Jupiter Dynamic Bond, i tre fattori che stanno guidando il rally dei mercati


“È necessaria cautela. In passato, mercati ribassisti hanno riattratto gli investitori troppo presto. Prevediamo che la volatilità del mercato tornerà ad un certo punto nel corso di quest'anno, poiché la crescita semplicemente non riprenderà nella maniera auspicata da molti operatori. Continueremo ad essere disciplinati, aggiungendo soprattutto debito investment grade alta qualità dove il rischio di default è basso e gli spread sono interessanti, pur rimanendo concentrati sulla liquidità e attenuando il rischio di ribasso”.

Ariel Bezalel e Harry Richards, gestori del fondo Jupiter Dynamic Bond, prodotto con doppio rating preferito dagli Analisti (A) e Blockbuster (B) FundsPeople per il 2020 non abbandonano le cautele nonostante un rally dei mercati nel corso del mese si aprile che ha portato benefici a tutte le componenti presenti in portafoglio.

In particolare, dopo la chiusura del mese di marzo segnato da una correzione con pochi precedenti nella storia dei mercati, la combinazione di tre fondamentali elementi ha guidato la risalita dei mercati. “Il rally è stato guidato da tre fattori principali: gli straordinari livelli di liquidità immessa nei mercati finanziari, il rallentamento del tasso di crescita dei nuovi casi di Covid-19, nonostante il totale dei casi confermati a livello mondiale sia salito a oltre 3 milioni), e, infine il riemergere della mentalità che suggerisce di non combattere la Fed”, spiegano Bezalel e Richards.

Come si è mosso il fondo

In termini di operazioni, il team di gestione si è concentrato sull'acquisto di debito investment grade di alta qualità con spread tra i 250 e i 350 punti base. “Ci piacciono le attività difensive, 'through the cycle', con la capacità di resistere a una crisi più lunga di quanto previsto dal mercato. Ciò ha incluso aggiungere obbligazioni nel settore degli alcolici e dei fast food come Anheuser-Busch InBev, Pernod Ricard, Keurig Dr Pepper e McDonald's”, rivelano. Tra gli altri investimenti figurano la società di semiconduttori Broadcom, l'azienda britannica di imballaggi Mondi, Vodafone e l'operatore ospedaliero HCA, oltre a nomi tecnologici come Oracle. “Abbiamo anche partecipato ad alcune emissioni di alta qualità nel settore del petrolio e del gas (classificate A- o superiori) a premi interessanti”, aggiungono. “Per quanto riguarda l'high yield, abbiamo aggiunto le obbligazioni con rating BB come Virgin Media, Netflix e Pinewood Studios, che da allora hanno ottenuto ottimi risultati”, completano i fund manager di Jupiter AM.

L'esposizione totale del fondo al settore energetico rimane relativamente bassa, intorno al 3%. Altre importanti specifiche riguardano la duration complessiva del portafoglio che continua ad essere di circa 6,5 anni e la posizione relativa al debito sovrano. “Permangono notevoli forze deflazionistiche, per cui manteniamo circa il 40% del portafoglio in titoli di Stato statunitensi e australiani a medio-lungo termine. Con l'economia globale attaccata al respiratore, c'è il potenziale di convergenza dei rendimenti in questi mercati con i mercati del debito sovrano a più basso rendimento come il Giappone o l'Europa. Infatti, nonostante i rendimenti siano già ai minimi storici, non ci sorprenderebbe vedere il rendimento dei Treasury statunitensi a 10 anni scendere a zero, con i tassi reali che si muovono nettamente più in alto a fronte di un'inflazione/deflazione molto più bassa”, affermano sul punto.

Una posizione valutaria del fondo da evidenziare è, infine, quella corta 3,5% sul rial dell'Oman. “Il rial omanita è ancorato al dollaro USA e pensiamo che la possibilità che questo ancoraggio si rompa stia aumentando in modo sostanziale, dato il crollo del prezzo del petrolio che sta schiacciando l'economia dell'Oman e la costante forza del dollaro USA. L'Oman ha bisogno di prezzi del petrolio notevolmente più alti per bilanciare il bilancio”, concludono.

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