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I vantaggi degli ETF per i fondi smart beta high yield


Negli ultimi anni sta crescendo l’interesse degli investitori per le soluzioni fixed income ETF nella costruzione dei portafogli smart beta. I motivi per cui i gestori stanno orientando le loro scelte verso questo particolare strumento rispetto all’acquisto diretto di obbligazioni ad alto rendimento sono due: il costo e la liquidità dello strumento. 

Il costo: “E’ da diverso tempo che utilizziamo ETF obbligazionari e ci siamo resi conto che le soluzioni high yield sono molto più costose nell’ambito di una strategia smart beta”, commenta Jason Lejonvarn, investment strategist di Mellon Capital Management (BNY Mellon). “Spesso i costi d’ingresso risultano anche meno trasparenti rispetto al mercato high yield”. Le transazione medie di un’obbligazione ad alto rendimento è di circa 70 bps, di cui il 10% dei costi sono d’ingresso. Un ETF obbligazionario costa in media solamente 20 bps, riducendo il costo del prodotto dei 2/3. “Il risparmio che si ottiene sono circa 50 bps”, commenta il gestore.

Gestione della liquidità: Gli ETF hanno una maggiore liquidità delle obbligazioni sia in ingresso che in uscita. Per quanto riguarda l’acquisto, “succede spesso che i bond non abbiamo l’adeguata liquidità giornaliera e siamo costretti a parcheggiare il cash anche per un paio di settimane”, spiega Lejonvarn. “Per esperienza, ci siamo resi conto che nel momento in cui dobbiamo comprare, solo un terzo delle operazioni riuscivamo a chiuderle entro una settimana”. Quando si compra un ETF, non si fa altro che acquistare un basket di titoli e sarà lo stesso provider che si occupa di garantire la liquidità sul mercato. Per quanto riguarda la vendita, funziona alla stessa maniera: lo strumento sarà prezzato giornalmente sul mercato e l’ETF provider garantirà la liquidita delle quote. “Questo permette maggiore trasparenza nella transazione e una maggiore velocità di risposta”, commenta il gestore.

Il mercato dei fixed income ETF negli ultimi dieci anni è cresciuto in maniera esponenziale. L’asset class che ha riscontrato la maggior crescita è stata quella governativa assieme ai corporate. Dal 2000 gli ETF obbligazionari sono cresciuti del 68% ogni anno e il mercato ha toccato la cifra di 649 miliardi di dollari. Un’altra cosa interessante da tenere in considerazione è che in situazioni di alta volatilità, il volume di scambio di questi strumenti finanziari aumenta. Se guardiamo ad esempio Febbraio, in cui c’è stato un aumento della, è stato registrato il secondo trading day più grande della storia di questi strumenti, con un volume di 4,8 miliardi di dollari.

“Siamo in un contesto di mercato in cui la liquidità tenderà a ridursi”, spiega il gestore. “La curva dei rendimenti americana a 2 e 10 anni, riflette uno spread di soli 80 bps e questo sta ad indicare che piano piano questo ciclo economico terminerà”. 

Approccio di gestione 

Il gestore si avvale di due approcci: una gestione del rischio sistematico, con il monitoraggio della duration, dell’yield e del beta di portafoglio e una gestione idiosincratica del rischio specifico, analizzando il leverage, il fair price del titolo e la volatilità. “Integriamo i due processi per ottenere un campione ristretto di titoli in cui investire”, conclude Lejonvarn. 

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