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Italiani a scuola di finanza


I pezzi del puzzle che si sono uniti a creare l’attuale scenario macroeconomico (tensioni geopolitiche, tassi d’interesse ancora bassi, un rinnovato quadro normativo che bussa alle porte dell’Europa con MiFID II) hanno accresciuto la complessità dei mercati finanziari, dando filo da torcere agli investitori, chiamati a compiere scelte che potrebbero condizionare il corso della loro vita. Una vita che si allunga, intanto, e nella quale molti sanno di non poter più contare sulle tradizionali fonti di income, pensione statale compresa. Procedere a tentoni nei mercati è sicuramente rischioso ma un adeguato livello di educazione finanziaria può aiutare a far luce lungo questo tortuoso cammino. Una premessa scontata per i più ma che i numeri confutano, almeno per quanto riguarda l’Italia. 

Insufficienza in pagella

Se c’è un ambito dove il nostro Paese non può vantare grandi primati è proprio la finanza. La  S&P Global FinLit Survey pubblicata nel 2015 ha evidenziato che nel confronto internazionale gli italiani sono tra gli adulti meno preparati in materia. Il copione, purtroppo, si ripete tra i più giovani. A dirlo è l’indagine OCSE PISA 2015. Uno scenario in gran parte confermato dai più recenti studi elaborati da società di gestione nazionali e internazionali: l’osservatorio People Lab di UBI Pramerica, la BlackRock Global Investor Pulse e, ultima in ordine temporale, l’Indagine sul risparmio e sulle scelte finanziarie degli italiani, condotta dal Centro Einaudi e Intesa Sanpaolo, a corredo della quale sono stati presentati i risultati di un sondaggio extra riguardante la financial literacy che ha coinvolto 540 adulti. Il quadro complessivo è preoccupante eppure non stupisce se si pensa che il Governo italiano ha deciso solo lo scorso febbraio – in estremo ritardo rispetto ad altri Paesi sviluppati - di includere nel Decreto salva risparmio un emendamento per la definizione di una strategia nazionale per l’educazione finanziaria, affidando l’incarico al comitato EduFin, presieduto da Annamaria Lusardi, che ha dato il via ai lavori lo scorso settembre.

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L’analfabetismo finanziario ha conseguenze ben riconoscibili nell’approccio al risparmio. Fa sì che questo venga erroneamente considerato come “una protezione dagli imprevisti più che uno strumento di pianificazione”, sottolinea Andrea Succo, responsabile distribuzione esterna di BNP Paribas AM, aumenta l’avversione al rischio e la tendenza a seguire le mode di breve termine (investire solo in liquidità o entrare e uscire dai mercati nel momento sbagliato), danneggiando così i risparmi. Abitudini che possono essere scardinate solo con un’azione mirata di educazione finanziaria coordinata da più soggetti.   

Intervento congiunto

Un milione di euro. È questa la cifra messa sul tavolo dal Governo per l’avvio delle attività di definizione di una strategia nazionale per l’educazione finanziaria. Un importo irrisorio, simbolico, che rende evidente la necessità di un’azione congiunta tra istituzioni, associazioni e privati. Sinergia raggiunta appieno durante la prima edizione della Settimana mondiale dell’investitore (2-8 ottobre) organizzata dallo IOSCO e coordinata in Italia dalla Consob in collaborazione con molte altre entità1 che hanno organizzato una serie di eventi da una punta all’altra dello Stivale. 

E poi c’è il web che pullula di risorse di svariata natura che consentono l’accesso a informazioni, materiali e consigli utili per giostrarsi al meglio nel mondo degli investimenti. Come la piattaforma comportamentale Investimente.it di Schroders, rivolta a consulenti e investitori, che con un test online permette di individuare gli aspetti emotivi e gli automatismi mentali che influenzano le decisioni finanziarie. Oppure l’immaginaria metropolitana della città degli investimenti che AcomeA ha creato nel corso online, “Come investire oggi”, dove ogni tappa approfondisce i principi di base della finanza personale. A metà tra il virtuale e il reale si colloca, invece, l’ambizioso progetto EduCare di BNL che combina risorse online, seminari itineranti e progetti in scuole, istituti e università per diffondere in giro per l’Italia il verbo della finanza.

Punto di riferimento fisico per gli adulti, famiglie e studenti è il Museo del Risparmio di Torino, promosso da Intesa Sanpaolo, che oltre a un percorso espositivo fisso, organizza laboratori e incontri che richiamano nel capoluogo piemontese centinaia di visitatori all’anno. Le sue attività si basano sul principio dell’endutainment. “Solo coinvolgendo anche emotivamente il visitatore è possibile ottenere il risultato desiderato”, spiega Giovanna Paldino, direttrice del MdR, che ritornando con la memoria agli inizi del progetto ricorda: “Siamo partiti facendo un po’ di fatica a convincere il pubblico dell’importanza dell’educazione finanziaria. Era il 2012, l’anno successivo alla crisi greca, e l’ansia nel parlare di denaro era palpabile”. Ma c’è anche chi la finanza l’ha portata in teatro, come AcomeA. Con il suo format “La verità, vi prego, sul denaro” ha combinato informazione e spettacolarità in un tour di 18 tappe conclusosi a Genova lo scorso 2 ottobre.

ADEIMF, ANASF, Banca d’Italia, FEDUF, Global Thinking Foundation, Museo del Risparmio, QfinLab, Redooc e le principali università italiane.

Solo il 37% conosce almeno tre concetti di base tra inflazione, tasso di interesse, capitalizzazione composta e diversificazione del rischio.La media UE è del 52%.

Circa il 20% degli studenti italiani non raggiunge il livello 2 di riferimento per le competenze finanziarie e solo il 6% rientra nel livello 5. Le rispettive medie dei Paesi OCSE partecipanti sono del 22% e del 12%.

Solo il 22% risponde correttamente alle tre domande chiave su inflazione, diversificazione e tassi di interesse.

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