggiare la trasparenza e l’orizzonte temporale di lungo periodo nell’attività finanziaria ed economica”.

“Sicuramente alcuni tra i punti più interessanti e sfidanti delle raccomandazioni riguardavano l’introduzione dei criteri ESG (ambientali, sociali e di governance) nei mandati di azione delle autorità di vigilanza europee e l’introduzione di certificazioni ed etichette standard sui prodotti SRI”, continua la manager. “L’Action Plan su questi punti si spende in modo diretto e preciso: da un lato, anticipa una modifica della MiFID II e invita l’ESMA a inserire nell’attività di consulenza finanziaria l’esplicita preferenza dei risparmiatori per investimenti sostenibili, dall’altro esplicita i prossimi passi per la definizione di etichette e standard in materia di green bond e prodotti green. Inoltre riporta le azioni da compiere sui benchmark, sui credit ratings e sui requisiti prudenziali per banche e compagnie di assicurazione”.

Insomma, un piano di interventi concreti e urgenti, con tempistiche chiare e che si pone l’obiettivo di fare il punto sullo stato di implementazione nel 2019. “L’Action Plan avrà degli effetti concreti per gli investitori e per i mercati finanziari, che saranno finalmente chiamati anche a livello ‘istituzionale’ a dirigere la propria attenzione verso le variabili non finanziarie nel loro complesso (ESG), solo fino a pochi anni appannaggio di alcune realtà specializzate. Possiamo dire che le tematiche ambientali, sociali e governance oggi non sono più di nicchia, ma concetti universali. Un bel vantaggio competitivo per Etica SGR, unica società di gestione del risparmio italiana che istituisce, promuove e gestisce esclusivamente fondi comuni di investimento socialmente responsabili fin dalla sua nascita”.

Le azioni proposte dal piano d'azione europeo 

La tabella di marcia che delinea i lavori e le iniziative future in cui saranno coinvolti tutti i soggetti interessati del sistema finanziario, può riassumersi in alcuni punti principali. Tra le azioni proposte:

  1. Creare un linguaggio comune per la finanza sostenibile, ovvero un sistema unificato di classificazione dell'UE o “tassonomia” per definire ciò che è sostenibile e identificare gli ambiti in cui gli investimenti sostenibili possono incidere maggiormente.
  2. Creare marchi UE per i prodotti finanziari verdi sulla base di questo sistema di classificazione dell'UE, permettendo così agli investitori di individuare agevolmente gli investimenti che rispettano i criteri ambientali o di basse emissioni di carbonio.
  3. Chiarire l'obbligo, per i gestori di attività e gli investitori istituzionali, di tenere conto dei fattori di sostenibilità nel processo di investimento e di rendere più stringenti gli obblighi di comunicazione.
  4. Imporre alle imprese di assicurazione e di investimento di consigliare i clienti in base alle loro preferenze in materia di sostenibilità.
  5. Integrare la sostenibilità nei requisiti prudenziali: le banche e le imprese di assicurazione sono una fonte importante di finanziamento esterno per l'economia europea. La Commissione esaminerà la fattibilità di una ricalibrazione dei requisiti patrimoniali delle banche (il cosiddetto “fattore di sostegno verde”) per gli investimenti sostenibili, quando si giustifica sotto il profilo del rischio, al tempo stesso assicurando la tenuta della stabilità finanziaria.
  6. Migliorare la trasparenza per quanto riguarda le comunicazioni societarie: si propone di rivedere le linee guida sulle informazioni non finanziarie per allinearle maggiormente alle raccomandazioni della task force del Consiglio per la stabilità finanziaria sull'informativa finanziaria collegata al clima.
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